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Anche la Finlandia rinnega l’austerità: in partenza il piano di investimenti pubblici

Per un decennio la Finlandia è stata la più fedele custode del focolare dell’austerità. Impersonata dall’ex primo ministro (2011-2014) e Commissario europeo Jyrki Katainen, ora vicepresidente uscente della Commissione di Bruxelles, l’austerità ortodossa di Helsinki ha portato a non ritenere esaustiva per l’uscita dalla Grande Recessione alcuna misura che non fosse incentrata sul taglio al welfare, sul contenimento della spesa pubblica e sulla riduzione del deficit di bilancio.

La completa assenza di misure di investimento, a cui si è aggiunta la fase di crisi del colosso nazionale dell’industria (Nokia) ha spiazzato l’economia finlandese, che tra il 2008 e il 2015 ha conosciuto una contrazione del Pil da 283 a 232 miliardi di euro (-18%) prima di risalire fino a 251 miliardi, senza che al contempo il governo liberale di Helsinki, guidato dopo Katainen dai Ministri Capo (equivalente del premier) Alexander Stubb (2014-2015) e Juha Silpila (2015-2019) sapesse andare oltre un paradigma autolesionista. Come prigioniera di una personale sindrome di Stoccolma, la Finlandia ha sempre battuto duramente sul chiodo dell’austerity, predicato il rispetto delle regole europee e la contrazione del debito pubblico dei Paesi dell’Unione. L’attuale governatore della Banca centrale Oli Rehn,paragonabile a Katainen, si è a questo associato nel chiedere misure nette per l’applicazione dei programmi di risanamento fiscale. Ironia della sorte, proprio il crollo del denominatore nel rapporto debito/Pil a causa dei programmi di austerità ha causato un’esplosione di tale rapporto per la Finlandia, che ora è oltre il limite del 60% prescritto dai trattati.

Ora questo paradigma sembra essere destinato alla conclusione. Nella giornata del 6 giugno, con 111 voti a favore e 74 contrari, il Parlamento di Helsinki ha eletto come nuovo primo ministro il socialdemocratico Antti Rinne, 57 anni, che ad aprile ha guidato il suo partito alla conquista del primo posto nelle combattute elezioni politiche in cui ben cinque formazioni hanno superato il 10% dei consensi e i socialdemocratici, col 17,73%, hanno superato di soli 8.000 voti la destra dei Veri Finlandesi (17,48%).

Rinne ha dovuto lavorare per quasi due mesi per fondare il suo governo, che ha il nucleo centrale nel Partito Socialdemocratico e nei suoi 40 seggi (su 200 complessi) e da un lato ha compattato le forze di sinistra, ovvero i Verdi (20 seggi) e l’Alleanza di Sinistra di ispirazione socialista (16 seggi), senza tuttavia chiudere al rinnovato Centro che ha espresso il Ministro Capo uscente e porta in dote 31 seggi. I voti della forza rappresentante la minoranza svedese completano il quadro di un esecutivo che si fonda, dichiaratamente, sulla volontà di spezzare i vincoli dell’austerità che hanno massacrato l’economia finlandese, ridotto il welfare e frenato la crescita del Paese.

Dopo un decennio di tagli di spesa, il budget sarà ampliato di 1,2 miliardi di euro per tutti i prossimi quattro anni, durata del mandato di governo. Ci sarà anche un piano di investimenti dal valore complessivo di 3 miliardi in opere pubbliche, infrastrutture, energie rinnovabili. I Socialdemocratici, scrive il Financial Times, all’italiano reddito di cittadinanza “ritengono questo il momento propizio per terminare l’austerità nonostante le proteste dei funzionari del ministero delle Finanze, che ritengono necessari tagli alla spesa pubblica per altri 2 miliardi di euro. Rinne ha fissato obiettivi ambiziosi per l’occupazione […] e intende cancellare una controversa misura introdotta dall’amministrazione precedente e riguardante la disoccupazione”, vagamente simile , che non ha prodotto crescita nel mercato del lavoro e non ha ridotto i tassi di povertà.

La formazione del governo è avvenuta al termine di un lungo processo di negoziazione in cui le diverse formazioni hanno optato per una spartizione di incarichi e ruoli che valorizzasse le caratteristiche distintive di ogni partito nell’azione dell’esecutivo. E così ad esempio i Verdi hanno ottenuto il Ministero dell’Ambiente e l’Alleanza di Sinistra le deleghe alla Cultura in cui il Paese spenderà, in futuro, l’1% del Pil ogni anno. Il clima sembra essere quello della Svezia di Olof Palme: un Paese desideroso di rafforzare il proprio modello sociale in maniera inclusiva attraverso la valorizzazione del welfare e delle potenzialità del Paese. Ciò di cui la Finlandia aveva bisogno dopo un decennio di austerità era una svolta di questo tipo: ora l’obiettivo è un veloce riassorbimento degli effetti di questi anni perduti.

Fonte: https://it.insideover.com/economia/finlandia-austerita-investimenti.html