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DA MACRON A UE, NATO E GERMANIA: A CHI FA PAURA IL GOVERNO GIALLOVERDE?

Partiamo da un dato di fatto: qualunque cosa si possa pensare di Lega e M5S, di Salvini e Di Maio o della credibilità e affidabilità di un governo gialloverde, la sola eventualità di tale esecutivo ha scomodato praticamente tutti i poteri forti del globo. E già questo, in un’ottica sovranista, è un buon segno. È infatti più che lecito dubitare che la «cosa gialloverde» partorisca leggi e riforme strutturali in grado di mettere l’Italia al riparo dalle storture della globalizzazione. Eppure, al solo pensiero di un tale scenario, più di qualche parruccone ha cominciato a sudar freddo. Vediamo chi.

Tra gli scontenti c’è, ovviamente, tutta la sinistra italiana (sempreché ancora di «sinistra» si possa parlare), che è ferocemente europeista, liberista e globalista. Ma questo, si dirà, già si sapeva. Più sorprendente è forse l’ostilità di Silvio Berlusconi, l’alleato di Matteo Salvini alle ultime elezioni. Sorprendente fino a un certo punto, però: l’ex cavaliere infatti, che già aveva dovuto ingoiare il boccone amarissimo della leadership del centrodestra persa in favore di Salvini, ora è stato addirittura costretto a rinunciare all’entrata nell’esecutivo e ad accontentarsi di un appoggio esterno. Una posizione scomoda che ha portato Silvio addirittura a ritagliarsi un ruolo di garante dell’Ue in Italia, mettendo da parte il «golpe del 2011» e sguinzagliando la stampa di sua proprietà contro il governo gialloverde. A mettersi nell’angolo da sola ci ha pensato anche Giorgia Meloni, che ha preferito insistere sulla sua linea anti-inciucio piuttosto che entrare come socio di ultra-minoranza nel nuovo esecutivo. Però, a conti fatti, ha perso il treno sovranista e si è schierata con il Berlusconi novello europeista. Si annunciano così tempi duri per Fratelli d’Italia.

Anche all’estero però, si diceva, molti pesci grossi sono attualmente in allarme. A cominciare dal paladino dell’europeismo, alias Emmanuel Macron. L’inquilino dell’Eliseo, infatti, ha definito il governo gialloverde un insieme di «forze paradossali ed eterogenee che potrebbero allearsi su un progetto di cui non si conoscono i dettagli». Vaglielo a spiegare che l’Italia non ha certo bisogno del suo placet per formare un esecutivo e che, magari, dovrebbe preoccuparsi più della sua caduta libera nei consensi che non dell’asse Lega-M5S. Chi comincia ad agitarsi è poi la Nato, che non gradisce affatto la simpatia di Salvini nei confronti di Vladimir Putin: nel contratto di governo gialloverdi, in effetti, è presente la richiesta di abrogare le sanzioni contro la Russia. Un atteggiamento che ovviamente è piaciuto molto a Putin, il quale ha commentato laconicamente: «È un buon segno». A far perdere il sonno a Usa e Nato, inoltre, c’è anche l’incertezza sui prossimi ministri degli Esteri, della Difesa e degli Interni: i titolari di questi dicasteri, di fatti, hanno accesso a informazioni militari top secret. Paura che qualche outsider venga a sapere di qualche scheletro nell’armadio?

Sia come sia, c’è un altro attore importante della politica internazionale a cui non va giù il governo gialloverde: la Germania. I tedeschi, pressoché insignificanti a livello militare, sono però molto influenti sul piano economico. Giusto ieri il sito online della Frankfurter Allgemeine Zeitung apriva con un lungo e preoccupato commento sulle trattative di governo in Italia. Titolo: L’incubo dell’eurozona. I timori sorgono in particolare sul debito di 235 miliardi contratto dall’Italia nei confronti della Bce: secondo l’articolista, il nuovo esecutivo vorrebbe cancellare sic et simpliciter il passivo. Peccato che non sia così: la Lega vorrebbe molto più moderatamente togliere questo debito dalla voce «debito pubblico». Nessuna cancellazione, quindi: si tratterebbe tutt’al più di uno «spostamento». Ma è francamente molto difficile spiegarlo ai tedeschi, che sono cronicamente affetti dalla sindrome del secchione. Un secchione che, però, i suoi «compiti» da bravo studentello non li ha poi fatti tanto bene: sempre a imporre inflessibilità agli «alleati» europei, la Germania fa tranquillamente i suoi comodi sforando in maniera lampante (e irritante) i parametri comunitari sul surplus commerciale. Questo, tuttavia, cozzerebbe con la bella (e falsa) favoletta che l’establishment tedesco racconta ai suoi cittadini: la Germania paga per i fannulloni italiani. A dimostrazione del fatto che l’Ue, invece di avvicinare i popoli europei, li ha messi gli uni contro gli altri armati.

Valerio Benedetti – Il Primato Nazionale