COREA, PARLA IL CAPO DELLA CIA: I DUE GIORNI DELL’APOCALISSE. IL REPORT SULL’ATTACCO FINALE

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Da settimane, il 10 ottobre viene segnalato come un giorno decisivo e spaventoso: in Corea del Nord sarà l’anniversario della fondazione del Partito dei lavoratori. Il timore è che Kim Jong-un possa ordinare un nuovo test missilistico: secondo il ministro della Difesa giapponese Itsunori Onodera, le possibilità di una nuova provocazione bellica sono elevatissime. Tra l’altro, nello stesso giorno, in Giappone partirà la campagna elettorale: quale migliore occasione, per Pyongyang, per provocare nuovamente il mondo? I timori di Tokyo, per inciso, sono stati confermati in toto anche dalla Cia, nella persona di Yong Suk Lee, l’uomo a capo della Korea Mission Center. Lee aggiunge che, oltre al 10 ottobre, anche il Columbus Day è un giorno da considerare a rischio.

Ma non è solo questione di date. Anche di strategie. E su come affrontare, e definire, Kim Jong-un, mister Yong Suk Lee mostra di avere idee differenti rispetto a Donald Trump, che continua a bollare il dittatore come “un pazzo”. “Tendiamo a sottovalutare il loro conservatorismo – afferma l’esponente della Cia in un incontro alla George Washington University -. Come gli altri vuole governare per tanto tempo: morire nel suo letto”. Il punto, aggiunge, è che “la Corea del Nord è un organismo politico che prospera in questo tipo di confronto”. Insomma, “alzarsi una mattina e lanciare una bomba nucleare su Los Angeles – conclude Lee – non è nel suo interesse”.

via Libero

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