E MATTARELLA CONGELA LA CRISI PER 7 GIORNI, L’IPOTESI: UN TERZO GIRO DI CONSULTAZIONI

Roma – Niente tempi supplementari, neanche un’ora in più per l’esploratore-bis. Eppure alle 16,30, quando arriva sul Colle, Roberto Fico porta «buone notizie», dichiara che «il dialogo è stato avviato» e spera di ottenere un prolungamento dell’incarico.

Mattarella però non condivide tanto ottimismo del suo scout, anzi lo informa che «il mandato finisce qui», e che ora «la parola è ai partiti». E così, senza farsi troppe illusioni ma nemmeno senza chiudere la porta, il presidente aspetterà le elezioni in Friuli di domenica, la direzione del Pd di martedì tre maggio e il sondaggio della base grillina attraverso la piattaforma Rousseau. Poi, se nel frattempo le forze politiche non «manderanno segnali precisi», a metà della settimana farà un’altra mossa. Magari un terzo giro di consultazioni, per sigillare definitivamente la finestra elettorale estiva.

Al Quirinale c’è un pure po’ di «stupore» per le dichiarazioni avventate del presidente della Camera, secondo il quale «il mandato ha avuto un esito positivo». Troppa fretta, forse troppa propaganda. In realtà, guardando dalla prospettiva del Colle, non c’è, o non c’è ancora, nessun innesco di trattativa tra M5s e Pd, c’è soltanto «uno spiraglio». E prima che possa mai diventare una vera apertura o un negoziato concreto, bisogna far compiere ai due partiti interessati «tutti i passi necessari nel quadro dell’esaurirsi della dialettica interna», dove «esaurirsi» è la parola chiave.

Crisi congelata quindi per una settimana, salvo sorprese. Un periodo che a questo punto Mattarella non considera eccessivo. «Il presidente ha atteso per una ventina di giorni segnali sull’ipotesi di intesa tra centrodestra e M5s», spiegano dal Palazzo dei Papi: che saranno mai cinque-sei giorni per verificare e chiudere l’altro versante? Comunque anche dopo l’incarico alla Casellati il capo dello Stato si era preso cinque giorni e mezzo di riflessione. E il presidente del Senato era tornata al Quirinale dicendo che l’intesa centrodestra-M5s era al momento impraticabile. «Vuoi più giorni?», le aveva pure chiesto Mattarella. «Non servirebbe a nulla», la risposta della Casellati.

Adesso, chissà, dopo le regionali friulane quella partita potrebbe riaprirsi, o forse si farà chiarezza tra grillini e Pd. Comunque sia, giovedì Mattarella tirerà le somme: se, come previsto, anche l’intesa a sinistra abortirà, il capo dello Stato organizzerà un giro alla Vetrata, o manderà un messaggio pubblico ai partiti chiedendo uno sforzo di responsabilità. Se non funziona nemmeno questa, resterebbe ben poco da fare. Sempre più complicata appare infatti l’ipotesi di un governo del presidente: Salvini e Di Maio sono indisponibili. Si scivolerebbe quindi verso il voto anticipato. Non a giugno, ormai non c’è più tempo, e neppure in autunno secondo Mattarella, perché non si può mettere a rischio la Finanziaria. Ma come resistere così a lungo nella palude?

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