ALTRO CHE VOTO, SE FALLISCE ACCORDO PD-M5S MATTARELLA CI RIFILA UN GOVERNO TECNICO

All’indomani delle consultazioni del presidente della Camera Fico, incaricato da Mattarella di verificare l’ipotesi di governo M5S-Pd, e dell’apertura del dialogo tra 5 Stelle e dem è tutto un fiorire di hashtag (#senzadime#Renzitorna) dei renziani, che ribadiscono la linea dura. Nessun accordo con Di Maio, il Pd resti all’opposizione, è l’ordine di scuderia che arriva (per adesso) dall’ex segretario dem Renzi. Il quale, a quanto pare, avrebbe strigliato chi – come Marcucci e Delrio si sono mostrati troppo “possibilisti” verso un’intesa con i grillini.
Altro discorso per il reggente del Pd Martina e gli altri non-renziani, come Franceschini e Orlando da subito interessati a trovare la quadra con i pentastellati. Al Nazareno regna quindi il caos. E il nodo Renzi va sciolto, altrimenti niente numeri per governare. Pertanto il redde rationem si consumerà in direzione: ai “duri e puri” per imporre la linea servono 105 voti e i renziani pensano di averne minimo 125, al netto di chi è passato con i possibilisti: una ventina di Franceschini, due di Delrio, nove di Martina e alcuni battitori liberi.

Anche i pentastellati, a quanto pare, chiederanno la ratifica dell’eventuale contratto di governo con i dem da parte degli iscritti M5s alla piattaforma Rousseau. Tuttavia, il nome di Di Maio come unico candidato premier non è in discussione (nonostante le preferenze per Fico espresse dal Pd in modo più o meno velato).

In ogni caso, prima ancora di ragionare sui punti del programma e come venirsi incontro, i due partiti devono fare i conti con la loro base e convincere i “militanti” che un governo M5S-Pd non sia a tutti gli effetti un tradimento. Su questo, per esempio, sta giocando Renzi, che potrebbe riagguantare il partito alla testa dei “duri e puri”.
Per i 5 Stelle, forse, la questione è più semplice: l’elettore grillino medio in queste ultime settimane ha assistito a una serie di voltafaccia da parte di Di Maio su praticamente quasi tutto il programma. E poi, alle brutte, basta modificare i risultati della consultazione su Rousseau, così come è stato già fatto con il programma elettorale, ed ecco che base e vertici saranno come d’incanto d’accordo alle “nozze” con il Pd.

Sul fronte del dialogo con Salvini, invece, ormai il “forno” sembrerebbe chiuso, come conclamato dal leader dei 5 Stelle: “Sono passati circa 50 giorni, abbiamo provato in tutti i modi e in tutte le forme a trovare un contratto di governo con Salvini e la Lega”, ha dichiarato al termine dell’incontro con Fico. Secondo Di Maio, il leader della Lega e i suoi “hanno deciso di condannarsi all’irrilevanza per rispetto del loro alleato invece di andare al governo nel rispetto degli italiani. È chiaro che un governo del centrodestra non è più un’ipotesi percorribile”.

Ciononostante, restano i dubbi che sotto banco Di Maio e Salvini stiano ancora trattando e che se fallisce il dialogo con il Pd abbiano un accordo per tornare alle urne. Ipotesi, quest’ultima, molto improbabile, visto che Mattarella non ha alcuna intenzione di lasciare il Paese senza governo ancora a lungo. Quindi, occhi puntati su cosa dirà il presidente della Repubblica domani, dopo che Fico avrà riferito sul suo mandato esplorativo.
Il capo dello Stato ha sempre un piano B, che si chiama governo tecnico in stile Monti camuffato da esecutivo del Presidente, con, peggio ancora, un magistrato per premier. A quel punto la stabilità sarebbe garantita, l’Ue, i mercati e gli alleati militari brinderebbero alla saggezza del buon vecchio Mattarella e gli italiani – questi strani elettori che in democrazia contano zero – saranno ancora una volta traditi dal Palazzo e dai partiti che hanno votato.

Adolfo Spezzaferro – Il Primato Nazionale

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