“BUCO” BREXIT, LA PROPOSTA SHOCK: I PROFITTI DELLA BCE NEL BILANCIO COMUNITARIO

È di qualche giorno fa la notizia della nuova, geniale, pensata dell’Ue per rimpolpare i propri bilanci messi in pericolo dalla Brexit, e cioè attingere ai diritti di signoraggio dei singoli Stati presso la Bce.

Per capire la questione, bisogna capire come funziona il bilancio consolidato della Bce all’interno del SEBC (Sistema Europeo Banche Centrali) perché il rischio di derive complottiste quando si affrontano determinati temi è immenso, e la rete è piena di ciarlatani che parlano di “signoraggio” come se fosse una questione arcana, quando è semplicemente un artificio contabile.

Nella pratica, quando la Bce “stampa moneta” per acquistare obbligazioni (non necessariamente pubbliche) sul mercato, al suo bilancio avrà poi questi titoli che bene o male qualche utile lo generano, se non altro per la semplice questione degli interessi pagati. Il 90% di questi profitti viene dalla Bce girato (pro quota) alle singole banche centrali dei 19 Stati membri, le quali a loro volta li trasferiscono a fine anno sul conto di tesoreria del proprio Governo. La restante parte di questi soldi serve a pagare i lauti stipendi dei dipendenti della Bce medesima.

In pratica, il cosiddetto “signoraggio” è una piccola ma significativa voce attiva del bilancio pubblico, che non può certo sostituire la monetizzazione diretta del deficit (tassativamente vietata nell’Eurozona) ma che impedisce almeno in parte ulteriori inasprimenti fiscali in quest’epoca di scarsità monetaria indotta dalle folli politiche d’austerità.

Se venisse approvata questa ennesima, deleteria riforma, sarebbe un passo in avanti nella definizione di un governo tecnocratico sovranazionale in Europa, che godrebbe addirittura della facoltà di tassare in proprio gli Stati membri. Sembra una cosa da nulla, ma è l’incubo distopico che gli europeisti spacciano per grande conquista culturale, questi “Stati Uniti d’Europa” che ogni sincero patriota deve considerare come il proprio nemico prioritario.

Forse non è chiara la reale posta in gioco in questo momento: non si tratta solo dell’ennesimo “regalo” multimiliardario che l’Italia farebbe all’Ue, perché nei casi precedenti comunque si passava sempre per le decisioni dei governi nazionali (tipo Monti) e quindi formalmente veniva rispettata una parvenza di sovranità nazionale persino all’interno della Ue. Viceversa, in questo caso si tratterebbe di un balzello direttamente ed esplicitamente imposto dalla Commissione di Bruxelles, in aperta violazione dell’autonomia decisionale degli Stati membri, su una materia delicatissima come quella fiscale-monetaria.

Siamo ancora al livello di una semplice proposta, di una provocazione, se vogliamo, ma non dobbiamo mai dimenticare che questo è il metodo da sempre esplicitamente usato dai burocrati dell’Ue: lanciare una proposta, vedere che effetto fa, e poi applicarla nel silenzio e nell’indifferenza generale qualche tempo dopo.

Matteo Rovatti – Il Primato Nazionale

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