BANCHE, RENZI: ‘NON ABBIAMO SCHELETRI NELL’ARMADIO’. BELPIETRO LO INCHIODA COSÌ

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Durante la puntata di Otto e Mezzo di ieri Matteo Renzi ha dichiarato di non avere “scheletri nell’armadio” sulla questione banche.

Qualche scheletruccio, però, pare che il governo dell’ex premier ce l’abbia, come fa notare il direttore del quotidiano La Verità Maurizio Belpietro.

Il giornalista ha spiegato che mentre Renzi avrebbe dovuto interessarsi a banche più importanti come Mps o ai problemi economici del Paese, rivolse la sua attenzione a Banca Etruria, istituto piccolo ma il cui vicepresidente era il padre dell’allora ministra Maria Elena Boschi.

Scrive Belpietro:

“Nonostante all’ ordine del giorno ci fossero le politiche di bilancio, il Pil e la disoccupazione, a un certo punto il premier trovò il tempo per porre domande sulla Popolare di Arezzo. Renzi cercava informazioni sull’ istituto di cui era vicepresidente il papà del suo ministro Maria Elena Boschi. Per quale motivo e sulla base di quali interessi il capo del governo volesse conoscere le condizioni dell’ istituto di credito toscano non è noto.

E dire che in quel momento altre banche avrebbero dovuto attirare il suo interesse, dato che a Siena il Monte dei Paschi stava cercando con difficoltà di reperire sul mercato 5 miliardi per rafforzare il patrimonio. Eppure no, Renzi non sembrava granché interessato alle sorti del quarto gruppo bancario italiano, ma piuttosto a quelle della Popolare, cioè di un istituto medio piccolo. Nessuno a oggi gli ha chiesto spiegazioni di quel curioso e anticipato interesse, ma certo se la commissione d’ inchiesta sulle banche fosse una cosa seria e non una presa in giro dei risparmiatori lo farebbe.”

Poi arrivò il decreto sulle banche:

“Dell’ elenco di domande che i commissari potrebbero rivolgere all’ ex premier dovrebbe di rigore far parte anche quella che riguarda l’ inserimento di Etruria tra le dieci Popolari da trasformare in società per azioni. Come è noto, all’ improvviso, mentre nell’ istituto di Arezzo era in corso l’ ispezione della vigilanza che accertò la dissipazione di gran parte del patrimonio, il governo mise a punto un decreto per cancellare il sistema di governance su cui per decenni si erano rette le Popolari.

Il provvedimento avrebbe dovuto riguardare le banche più importanti, ma alla fine venne inserita anche Etruria. Nessuno si aspettava questa mossa e infatti in molti furono sorpresi e si chiesero le ragioni della scelta. Lo stupore non riguardò quegli speculatori che sull’ ascesa del titolo della banche guadagnarono milioni. Già, perché mentre la Banca d’ Italia passava al setaccio i conti dell’ istituto toscano e il governo lo obbligava a trasformarsi in società per azioni, una manina comprava facendo salire le quotazioni del titolo, che in pochi giorni guadagnò oltre il 60 per cento. Perché Renzi volle mettere anche Etruria fra le banche da trasformare in Spa? Chi sapeva del progetto?”

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via Silenzi e Falsità

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