DEBOLE, INCAPACE E LATITANTE. È L’EUROPA LA GRANDE SCONFITTA

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Le istituzioni Ue si confermano inconsistenti e inermi come sul caos migranti. Minando l’autorità degli Stati

U na cosa è certa. Il primo cadavere raccolto tra le urne di un referendum tanto illegale quanto cialtronesco è quello dell’Unione europea.

In Francia e in Germania la Ue se l’era cavata per il rotto della cuffia. E non per meriti propri. Nel voto francese era stata una Marine Le Pen – incapace di trasformarsi da capofila dell’opposizione a leader nazionale – a regalare la sopravvivenza a Bruxelles. In Germania l’avanzata della destra anti immigranti non bastava certo ad intaccare la solidità di un’Angela Merkel parzialmente ridimensionata. Eppure nonostante questi due colpi di fortuna Bruxelles non ha aperto gli occhi.

Di fronte all’irresponsabilità delle forze catalane guidate dal presidente Carles Puigdemont l’Ue dimostra, ancora una volta, di non aver a cuore la sovranità dei propri stati nazionali e di non saper affrontare con tempismo le crisi interne. Il silenzio più paradossale è stato forse quello di Emmanuel Macron e Angela Merkel. Giovedì a Tallin i due politici simbolo dell’Europa sopravvissuta alla propria crisi sono riusciti a non spendere mezza parola sul drammatico referendum. In compenso hanno approfittato del vertice europeo per ribadire la loro volontà di governare il Continente. E così anche sul versante catalano – come su quello turco e su quello libico durante l’emergenza immigranti – l’Ue conferma la sua inesistenza, la sua lontananza, la sua incapacità d’imporsi come autorità credibile. Dai primi di settembre, quando la crisi catalana ha incominciato prender forma, la Commissione guidata da Jean-Claude Juncker non ha saputo far di meglio che esprimere un balbettante, flebile e quasi impercettibile sostegno a Madrid. Ma si è ben guardata dall’entrare nel merito della questione. Si è ben guardata dal confermare l’evidente illegalità di un referendum non previsto dalla Costituzione spagnola e proprio per questo esplicitamente respinto dalla Corte Costituzionale di Madrid.

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In questa latitanza si nasconde la perversa debolezza politica di un’istituzione che invece di affermarsi garantendo legalità e certezza del diritto scommette bizantinamente sulla erosione del potere degli stati per affermare la propria autorità. E pur di farlo arriva ad appoggiare le mosse inconsulte di una regione spinta all’arrembaggio indipendentista da una dirigenza locale estremista ed esagitata.

Lo spettacolo indecente di ieri conferma ulteriormente il suicidio europeo. Il rifiuto dei Mossos d’Esquadras, la polizia regionale catalana, di sigillare i seggi – come ordinato dal governo di Madrid – è un evidente atto di sedizione e sovversione. Una sedizione messa in atto, peraltro, ancor prima di conoscere gli eventuali risultati della consultazione. Un atto che Bruxelles non può permettersi d’osservare in silenzio perché qualsiasi polizia regionale o locale europea potrebbe decidere, a questo punto, di sottrarsi all’autorità centrale nel silenzio dell’Europa. E che dire delle segnalazioni, fatte filtrare dagli stessi vertici dei Mossos, sulla presenza e sull’ubicazione delle unità della Guardia Civil mandata a vigilare sulle piazze e sulle urne catalane? Segnalazioni a dir poco irresponsabili in un clima d’allerta per la minaccia di attentati terroristici a poco più di un mese dalla strage di Barcellona. Eppure anche su questo nessuno a Bruxelles sembra voler obbiettare. Come nessuno trova nulla da eccepire sul merito una consultazione che – comunque vada lo spoglio – non avrà un briciolo di legalità.

In mancanza delle liste elettorali ufficiali, custodite dal governo, nessuno infatti può garantire la validità di un referendum senza quorum su cui non ha vigilato alcun osservatore indipendente e dove i rischi di brogli e di accessi multipli alle urne sono stati palesi. E così il suicidio dell’Ue conferma inesorabilmente la velleità delle aspirazioni indipendentiste della Catalogna. Una Catalogna che – qualora fuori dalla Spagna – potrebbe sopravvivere soltanto nel grembo di un’Europa che non c’è.

via Il Giornale

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