Economia

CONSUMI ANCORA IN PICCHIATA. ORA L’AUMENTO IVA FA PAURA

Flop delle vendite (-0,8%). M5S arriva ultimo sullo stop al rialzo delle aliquote, ma il Def resta sempre un rebus

Leggiamo su Il Giornale:

L’Istat certifica, il 2017 inizia malissimo per il commercio. Tira solo quello elettronico, mentre i saldi post festività natalizie, sono morti.

In questo contesto le forze politiche non riescono a trovare una sintesi per evitare quello che a parole tutti vogliono, cioè sterilizzare gli aumenti dell’Iva programmati per il 2019. Ieri il Movimento 5 stelle ha preso l’iniziativa. Approfittando di un incontro con Confcommercio, il leader Luigi Di Maio ha preso l’impegno affinché gli aumenti in calendario per il 2019 siano «subito disinnescati». Poi ha auspicato «che questo impegno lo condividano tutte le rappresentanze parlamentari». Peccato che gli altri partiti maggiori si siano già espressi in questo senso.

I 5 stelle hanno annunciato la presentazione di un Def ombra, «fornito sia del quadro tendenziale che di quello programmatico», ha annunciato Laura Castelli (M5S). Su questo il movimento chiederà il voto agli altri partiti. Peccato che presentare il Def spetti solo al governo. E che quello in carica, l’esecutivo Gentiloni con Padoan insediato al ministero dell’Economia, presenterà la versione light, senza impegni. Il M5s presenterà quindi solo una risoluzione e su quella chiederà il voto agli altri partiti. Un metodo identico a quello adottato per la ricerca della maggioranza. E che, con buona pace di chi si aspetta un vero impegno per l’Iva, non porterà a nulla.

Ieri anche la Lega è tornata a parlare di Iva. Materia del primo consiglio dei ministri, che dovrà cancellare gli aumenti insieme a sette accise sulla benzina, ha assicurato il leader Matteo Salvini.

Per Forza Italia è al lavoro da giorni Renato Brunetta. E sull’Iva il grosso del lavoro riguarda ora le coperture, da indicare nella risoluzione al Def.

La sostanza non cambia. Tutti sono d’accordo ma una iniziativa politica unitaria non è possibile, un po’ per le difficoltà oggettive, come trovare lo strumento per evitare da subito lo scatto dell’Iva dal 22 al 24,2%. Poi per i veti politici incrociati, che non favoriscono una soluzione.

Ieri il presidente di Confcommercio è tornato a chiedere la sterilizzazione degli aumenti «che distruggerebbero qualsiasi ipotesi di crescita».

La conferma che il rialzo delle aliquote dell’imposta su beni e servizi cadrebbe in un momento particolarmente sfavorevole è arrivata dall’Istat, che ha diffuso i dati sulle vendite al dettaglio di gennaio, in calo rispetto al mese precedente dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume. Ancora più netto il calo rispetto allo stesso mese del 2017, meno 0,8% in valore e dell’1,9% in volume. Il calo riguarda tutte le tipologie di negozi. Rispetto a gennaio 2017, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce dell’1,2% sia per la grande distribuzione sia per le imprese operanti su piccole superfici. Controtendenza il commercio elettronico che registra un aumento del 2,4%.

Segno che i saldi sono «obsoleti e non più allettanti», commentano le associazioni dei consumatori. Una «dinamica negativa, non scontata soprattutto rispetto all’anno precedente», spiega l’ufficio economico di Confesercenti. Il boom dell’e-commerce non è del tutto positivo. «È un settore ad altissimo tasso di competizione: ritagliarsi uno spazio al di fuori dei grandi marketplace come Amazon ed eBay è molto difficile», spiega l’associazione. In sostanza, aziende straniere fanno competizioni alle nostre, che si stanno affacciando ora, a fatica, in questo mondo.

via Il Giornale