EMA AD AMSTERDAM: IL FALLIMENTO DI GENTILONI

Mancò la fortuna. E forse pure (o soprattutto) il valore. Piovono pietre sull’Italia e dopo aver perso i mondiali di calcio perdiamo pure l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco che sfrattata da Londra causa Brexit va ad Amsterdam.

E poco importa se la follia burocratica di un’Ue da manicomio assegna un gingillo da 1,7 miliardi di euro all’anno di indotto col sorteggio, dopo tre votazioni in cui Milano aveva sempre tenuto la testa. Così come al sorteggio ha assegnato a Parigi l’Agenzia bancaria, giustificando lo scostumato ma mai così condivisibile «vaff… Europa» del leghista Roberto Calderoli.

C’è però da dire che quando si perde è sempre una sconfitta e il rito ambrosiano non ammette giustificazioni, così come quello stesso rito spazzò via tutti prendendo quell’Expo che ha messo l’Italia al centro del mondo.

Certo, quella volta il sindaco Letizia Moratti girò l’intero globo per conquistare i voti uno a uno. Un incredibile ordito diplomatico sfoggiato, nell’invidia della sinistra, in quel palco reale della Scala con re, regine, sceicchi e presidenti alla prima del sant’Ambrogio che precedette il voto a Parigi.

Certo la Moratti era una che entrava all’Onu senza nemmeno aver bisogno di bussare e altrettanto non sono certo in grado di fare l’oggi sindaco Giuseppe Sala appoggiato da una coalizione di centrosinistra che ha più cerotti che idee e il premier Paolo Gentiloni bravo solo a incassare con cardinalizia flemma una sconfitta che brucia parecchio.

Solo l’ultima di una parabola dell’Italia presa a pesci in faccia dall’Egitto del caso Regeni e dal Brasile che preferisce il terrorista Battisti agli italiani per bene.

Il termometro di una credibilità internazionale ai minimi e un’umiliazione ancor più grave perché Milano aveva fatto il massimo, dato che nessuno ha dubbi che il suo dossier fosse il migliore e che l’offerta di un gioiello come il Grattacielo Pirelli di Gio Ponti fosse la sede più nobile da offrire all’istituzione che tutela la salute, mentre Amsterdam una sede non ce l’ha neppure.

Aristocrazia umiliata dall’assurdità di un sorteggio (sperando che una delle due palline non fosse calda e l’altra fredda), ma anche dallo scarso peso internazionale di un Gentiloni non in grado di valorizzare quel gioiello che è oggi Milano.

Una città che ha comunque dimostrato di non essere solo la capitale d’Italia, ma finalmente una delle capitali d’Europa.

Fonte: Qui

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