E L’EUROPA MATRIGNA, GIÀ PRETENDE LA MANOVRA DA 5 MILIARDI…

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«Niente sconti sulla riduzione del deficit» he la si chiami «manovrina» o «manovrona» il senso del messaggio che la Commissione Ue invierà all’Italia mercoledì prossimo sotto forma di raccomandazioni è comunque molto chiaro: la correzione del deficit è imprescindibile sia per il 2018 che per il 2019.

Questo significa che nel documento si chiederà di effettuare un intervento per lo 0,3% del Pil (5 miliardi circa) quest’anno e dello 0,6% il prossimo. In totale lo sforzo sarà superiore ai 15 miliardi: starà al nuovo governo scegliere come intervenire. Si potrebbe emanare subito un decreto correttivo come fece l’esecutivo Gentiloni l’anno scorso o rinviare tutto quanto alla legge di Bilancio, magari accoppiandole contestualmente un decreto fiscale che produca effetti immediati sui conti del 2018. Per tradurre in politica gli orientamenti che stanno emergendo da Bruxelles è sufficiente utilizzare le recenti dichiarazioni del vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. «È importante attenersi alla disciplina di bilancio, e specialmente per l’Italia continuare a ridurre il deficit e il debito perché fattori di rischio», aveva detto giovedì scorso di fatto stroncando sul nascere le velleità dell’esecutivo giallo-verde che sarà chiamato a «restare nei binari».

Prese di posizione che non contribuiscono a migliorare certo l’atteggiamento dell’opinione pubblica verso le istituzioni comunitarie, ma che comunque necessitano di un’interpretazione. Poiché l’Italia beneficia degli acquisiti di titoli di Stato della Bce come gli altri Paesi di Eurolandia, è importante secondo i commissari che il nostro Paese sia rigoroso nella disciplina di bilancio per non trovarsi in crisi (trascinando gli altri partner) una volta che il quantitative easing di Mario Draghi sarà finito. Si può condividere o criticare queste posizioni. Va tenuto conto, però, che il richiamo non sarà accompagnato dall’apertura di una procedura di infrazione su deficit e debito per non infiammare gli animi. B

asta solo pensare che nel libro dei sogni di Lega e M5s che vale 70-80 miliardi (50 miliardi per la dual tax, 17 miliardi per il reddito di cittadinanza e 8 miliardi circa per la controriforma della Fornero), bisogna aggiungere i 12,4 miliardi per la sterilizzazione delle accise, i 15 miliardi di correzione del deficit e i circa 5 miliardi di spese indifferibili (a meno di non voler ritirare l’Italia dalle missioni internazionali).

Se Bruxelles cercherà di non esasperare gli animi già accesi degli italiani rinviando probabilmente a ottobre ulteriori valutazioni sull’andamento dei conti pubblici, ciò non vuol dire che il nostro Paese non resti un osservato speciale. In primo luogo, tra le raccomandazioni principali si chiederà di continuare a gestire con moderazione il capitolo pensioni. Questa richiesta sarà formulata in due modi: da una parte si inviterà l’esecutivo a non smantellare la riforma Fornero che in questi anni ha consentito notevoli risparmi grazie all’allungamento dell’età pensionabile. In secondo luogo, si chiederà un’ulteriore revisione del sistema pensionistico che commisuri sempre più gli assegni pensionistici ai contributi versati, ossia incidere sui pensionati retributivi.

Va da sé che tra gli altri «consigli» ci sarà sempre il ripristino di una tassazione forte sulla prima casa e l’incremento dell’Iva per cercare di diminuire le tasse sui redditi e sul lavoro. Di Maio e Salvini sono già nel mirino.

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