FARINA: LA MEMORIA FA CILECCA E NAPOLITANO SCAMBIA L’UE PER L’URSS

Commento

La Stampa ieri ha dedicato un poderoso monumento a cavallo all’ Europa e alla sua lungimirante guida tedesca. Questo saggio insipido sarebbe scivolato da solo nel cestino della carta inutile, se non fosse per l’ autore della possente statua: Giorgio Napolitano. Questo rende la boiata estremamente istruttiva.

Se uno paragona infatti la storia dell’ Europa così come oggi la racconta questa eminenza italica e la storia personale dell’ autore, abbiamo la prova provata della menzogna e della censura su cui si regge la costruzione ideologica e propagandistica europeista. Centinaia di formidabili pagine di Brunetta e Tremonti sulla truffa di Maastricht e degli ulteriori trattati trovano la loro conferma sperticata nella prosa dell’ attuale senatore a vita.

Costui falsifica la storia passata per abbagliarci con un sol dell’ avvenire fasullo. Chi mente sul passato, o lo cancella, contando sul fatto che i potenti del mondo non lo sbugiarderanno, e neppure i giornalisti allineati come paggi eccepiranno alcunché, prepara la nostra tragedia. Vacciniamoci dalle panzane di Napolitano, sono peggio del morbillo.

Napolitano è stato presidente della Repubblica, ma molte altre cose ancora. Anzi, una soprattutto: è stato comunista stalinista, e Cossiga sosteneva che lo sarebbe stato sempre. Intellettuale napoletano, è stato il principale fautore della pacificazione con carri armati dell’ Ungheria ribelle all’ Urss (1956). È stato responsabile esteri del Partito comunista italiano, compresi i rapporti con la Ddr, la Repubblica democratica tedesca, ancora negli anni ’70. Nel 1974, quando nella direzione del Partito comunista si dibatté a proposito dell’ oro di Mosca trasferito a Botteghe Oscure, e di come fosse opportuno il finanziamento pubblico dei partiti, così da pesare di meno sulla povera Unione Sovietica: lui c’ era. Quell’ oro sia chiaro, era estratto dal lavoro di milioni e milioni di schiavi dei Gulag, detti «zek», termine che non c’ entra con le zecche, lo erano semmai quelli che si nutrivano anche a Roma della loro schiavitù. E la Ddr! Il muro di Berlino, i Vopos, le guardie che sparavano a chi cercava la strada verso l’ Occidente.

Ecco, nella storia dell’ Europa raccontata da Napolitano tutto il dolore e il male comunisti sono silenziati: non c’ è spazio per il peso straziante del totalitarismo rosso sui popoli dell’ Est. Si tace sul fatto che Francia, Italia, Spagna e in misura minore il Regno Unito hanno pagato con fior di miliardi in franchi, lire, pesetas e sterline l’ unità tedesca con il Trattato di Maastricht, e poi hanno finanziato l’ ingresso dei Paesi orientali un tempo appartenenti al Patto di Varsavia, di fatto fornendo pecunia alla periferia orientale della Germania, di cui quelle terre sono diventate mercato privilegiato e satelliti politici. La storia dell’ Europa Unita che Napolitano racconta sulla prima pagina del quotidiano Fiat è dunque un falso pazzesco. Un’ amputazione sanguinosa della verità pagata da molti popoli, tra cui il nostro.

Ieri Angelo Panebianco, nell’ editoriale del Corriere della Sera, ricordava con qualche ironia come non sia stata affatto una benedizione per l’ Italia ospitare il Partito comunista italiano. Il peggio – aggiungo io – è stato dopo: l’ avere innalzato cioè i suoi esponenti maggiori, grazie a una sorta di Norimberga all’ incontrario. Per cui chi è stato comunista ha ottenuto la patente di poter ascendere alle vette di una purità come l’ acqua Levissima. Che schifo.

Trascrivo la frase che da sola merita il Nobel della bugia e l’ Oscar della fetenzia. Napolitano evoca un futuro dell’ Unione Sovietica Europea (lo stile è quello là, da Pravda) trascinato da «valori storici e di peculiari ideali così come di potenzialità trascinanti».

Com’ è possibile questo miracolo europeo? Risponde il carrista di Budapest: «…questo possiamo farlo solo perché nei lontani Anni 50 se ne stava già compiendo la premessa principale. Essa consiste, non dimentichiamolo, nella nascita di un’ autentica Germania europea attraverso una vera e propria mutazione generazionale e culturale di massa che l’ ha condotta fuori dalle barbariche aberrazioni del nazismo, liberandola da ogni loro radice. Quel processo è stato portato fino alle estreme e sofferte conseguenze che la nuova leadership tedesca ha saputo trarne a Maastricht, rinunciando allo storico pilastro del marco e collocandosi, con senso del limite, in uno stringente contesto collettivo europeo e nell’ obbiettivo di una vera e propria integrazione politica dell’ Europa». Traduzione brutale della Stampa-Pravda. La Germania è uscita dal nazismo!

Uscendo dal nazismo è tornata unita, e dunque la Merkel merita di guidarci. Napolitano vuol farci scordare che la spaventosa crescita tedesca è coincisa con l’ unità tedesca grazie al trasloco dell’ Est dal comunismo al sistema occidentale. E fa sconto alla Germania del fatto che il carbone di cui ha goduto la locomotiva tedesca per trascinare fuori dalla palude infame del collettivismo l’ ex Ddr l’ abbiamo fornito gratis anche noi. E negli ultimi anni, per gonfiarne i depositi di oro e cioccolato, chi si è prestato al vettovagliamento delle banche crucche sono stati proprio lui e Monti.

di Renato Farina – Libero

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