CUNEO FISCALE RECORD, LA VERGOGNA ITALIANA (DI CUI NON PARLA NESSUNO)

È una regola vecchia come il mondo: per evitare che le persone si accorgano di un’ingiustizia, basta darle un nome difficile da comprendere, o da memorizzare. Prendete il cuneo fiscale, ad esempio. Una di quelle cose che sono già noiose solo a dirle: «Berlusconi parla dell’Ici da abolire, Prodi di cuneo fiscale», si diceva negli anni ruggenti della seconda repubblica per raccontare di quanto la sinistra fosse lontana dai veri problemi del Paese.

E invece no, cari voi. Perché quella brutta parola, quel cuneo fiscale, è una delle cause dei nostri guai. In soldoni, rappresenta la differenza tra quanto vi paga l’azienda per cui lavorate e quel che vi rimane in tasca. O, se preferite, quel che lo Stato si porta via nel frattempo. Ci pensa l’OCSE, con il rapporto Taxing Wages 2018, dedicato per l’appunto alle tasse sul lavoro, a ricordarci che siamo il terzo Paese Ocse col cuneo fiscale più alto, dopo Belgio e Germania, pari al 47,7%, contro una media europea del 35,9%..

In prosa, vuol dire che per ogni 100 euro che il vostro datore paga per il lavoro che fate, a voi ne spettano solo 68, mentre, in media, nel resto del mondo sviluppato, ve ne rimarrebbero 75. Si tratta di una percentuale in crescita, peraltro. Mentre nel resto del mondo occidentale il cuneo è sceso di più di un punto percentuale dal 2000 al 2017, in Italia è cresciuto di 6 decimali: già eravamo tra i più alti al mondo diciassette anni fa. Non bastasse, lo Stato ha deciso di arrotondare per eccesso.

È stato calcolato che tagliare il cuneo fiscale costa 1,7 miliardi a punto. Con 17 miliardi riusciremmo a tornare nella media europea delle tasse sul lavoro. Parliamo più o meno di un costo pari a 2 volte gli 80 euro di Renzi, o pari a quel che spendiamo ogni anno per disinnescare l’aumento dell’Iva. O, ancora, più o meno, al costo di un anno del reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle. Tanti soldi, non tantissimi, per una policy, che tuttavia avrebbero il pregio di fare da leva all’economia e all’occupazione italiana.

Siamo il Paese con il tasso di disoccupazione più alto d’Europa e disincentiviamo le assunzioni con tasse sul lavoro elevatissime. Siamo un Paese a crescita demografica zero e ce ne sono solo 8 sui 35 aderenti all’Ocse che ai lavoratori con figli a carico tolgono più soldi di quelli che gli togliamo noi. Siamo un Paese che fatica tremendamente ad attrarre e trattenere talenti e cospiriamo contro le imprese che potrebbero assumerli

Già, perché tutto questo produce degli effetti: un cuneo fiscale elevato, ad esempio, deprime i redditi dei lavoratori, gravati da un peso fiscale che ha pochi eguali al mondo. Deprime pure le imprese, per le quali, a parità di stipendio netto, un lavoratore costa mediamente il 10% in più. E già che c’è deprime pure la demografia, visto che nonostante tutte le detrazioni, sullo stipendio di un genitore si arriva a uno stipendio netto pari all’80% del lordo, contro una media europea dell’87%.

Che non vada bene per nulla, è auto-evidente: siamo il Paese con il tasso di disoccupazione più alto d’Europa e disincentiviamo le assunzioni con tasse sul lavoro elevatissime. Siamo un Paese a crescita demografica zero e ce ne sono solo 8 sui 35 aderenti all’Ocse che ai lavoratori con figli a carico tolgono più soldi di quelli che gli togliamo noi. Siamo un Paese che fatica tremendamente ad attrarre e trattenere talenti e cospiriamo contro le imprese che potrebbero assumerli. Siamo un Paese che ha un enorme problema di reddito – persino gli spagnoli, che pure hanno un tasso di disoccupazione più alto, hanno un potere d’acquisto migliore del nostro – e ce lo facciamo togliere dalle tasche senza fiatare. Siamo un Paese che ha un welfare completamente sbilanciato sulle pensioni e sulla spesa assistenziale per gli anziani e la finanza tassando senza pietà i redditi da lavoro dipendente. Toh, siamo anche il Paese in cui si evadono più tasse in Europa e che sul lavoro dipendente scarica buona parte della propria vendetta fiscale.

Siamo un Paese in cui a fronte di tutto questo si chiede più Stato, più spesa pensionistica, più possibilità di fare deficit, anche se va a discapito di quanto ci rimane in tasca e di quanto le imprese possano diventare competitive. E siamo un Paese che quando sente parlare di cuneo fiscale cambia canale, perché non capisce cosa voglia dire. Peggio di così, è quasi impossibile.

via Linkiesta

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