CASO AQUARIUS: PERCHÉ MATTEO SALVINI HA RAGIONE

Ciò che si ostinano a non capire gli strenui difensori delle ONG è che le stesse violano le norme del diritto della navigazione quando scaricano i clandestini presso i porti delle nostre principali città marittime. Con la locuzione “porto sicuro più vicino”, infatti, si intende quello funzionale alla sola emergenza e non di approdo in ottica di permanenza.

Di conseguenza, la Aquarius, con 629 immigrati a bordo, non deve sbarcare a Cagliari, Siracusa, Catania, Pozzallo, Porto Palo o Gioia Tauro, bensì a Tunisi, Tangeri, Bengasi o La Valletta. Quest’ultima non può sottrarsi. Nonostante si aggrappi ai cavilli della Conferenza IMO di Valencia del 1995, dove rifiutò di delimitare, contrariamente ad altri Paesi, la propria zona SAR a nord ed ovest perché coincideva con la Flight Information Region, a subentrare è l’operazione Thermis, che regola l’attracco ai porti, sottoscritta in toto.

Il lavoro di Matteo Salvini in queste ore è stato eccelso quindi. Resta da capire l’ostinazione del capitano dell’imbarcazione a sbarcare in Italia. Tutto lascia supporre al desiderio di ingrossare il business legato all’immigrazione. È sufficiente ricordare che ad ogni membro dell’equipaggio della Vos Hestia di Save The Children e Vos Prudence di Medici Senza Frontiere veniva garantito un premio fisso da 800 a 2000 euro. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

(di Davide Pellegrino) – Oltre la Linea

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