AVERE UN PIANO B È RESPONSABILITÀ DI OGNI GOVERNO

Le Banche centrali moderne, nate dopo la crisi del 1929, hanno come compito istituzionale di essere il “prestatore di ultima istanza” per banche e per Stati. Cioè garantiscono la difesa dei risparmi prestando i soldi a chi è in difficoltà quando emergono le crisi e non c’è più null’altro da fare. Questo implica non solo la difesa dei depositi dei risparmiatori presso le banche, ma anche interventi quando lo Stato non è in grado di onorare il debito pubblico, cioè quando per una qualche ragione lo Stato non è in grado di restituire quanto preso a prestito.

La Banca centrale europea non ha questa funzione di “prestatore di ultima istanza”. Dal punto di vista della stabilità del sistema si è fatto un passo indietro. A questo si è cercato di metterci una pezza con il Fondo salva Stati, che ha però risorse molto limitate e prevede ambiti di intervento molto parziali e temporanei.

Date le condizioni attuali, qualsiasi Stato europeo è in una situazione potenziale di default. Oggi la preoccupazione riguarda l’Italia, ma domani potrebbe toccare a un altro Paese, inclusi Germania e Francia.

I casi sono due. O non viene considerato minimamente possibile che uno Stato membro dell’euro possa andare in default, oppure questa possibilità è concreta. Nel primo caso non si dovrebbe, per costruzione o definizione, considerare possibile un default, quindi questo spettro non dovrebbe essere utilizzato nei dibattiti. Se invece si continua a parlare di default questo vuol dire che è una possibilità concreta. Allora emerge un problema molto grave che i politici avrebbero già dovuto affrontare da tempo pensando a come affrontare una crisi di questa gravità.

Il fatto che dopo la crisi degli ultimi 10 anni ancora oggi non esista un piano B concordato a livello europeo e/o disegnato dai singoli Paesi proprio per affrontare la possibilità del default è una mancanza molto grave dei nostri politici. Che avrebbero già dovuto provvedere. L’argomentazione di questi giorni che attribuisce la responsabilità della crisi alla possibilità di pensare a un piano B si deve rovesciare. La crisi del sistema di questi giorni e l’aumentare dello spread è acuita proprio dal fatto che manca un piano B.

Il piano B dovrebbe prevedere la difesa del risparmio nel caso di crisi finanziarie molto forti che portano al default. Il 65 per cento del debito dello Stato è posseduto dagli italiani e il piano B o un insieme di piani B dovrebbe prevedere la difesa degli interessi di questi risparmiatori nel caso di crisi finanziarie intense. È l’assenza dell’esistenza di piani B per i Paesi europei che contribuisce ad acuire le crisi finanziarie e a diffondere le preoccupazioni tra i risparmiatori italiani ed europei.

Forse il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, garante del risparmio degli italiani, dovrebbe riflettere sui rischi associati alla mancanza del piano B e non vederne l’esistenza come un fatto negativo per la difesa dei valori finanziari delle famiglie italiane. E qualsiasi governo che verrà dovrà avere nel programma la creazione di questo piano B. Dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutti i politici italiani. Tabù. Uno può essere più o meno d’accordo sul piano B di uscita dall’euro attribuita al professor Paolo Savona, però quello che sorprende è che non vi sia stata in passato una discussione pubblica e trasparente sull’argomento.

Nessun economista può argomentare contro la creazione di questo piano. L’esistenza stessa della possibilità che i Paesi possano andare in default implica la responsabilità di individuare un piano B per ridurne gli effetti nefasti. Non farlo è semplicemente irresponsabile. Il piano B non sarebbe necessario qualora si potesse escludere con certezza la possibilità del default. Se c’è qualche economista in grado di escluderlo si dovrebbe fare avanti e spiegare perché.

di Stefano Zambelli

via Il Fatto Quotidiano

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