ECCO PERCHÉ È GIUSTO RITORNARE AL SOVRANISMO

Dell’attuale governo c’è un tratto fondamentale che non è chiaro in che modo e in che tempi si possa sviluppare. E’ quello che viene definito (specialmente da Salvini) sovranista. Essere sovranisti vuol dire ritornare ad un patriottismo dai contorni simili ma diversi rispetto a quelli del periodo pre-globalizzazione. Se qualche decennio fa gli interessi economici delle nazioni erano confinati all’interno dell’Europa, dopo l’abbattimento del muro di Berlino e lo sviluppo della Cina essi si sono necessariamente ampliati. Questi due eventi hanno provocato nell’unione europea disordine e caos che si sono amplificati nel momento in cui gli attori principali, Germania e Francia, si sono dovuti riposizionare sullo scacchiere mondiale.

La Germania ha risposto con una politica dei salari interna molto controllata, svalutandosi di fatto rispetto all’euro che è stato bloccato su un valore di cambio artificioso; le esportazioni tedesche sono volate e la Germania ha ripianato buona parte del proprio debito pubblico sostenendo, prima dell’entrata in vigore delle regole europee, l’apparato bancario. La Francia invece ha ripreso un suo vecchio vizietto, ossia quello di destabilizzare i paesi africani (vedi Libia e più in generale la zona sahariana) al fine di sfavorire possibili concorrenti commerciali in primis l’Italia. Il frutto delle ondate migratorie è infatti ascrivibile sì ad una pressione demografica sempre maggiore ma anche a situazioni di conflittualità tra nazioni fomentate spesso per il dominio delle materie prime. L’Italia è quella nazione che ci ha rimesso di più grazie anche all’incompetenza e malafede dei governi precedenti.

Ora appare più che mai chiaro il malgoverno e la mediocrità del governo Renzi protagonista di sotterfugi e accordi contrari all’interesse nazionale. In Italia un simile atteggiamento politico è sempre stato, purtroppo, la normalità. I peggiori traditori della Nazione si sono sempre trovati a Roma. Se l’Italia volesse tornare ad ispirarsi ai principi sovranisti avrebbe alcune buone carte da giocare. La prima carta è quella che riguarda la bilancia commerciale tra Germania e Italia in quanto siamo uno dei maggiori acquirenti mondiali di autovetture tedesche.

Acquistiamo autovetture di lusso per una cifra complessiva che sfiora i 10 miliardi di euro/anno e quasi 7 miliardi di euro/anno di prodotti chimici (la nostra chimica è stata distrutta dal giustizialismo delle procure di mani pulite) per un importo complessivo della bilancia commerciale che sfiora i 70 miliardi di euro. Non dimentichiamo inoltre che i tedeschi amano venire in Italia per trascorrere le loro vacanze. Complessivamente il valore economico del turismo italiano (quasi il 90% delle opere d’arte al mondo si trova in Italia) sfiora i 120 miliardi di euro/anno. Penso che se si iniziassero ad applicare dei dazi e delle tasse ai villeggianti, questo atteggiamento potrebbe essere motivo di riflessione in quel di Berlino. Certo si obietterebbe subito col dire che varrebbe il viceversa. Giusto, però intanto (e vedasi la questione migranti) sarebbe un buon inizio per ridiscutere i parametri cervellotici stabiliti a Maastricht (sembra che siano stati concepiti sotto l’influsso dell’alcol del cognac, Junker ne è un esempio).

Secondariamente si deve pensare ad avere il controllo dei confini nazionali iniziando a far spallucce dei buonisti di sinistra (e del papa), spesso ammanicati con le Ong e stanziare una parte più consistente del bilancio statale per la difesa della Nazione e la conseguente presenza di militari nelle zone più calde dell’Africa (i francesi lo fanno). Gli economisti direbbero che tutto ciò non ha possibilità di riuscita in quanto il debito pubblico è il terzo al mondo ed in costante crescita. Vero ma teniamo presente che ben il 66% del debito pubblico è in mano ai risparmiatori italiani che possono vantare una ricchezza complessiva di quasi 12.000 miliari di euro (tra immobili e risparmi). La soglia che si può ritenere valida per non cadere in mano agli speculatori è quella dell’80%-85% (vedasi Giappone).

Non siamo lontani dal poter raggiungere questa percentuale. Sono solo alcuni punti di riflessione non certo esaustivi ma potrebbero portare a risvolti imprevedibili ed in buona parte a favore dell’Italia. Ci vuole coraggio per attuare un piano nazionalista ma in queste condizioni abbiamo purtroppo delle certezze ossia che la pressione demografica dall’Africa diventerà insostenibile nel giro di qualche decennio, che gli stati centro europei metteranno sempre più in difficoltà l’Italia, che i giovani più talentuosi se ne andranno, che la società cadrà in un lento ed inesorabile caos sociale, che l’America non sarà più un nostro alleato (la questione russa la sta facendo pagare all’Europa e sta cercando di allontanare sempre più l’Inghilterra). All’Italia questa Europa non serve.

E’ giusto iniziare a dirlo nelle opportune sedi europee, a mettere in discussione i valori fondanti dello spirito europeo, valori che nel mondo globalizzato si sono dimostrati utopici e contrari al bene comune. La smetta Mattarella di fare da garante di una casa che non ha mai avuto fondamenta solide e che si è rivelata una camicia di forza e di dolore per le nazioni (vedasi Grecia). Servono invece accordi incrociati tra nazioni che tutelino i rapporti reciproci sia commerciali che di sicurezza. Vedremo se questo governo sarà veramente di spirito sovranista o sarà alla fine solo un puntello del liberismo economico.

via Affaritaliani

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