COME NEL 2011, COSÌ L’ITALIA ANDRÀ A FONDO. EURO COMPLOTTO, ECCO LA “LETTERINA” DELLA MERKEL

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All’apparenza le cose vanno nel migliore dei modi. La Borsa italiana ha appena archiviato il miglior mese dell’anno (rialzo del 4%) alla fine del miglior trimestre (+9%) che consolida il rialzo record del 2017(+18%). Il Wall Street Journal suggerisce ai suoi lettori una puntata sui Btp: rendimenti da non disprezzare, oltre il 2% in una valuta forte quale (anche troppo) si sta rivelando l’ euro, a fronte di un’ inflazione di poco sopra l’ 1%. Per giunta, banche e gestori sono “scarichi di carta italiana”, come usa dire nel gergo degli operatori: solo il 32% dei titoli di Stato sono in mano gli stranieri, 12 punti in meno degli Oat francesi assai apprezzati dopo l’ affermazione di Emmanuel Macron.

Un quadro in tinta rosa, insomma. Ma guai a farsi illusioni: i siluri sull’Italia, vaso di coccio dell’Eurozona, torneranno presto a volare. A farci riportare i piedi sulla terra ci sono le dichiarazioni rilasciate a Federico Fubini sul Corriere della Sera da Jochen Andritzky, segretario generale del Consiglio tedesco degli esperti economici, un’istituzione che potremmo accostare allo Cnel con una differenza: quello italiano è un ente zombi, ignorato dai più. Al contrario, il report annuale dei cinque saggi dell’ economia, da pubblicare entro il 15 novembre, è una sorta di esame cui il governo deve rispondere, per iscritto, entro otto settimane. E non sarà, stavolta, un esame facile. Andritzky non fa alcuna concessione alle proposte di Emmanuel Macron per una gestione più condivisa dell’area euro, attraverso un bilancio comune forte di alcuni punti di pil. Oltre alla garanzia di un ministro delle Finanze europeo. Una struttura del genere – è la tesi del “saggio” – «non serve a risolvere i problemi strutturali di cui sono responsabili i governi nazionali».

Al di là della retorica e delle chiacchiere, quel che conta è che ogni Paese si assuma la responsabilità del proprio debito. E se non ce la facesse? Allora scatterà il ricorso ai fondi di salvataggio, cioè all’Ems. Ma non fatevi illusioni. Questi quattrini non saranno usati per finanziare lo sviluppo o un eventuale piano Marshall europeo di cui ogni tanto si parla, ma dovrebbero «essere usati per soddisfare gli investitori» proprio come si è fatto a suo tempo per la Grecia imponendo la stretta dell’ austerità. Insomma, nulla di nuovo: i tedeschi non intendono mettere in comune le risorse, che si tratti di un Paese o di un settore (vedi le banche). Una soluzione che ha avuto negli anni scorsi effetti devastanti, provocando recessione, aumento della disoccupazione e crescita dei movimenti anti-euro. Niente di nuovo, si potrebbe obiettare, perché da anni i “falchi” d’ oltre Reno hanno detto cose simili. Ma la novità sta nel nuovo quadro emerso dalle elezioni: è passato ad altro incarico Wolfgang Schaeuble che, senza nulla cedere sul piano dei principi, ha avallato una politica più morbida verso o Paesi dalla finanza pubblica più fragile.

Il risultato? I nuovi alleati al Bundestag della Merkel, probabilmente i liberali, promettono di essere assai più rigidi. Macron può spuntare condizioni di favore, grazie alla sua forza militare (e al nucleare). Gli altri si mettano in fila. Tutto bene finché la congiuntura tira e l’ occupazione sale. Ma al primo intoppo il tramonto del Qe e la fine del mandato di Draghi), saremo di nuovo senza rete.

di Ugo Bertone – Libero

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