ECCO IL PIANO B DELLA GERMANIA: “L’ITALIA ADESSO ESCA DALL’EURO”

German Chancellor Angela Merkel addresses a press conference in Berlin on October 21, 2018 ahead of next weekend's regional elections in the west German state of Hesse. (Photo by Odd ANDERSEN / AFP)

È stata oltrepassata la linea tracciata da Mario Draghi sull’euro. Quel principio “whatever it takes” (“qualunque cosa sia necessario”) per salvare la zona euro, enunciato dal presidente della Banca centrale europea sembra ormai superato. Complice il progressivo cambiamento dello scacchiere politico europeo, con in testa il nuovo esecutivo italiano, alcuni Stati dell’Unione non sembrano più così convinti della bontà della strategia della Bce.

In Germania sono in molti a volere una Italexit

Le lamentele, quelle più pesanti e attuali, arrivano come di consueto dagli Stati del nord, schierati compatti contro gli Stati del sud Europa. In questa frangia Germania e Austriasembrano quelle più agitate rispetto alle recenti mosse del Governo italiano. “Non auspico l’uscita dell’Italia, ma non possiamo sempre essere ricattati. Dunque, devono scegliere una politica di rigore finanziario e stabilità al posto di questa politica di spesa eterna. L’Italia deve decidere da sola cosa vuol fare”, questa è una dichiarazione di Hans Werner Sinn, presidente dell’Ifo (Institut für Wirtschaftsforschung), autorevole istituto economico tedesco.

Nella più ampia intervista l’esperto tedesco lascia trasparire una certa insofferenza rispetto ai rischi che l’Italia starebbe facendo correre al resto della comunità europea. La principale preoccupazione che traspare è un’eventuale crisi bancaria italiana, cui dovrebbero far fronte tutti gli altri Stati europei. È per questo motivo che Werner Sinn arriva a dire che, rispetto all’ipotesi di Italexit, “la verità è  che  siamo arrivati ​​in un vicolo cieco, dove non ci sono vie d’uscita più convenienti”.

Il piano B dei tedeschi è un euro per gli Stati del nord

Il cigno nero preventivato da Paolo Savona non è più dunque quel tabù innominabile, ma è diventato ad oggi addirittura auspicabile per alcuni Stati europei. Nella stessa intervista l’economista tedesco lascia trasparire come in Germania si stia già lavorando, da parte loro, su questo piano B. La soluzione sembra essere una moneta del Nord ipervalutata.

Non più dunque un euro a due velocità, ma un euro solo e forte, circondato dal ritorno di alcune valute nazionali negli Stati del Sud Europa. Nella testa di Werner Sinn vi è infatti uno scenario in cui l’uscita dell’Italia sarebbe solo il preludio dell’abbandono dell’eurozona da parte di Grecia, Spagna e Portogallo.

Il Quantitative easing divide gli Stati europei

Come detto, il fermento è percepito non solo dalle parti di Berlino. Anche in Austria, infatti, la manovra finanziaria proposta dall’esecutivo italiano e i nuovi equilibri politici stanno facendo aprire nuovi scenari, prima impensabili. Il Governatore della Banca centrale austriaca, Ewald Nowotny, è infatti dello stesso avviso dell’economista tedesco, aggiungendo dettagli in più. “L’Italia è in una posizione migliore rispetto alla Grecia, ma il livello del debito è comunque preoccupante”, augurandosi poi che la “Banca centrale europea velocizzi la procedura d’uscita da questo modello monetario adattato per un periodo di crisi”. Chiaro in questo caso il riferimento al programma di Quantitative easingattuato dalla Bce per l’acquisto dei titoli di Stato dei paesi membri. Ed è proprio dalla diversa interpretazione di questo strumento che nascerebbe la divisione netta tra i Paesi del nord Europa e quelli del sud.

Facendosi porta parola delle esigenze di questi ultimi, Paolo Savona ha espresso infatti la necessità che la Bce abbia, all’interno del suo mandato, la difesa dei titoli di Stato da eventuali attacchi esterni. Esigenza che non è d’altra parte sentita nel nord Europa, dove, anzi, l’interventismo della Bce viene visto come un rischio per l’innalzamento dell’inflazione, fino ad oltrepassare la linea rossa del 2%. L’orientamento dell’istituto con sede a Francoforte sembra però propendere verso questa seconda ipotesi, considerato l’imminente fine del mandato di Mario Draghi e la possibile successione con il tedesco Jens Weidmann,

Una svolta monetaria restrittiva potrebbe quindi creare in maniera naturale lo scenario già preventivato in Germania e Austria. L’Italia, senza più uno scudo per il debito, sarebbe costretta ad uscire dall’eurozona, gestendo in maniera autonoma la propria politica monetaria. L’euro resterebbe come moneta in quegli stati europei capaci di sopravvivere senza lo scudo della Bce, diventando così la moneta del nord Europa.

L’articolo Ecco il piano B della Germania:
“L’Italia adesso esca dall’euro”
 proviene da Gli occhi della guerra.

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