DALL’EUROPA ARRIVANO PROFEZIE E PIZZINI: “NEL 2020 L’ITALIA FUORI DALL’EURO”

Sui mercati globali spirano venti di tempesta e il governo gialloverde non pare in grado di fronteggiare quella che a stretto giro potrebbe diventare un’emergenza.

«Nelle istituzioni internazionali c’è la preoccupazione che in Italia ci sia una ripetizione della crisi del 2011», ha dichiarato l’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli in un’intervista a ItaliaOggi. Timori condivisi dal presidente della Bce, Mario Draghi, che ha ben presente lo scenario difficile nel quale il nostro Paese si dibatte e, per questo motivo, ha invitato l’esecutivo alla prudenza.

In un’analisi pubblicata su Project syndicate, l’economista Nouriel Roubini (uno dei pochi ad aver previsto il crollo del 2008) ha evidenziato che «nel 2020 le condizioni saranno mature per una crisi finanziaria, seguita da una recessione globale». L’esperto statunitense, definito dai suoi colleghi come una «cassandra» per le sue previsioni spesso fosche, ha elencato dieci motivi in base ai quali si starebbero preparando tempi bui. Le prime due riguardano gli Usa: le politiche di stimolo fiscale sono molto costose e prima o poi si esauriranno anche perché stanno creando un eccesso di inflazione. Quest’ultima si incrementerà anche per effetto dei dazi (terza causa) sulle importazioni. La Fed, in un simile clima, sarà costretta ad aumentare ulteriormente i tassi (quinta causa).

Secondo Roubini, il governo Conte è esso stesso una delle cause potenziali della crisi futuribile. Le «politiche populiste di Paesi come l’Italia potrebbero tradursi in dinamiche del debito insostenibili dentro l’Eurozona» (sesta causa). Il circolo vizioso del debito pubblico con le banche che sottoscrivono i titoli di Stato potrebbe mettere a nudo un’unione monetaria incompleto spingendo l’Italia e altri Paesi ad uscire assieme dall’euro. Il settimo e l’ottavo motivo di preoccupazioni sono correlati: c’è il rischio di uno scoppio della bolla speculativa sui mercati visto che le quotazioni (in primis negli Usa) sono ai massimi e il trading robotizzato può creare collassi repentini. Tutto questo porterà a uno scontro (nona causa) tra l’amministrazione Trump e la Fed, ritenuta corresponsabile. Il decimo punto è la mancanza di strategie: gli enormi debiti pubblici impediranno altri stimoli fiscali e i salvataggi nel settore finanziario «saranno intollerabili nei Paesi dove prevalgono i populismi». La prossima crisi, conclude l’economista, «potrebbe essere persino più grave e prolungata della precedente».

«In questo periodo, intanto, il governo non ha combinato nulla di concreto per l’economia, per i cittadini e per le imprese», ha rilevato il direttore della Sda Bocconi, Francesco Daveri, sul sito La Voce. L’economia italiana è in una fase di rallentamento come ha testimoniato l’indice della produzione industriale, ma la messa a punto della legge di Bilancio rivela notevole confusione. «Di fronte a questi scenari in rapido peggioramento, è invece urgente una pragmatica inversione di tendenza e che il governo annunci una strategia per ridare fiducia agli investitori e per rassicurare gli italiani», ha concluso Daveri.

«Il costo del debito è salito a causa dei dubbi sulle politiche di bilancio», ha rilevato Francesco Garzarelli, direttore advisory di Goldman Sachs, su Bloomberg sottolineando come ci sia poco spazio per avviare politiche di crescita senza peggiroare la situazione sui mercati. Il valore giusto dello spread Btp-Bund, secondo l’analista, era quello precedente le elezioni (150 punti base): ora l’Italia rischia di spendere 4-5 miliardi in più all’anno solo per onorare il debito. E la stretta per gli istituti italiani sull’interbancario causa rating potrebbe rappresentare un altro freno per il Pil.

via Il Giornale

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