CLAUDIO BORGHI: NIENTE PAURA PER L’ADDIO DI DRAGHI, DOVREBBERO AVER PAURA QUELLI DELL’UE

Mentre il ministro delle Finanze Tria tiene il freno a mano sulla prossima finanziaria e sulle velleità giallo-verdi di realizzare il contratto di governo, rimangono le tensioni su euro e spread, tenute sotto la lente d’ingrandimento dai due partiti di maggioranza.

A tal proposito, abbiamo sentito l’esponente leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

 Onorevole Borghi, in un’intervista rilasciata al Foglio Lei ha affermato: “la mia speranza è che l’euro salti per aria“. Questa dichiarazione è stata da più parti contestata: la riproporrebbe?

 È nota la mia posizione nettamente contraria all’euro. Ho anche scritto un manuale dal titolo “Basta Euro” che esemplifica tutte le menzogne che continuano a propinarci, per coprire il proprio errore, coloro che ci hanno portato nella moneta unica. La frase in oggetto però va contestualizzata. L’euro non funziona ed è un dato di fatto. Oggi subiamo tassi di spread intollerabili e ingiustificabili, dovuti a chi scommette sulla “divergenza” tra Stati: una vera e propria assurdità.  In tale contesto, l’Europa non si decide a intervenire per tramutare la BCE in banca prestatrice di ultima istanza, cioè in un punto di equilibrio dei mercati. Oggi, la BCE di fronte a una crisi potrebbe decidere di non intervenire per uno Stato e invece di farlo per un altro. Vi pare normale? Certamente no, e tutto questo rende instabili i mercati. Il Quantitative Easing non può interrompersi. Se tramonta l’idea di un’Europa solidale, si sfalda tutto e l’euro salta in aria.

 Alcuni dicono che l’Italia potrebbe uscire dall’euro per via della prossima finanziaria.

 Questa è una sciocchezza. La Legge Finanziaria di un Paese non fa collassare un sistema. Tutti i Paesi europei rischiano, se le regole restano quelle attuali. C’è bisogno di stabilità e la stabilità la può garantire solo la Banca Centrale. Un incidente di percorso può capitare a tutti: un voto politico anticipato, una crisi bancaria interna, un rallentamento dell’economia internazionale. In questi casi, se non si hanno certezze e obblighi di intervento da parte della BCE, ecco che si rischia il panico dei mercati. Ma di chi è colpa? Del Paese temporaneamente indebolito o delle istituzioni europee che non intervengono in modo positivo?

 Lo spread in questo momento è finalizzato a penalizzare l’Italia e il Governo?

 Se permetti di ridurre il QE, allora accetti il rischio che grandi fondi speculativi possano montare azioni di mercato per trarne il maggior beneficio. Non sarebbe la prima volta. Ricordiamoci il 1992, quando una situazione d’instabilità analoga — orientata ad arte — permise a Soros di trarre enormi profitti giocando sul mercato delle valute. Da che mondo è mondo, il debito in valuta corrente dell’emittente dovrebbe essere oggetto solo del rischio del tasso. I BTP e i CCT costituivano un’oasi di tranquillità per i risparmiatori in funzione dei tassi che esprimevano. Far venire meno questa struttura e assegnare un rischio di default a un debito statale ha creato il caos che viviamo oggi: una scelta che reputo disfunzionale dal punto di vista economico. Sentiamo dire sempre che i vari Paesi membri dell’UE devono essere più legati dalla fratellanza, ma così non è. C’è chi si arricchisce a spese nostre, e sicuramente questo non è il modo né di creare una vera Unione né di aiutare i Paesi deboli, ma è la via più breve per acuire le diversità.

 In un contesto del genere, vi spaventa l’addio di Draghi alla BCE? I possibili successori tedeschi hanno già ventilato cambi di strategie…

 Draghi ha fatto il suo, varando la stagione del “whatever it takes”, salvando la baracca e quindi anche il suo posto. Non abbiamo paura di un suo addio, ma dovrebbero averne i suoi successori qualora intendano fare passi indietro sul Quantitative Easing o rimuovere, più in generale, la garanzia implicita sul debito. Prima o poi, un intoppo può capitare anche a Paesi più attrezzati del nostro: in quel caso, mancando adeguati paracaduti, salterebbe tutto in aria, nulla sarebbe più come prima. Vorrei ricordare che quando Draghi intervenne nel 2011, non c’era solo lo spread dei Pigs, ma anche la Francia era messa male. Se salta uno Stato, saltano anche tutti gli altri e l’euro finisce per collassare. Perciò tenere in piedi il sistema è interesse pure di quelli che fanno la voce grossa.

 Il vicepremier Di Maio ha affermato di non temere lo spread e le speculazioni perché siete più forti di quando c’era Berlusconi nel 2011. Ne siete convinti?

 Spero che tutti capiscano che il 2011 è un’altra storia. L’esempio di Berlusconi aiuta a comprendere che è inutile essere distensivi con la Troika o soggiacere ai suoi diktat. Così non si placa lo spread, se non magari per qualche giorno. Pensiamo a Monti, che durante il suo governo vide per ben due volte schizzare lo spread a 500 punti. Per far ripartire il Paese è necessario avere idee chiare e metterle in pratica già dalla prossima Legge di stabilità.

 Se il futuro governatore della BCE desse l’ok per la BCE come prestatore di ultima istanza, ma vi chiedesse di delegare maggiore sovranità alla Commissione, come reagireste?

 Di sovranità ne abbiamo ceduta anche troppa. È ora di iniziare a costruire un sistema che tuteli tutti i membri dell’euro. Siamo pronti a definire uno spread minimo, ad esempio 150 punti base, un differenziale che comunque mi sembra già intollerabile e che costa moltissimi soldi al Paese che lo subisce. Alcuni dicono che se non ci fosse differenziale, gli Stati sarebbe spinti a un azzardo morale senza limiti: credo che 150 sarebbe una punizione sufficiente a far desistere da pratiche politico-economiche pericolose.

 Flat tax nel 2018, sì o no? Non avete paura che, qualora venga fatta solo per le partite Iva fino a 100mila euro, porti a precarizzare ancora di più il lavoro?

 La Flat Tax è nel contratto di governo ed è prioritaria: quindi si farà. Non temiamo certo che peggiorino le condizioni di lavoro, anzi! Siamo sicuri che farà riemergere numerosi posti che oggi sono sommersi nel “nero”.

via Sputnik

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