CONSIP, L’ACCUSA DI RENZI: “COMPLOTTO CONTRO DI ME, SO CHI SONO I MANDANTI; IL FANGO GETTATO ADDOSSO A ME COLPIRÀ LORO”

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«Io lo so bene chi è il mandante. Ma voglio che siano le istituzioni a fare chiarezza». Da settimane Matteo Renzi ripete ai suoi il concetto. L’accerchiamento giudiziario sulla vicenda Consip ha una regia chiara e lui ne è l’obiettivo.

Ma, appunto, la linea resta la stessa. Pretendere che la verità venga alla luce senza doverla evocare. Poi, certo, non aiutano a rasserenare il clima le dichiarazioni al Csm della toga modenese Lucia Musti, che ha raccontato dei suoi colloqui con gli investigatori del Noe Gianpaolo Scafarto e Sergio De Caprio («Ultimo»), autori delle indagini sia del caso Cpl Concordia (in parte stralciato e spedito proprio a Modena) che dell’inchiesta Consip. Per la pm i due sembravano «esagitati», e avrebbero fatto riferimento a Renzi come obiettivo.

Proprio l’ex premier ieri, parlando al direttore del Foglio Claudio Cerasa al teatro Parenti di Milano, ha cominciato a togliersi sassolini dalle scarpe. Esprimendo, intanto, solidarietà a Clemente Mastella, fresco di assoluzione («La politica – spiega – è stata subalterna ai giudici»), per poi parlare di sé: «Chi voleva utilizzare Consip per gettarmi fango addosso – ha ringhiato – vedrà questo fango rivolgerglisi contro. Questa vicenda finirà per colpire chi l’ha usata per colpire chi ha tradito il senso dello Stato».

Dissotterrata l’ascia di guerra, Renzi la usa pure contro i rivali politici. Criticando l’asse Berlusconi-Salvini («Affidare a un vegano una macelleria sarebbe meno contraddittorio»), sparando a zero su M5S («È un partito dove non è più uno vale uno, ma uno vuole uno: Grillo vuole qualcuno e lo mette») e tirando una stoccata al Carroccio per la vicenda del sequestro dei conti («Mi dicono di smettere di dire che la Lega ha rubato: la Lega smetta di rubare e io smetto di dirlo»).

Su Consip, l’affondo renziano era stato preceduto da quello del legale di papà Tiziano, Federico Bagattini, che, come il presidente del Pd Matteo Orfini, parla di «realtà eversiva»: «Viene fuori una realtà – spiega l’avvocato che difende Renzi senior nell’inchiesta Consip – in cui in un’indagine si punta al presidente del Consiglio, ma non perché era già indagato: si parte da altro per puntare a lui. Mi sembra una cosa inquietante. Non stento a dire che è eversiva».

Ma l’alzata di scudi è stata comune a tutto il Pd. In prima fila i fedelissimi renziani come Michele Anzaldi, che evoca «scenari inquietanti e allarmanti, al limite del colpo di Stato» e invoca un intervento del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per «valutare eventuali interventi da prendere» nei confronti dei carabinieri al centro delle accuse.

Spara a pallettoni anche il senatore dem Andrea Marcucci, che su Twitter rimarca «la gravità assoluta di un’indagine che sembra pilotata per colpire Renzi» e conclude: «Serve arrivare alla verità», e magari «rapidamente», gli fa eco il collega di partito e d’aula Stefano Esposito. Anche il capogruppo a palazzo Madama, Luigi Zanda, parte all’attacco, definendo «incredibile» e «di gravità inaudita» il contenuto dell’audizione della pm modenese al Csm.

Persino un avversario interno dell’ex premier come il ministro della Cultura Dario Franceschini, ieri, ha preso decisamente posizione sulla questione. «La vicenda giudiziaria Scafarto – ha spiegato il ministro – assume ogni giorno caratteri di gravità inaudita». Evidente, per Franceschini, «il tentativo di coinvolgere il premier». Un fatto «di una gravità istituzionale enorme». Tanto che, conclude Franceschini, «parole di chiarezza e solidarietà dovrebbero arrivare da tutti, avversari compresi».

Fonte: qui

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