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COSTRETTI ALLA SCHIAVITÙ: LA VERA ESSENZA DEI TRATTATI DELL’UNIONE EUROPEA

I Trattati dell’Unione Europea condannano – in modo inconfutabile – l’Italia alla schiavitù. Fughiamo, una volta per tutte, ogni dubbio, confrontandolo con la nostra Costituzione. Ognuno può accedere a quelle pagine, ma chi, fra noi, le ha lette?

L’ultima moda dei gazzettieri italici oppone la sovranità nazionale alla democrazia. Sovranità e nazione sono sinonimi di totalitarismo, nazionalismo e di quelli che chiamano fascismi. Per capirci: questi sono gli stessi signori che sbattono, sui loro giornali, la bandiera dello Stato inesistente del Kekistan, spacciandola per neonazista. A costoro sfugge, dunque, il comma due del nostro primo articolo: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il potere, nella democrazia italiana, spetta solo ai cittadini del Paese. Essi se ne avvalgono attraverso i propri rappresentati, eletti al Parlamento (articolo 48).

È così deplorevole, dunque, governarci, anziché farci governare? Chiediamoci, poi: quanti docenti insegnano ancora Educazione civica nelle scuole e quanti italiani conoscono, almeno, i princìpi fondamentali della Carta costituzionale?

Deragliamo di due decenni. Siamo nel 1992 e l’Italia firma il Trattato di Maastricht. La catena dello schiavo fa “clac”. Ci siamo appena consegnati – in tutta libertà – ai grandi gruppi finanziari internazionali. I carcerieri assicurano: le genti d’Europa sono unite e uguali. Meno di mezzo secolo di pace sbriga, così, millenni di sangue versato sul continente. Incantati, seguiamo i predoni come i topolini il pifferaio magico. Nessuno di noi visiona i documenti che ha sotto il naso. Viviamo la Penisola da turisti.

Per rispettare i parametri dell’Unione Europea privatizziamo i beni statali, frutto del sudore dei padri. Enel, Ferrovie (ancora pubbliche, nel 2018, in Francia e Germania), Italgel, Telecom Italia, Eni. Ancora: autostrade, Banca commerciale italiana, Credito italiano, Banca nazionale del lavoro. Ciliegina: nel 1993, il Presidente della Repubblica nomina, Carlo Azeglio Ciampi, Presidente del Consiglio dei ministri. Un banchiere guida il governo. “È indispensabile per salvare l’Italia”, dicono. Lo Stato sparisce, gli squali del capitale divorano il Paese, ma gli italiani son entusiasti: non dovranno più esibire il passaporto al confine.

È il terzo articolo – comma uno e due – del Trattato di Maastricht a imporci la genuflessione davanti a “un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”, mediante “la fissazione irrevocabile di tassi di cambio, che comportano l’introduzione di una moneta unica, l’Ecu”. Poi, euro.

A proposito di tale sistema, la nostra Costituzione (articolo 41, secondo comma) stabilisce che l’iniziativa economica non possa “svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla […] libertà, alla dignità umana”. Parliamone con gli innumerevoli giovani italiani, laureati e poliglotti, che lavorano – per 600 euro il mese – in aziende dislocate nei Paesi dell’Ue sull’orlo del collasso. E’ utilità sociale? Dignità, forse?

Non basta. Come l’Unione Europea garantisce la libertà appena accennata? Attraverso la vigilanza: “Il Consiglio sorveglia”, “La Commissione sorveglia”. Il verbo “sorvegliare” si ripete otto volte nel Trattato. Questo enorme controllo spalanca il terreno al Sistema europeo di banche centrali (Sebc) e alla Banca centrale europea, la Bce. Si tratta di un istituto cui il documento di Maastricht conferisce totale e assoluta sovranità. Nessuno – secondo l’articolo 107 del Trattato e il settimo del Protocollo – può fornire istruzioni all’organo, che opera come gli antichi despoti orientali. Le banche centrali di ogni nazione, infatti, devono agire “secondo gli indirizzi e le istruzioni della Bce” (Protocollo, capo III, articolo 14.3).

Vediamo, quindi, cosa dice la Costituzione in merito alla limitazione della sovranità. Essa è possibile (articolo 11) se l’Italia non è subordinata ad altre nazioni e solo in caso di guerra, situazione che il Paese “ripudia”. Lo scopo della restrizione è la formazione di un ordinamento internazionale – in specie: l’Onu – che consegua una pace fondata sulla giustizia. Tuttavia, l’articolo 78 prevede che il Parlamento possa “deliberare lo stato di guerra”. La contraddizione è palese, ma un aspetto è chiarissimo: il nostro Stato deve sempre trovarsi in condizione di parità con gli altri.

Il Trattato di Maastricht, quindi, vuole la “pace e giustizia fra la Nazioni” (articolo 11 della Costituzione italiana) o la spoliazione del nostro glorioso patrimonio pubblico, come le spoglie dei nemici vinti, che i sovrani di Roma depositavano nel tempio di Giove Feretrio?

Ci fossimo informati, avremmo evitato il disastro. Impariamo dalla nostra negligenza. I signori che minacciano crolli in caso di liberazione dalle catene sono gli stessi che ci promisero la felicità, saccheggiando il Paese. Ci siamo fatti togliere la nostra terra, i giovani fuggono, un contratto a tempo indeterminato è un miraggio, una casa di proprietà nemmeno a parlane. Quali crolli, dunque? È impossibile sprofondare oltre.

Igor Buric
Giancarlo Cavazzini

via Il Primato Nazionale