DI MAIO E SALVINI INDICANO CONTE M5S: SARÀ UN GOVERNO POLITICO. LEGA: NESSUN TIMORE PER L’ECONOMIA

Governo Lega-M5S. Dopo 78 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo è arrivata la tanto attesa svolta. Luigi Di Maio ha incontrato al Quirinale Sergio Mattarella per 18 minuti. Ma il nome del premier, proposto al Capo dello Stato arriva solo dopo che Di Maio lascia il Colle: “Conte sarà premier del governo politico”, ha detto lontano dalle telecamere piazzate per la conferenza stampa. “Sono molto orgoglioso di questo nome perché è la sintesi del Movimento Cinquestelle. Non vesserà il popolo italiano. Non è stato eletto? Era nella mia squadra, lo hanno votato 11 milioni di italiani”.

Subito dopo il colloquio, il leader pentastellato si era limitato a dire: “Abbiamo indicato al presidente della Repubblica il nome che secondo noi può portare avanti il contratto di governo. È un momento storico. Ovviamente il nostro obiettivo era ed è migliorare la qualità della vita degli italiani e in questi 80 giorni abbiamo imposto un metodo: prima si discuteva di temi e poi di nomi”, insistendo sul fatto che “le questioni degli italiani vengono prima di ogni cosa. Sono orgoglioso di aver portato al governo il nostro programma elettorale, ci sono i 5 stelle, ci sono i nostri 20 punti”. Qualora il presidente “dovesse valutare il nome come giusto, il nostro sarà un governo politico, che metterà al centro le questioni politiche”, ha chiarito il leader del Movimento. “Sarà un governo magari inaspettato, ma votato – ha aggiunto il leader M5s -. È una grande occasione per l’Italia. Speriamo si possa iniziare questo nuovo percorso per la Repubblica Italiana, adesso nasce la Terza Repubblica”. E ha concluso: “All’estero dico: fateci partire, poi criticateci”.

Poi è arrivato Matteo Salvini, in anticipo rispetto alla convocazione ufficiali delle ore 18. “Noi ci siamo, siamo pronti, abbiamo fatto il nome e indicato la squadra, vogliosi di far crescere l’economia del Paese. Il governo di cui vogliamo far parte vuole aumentare il lavoro – ha detto il leader leghista -. Nessuno ha niente da temere, anzi. Ovviamente vogliamo un governo che metta l’interesse italiano al centro, prima gli italiani, rispettando tutti”. Il segretario della Lega ha insistito sul fatto che il governo che nasce “è ungoverno di speranza. Le nostre politiche saranno diverse da quelle che ci hanno preceduto”.

Ad accompagnare i due leader le delegazioni di partito, composte per i cinquestelle dai capigruppo di Senato e Camera Danilo Toninelli e Giulia Grillo, mentre per la Lega ci sono Gian Marco Centinaio e Giancarlo Giorgetti. Poco prima di vedere il capo dello Stato, c’è stato, però, un nuovo incontro alla Camera tra i due.

Sia Di Maio che Salvini hanno trascorso la mattinata di attesa a Montecitorio. E proprio nel Palazzo si è svolto un incontro che avrebbe potuto cambiare i confini della maggioranza, ma che non ha avuto esito positivo: Matteo Salvini ha visto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, nel tentativo di coinvolgere l’alleato del centrodestra nell’operazione del governo. Ma Meloni non ha ceduto alle lusinghe, valutando come ‘tardiva’ l’offerta di fare parte del nuovo esecutivo. L’allargamento della maggioranza sarebbe risultata particolarmente utile al Senato, dove la compagine giallo-verde può contare solo su sei voti di margine.

Nelle consultazioni al Colle Cinquestelle e Lega hanno portato il nome del  giurista Giuseppe Conte come premier. E, stando a quanto dichiarato da Antonio Placentino, amico del candidato, in diretta a Un Giorno da Pecora, la famiglia di Conte è partita da San Giovanni Rotondo per andare a Roma. “So che sono tutti su Roma. Se sono andati nella Capitale per il giuramento di Giuseppe? Si, ed è giusto che la famiglia gli stia vicino in questo momento”.

Intanto è già stata stilata una lista di ipotetici ministri, in cui Salvini e Di Maio figurano rispettivamente all’Interno e allo Sviluppo economico o Lavoro. Il capo dello Stato dovrà vagliare la scelta e, già domani, potrebbe dare l’incarico di formare il governo a Conte, che sarebbe il sesto presidente del Consiglio non parlamentare della storia della Repubblica.

Una delle caselle più delicate riguarda l’Economia, dove i leghisti puntano su Paolo Savona che però negli ultimi anni ha maturato posizioni molto critiche nei confronti dell’euro.  “Sono disponibile per il Paese, com’è sempre stato, però non entro nei dettagli e nei conflitti. Se la vedano i politici. Io sono un tecnico. Punto e basta”, ha detto l’economista interpellato su un suo ipotetico incarico.

via affaritaliani

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