GOVERNO, ECCO IL TOTO MINISTRI DI PAOLO BECCHI: “ATTENTI A MATTARELLA”

Impazza il toto-ministri per il nuovo governo giallo-verde e anche Lo Speciale ha tentato di entrare nel gioco. Ha provato a farlo con il filosofo Paolo Becchi, per altro fra i primi a sostenere quell’ipotesi della staffetta fra Salvini e Di Maio che è tornata in ballo nelle ultime ore. Anche se l’orientamento di Lega ed M5S sembra quello di puntare ormai su un premier terzo che sarà indicato nella giornata di domenica. E poi c’è da formare la squadra di governo, su cui potrebbe addentrarsi l’ombra di Mattarella che ieri non a caso è intervenuto frenando le spinte sovraniste. Il Capo dello Stato potrebbe pretendere l’inserimento nell’esecutivo di garanti in grado di tutelarne il profilo europeista e atlantista. Intanto proseguono le trattative.

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Becchi, Mattarella sembra già entrato a gamba tesa nel nuovo governo. Vede il rischio di una sua forte ingerenza nella scelta dei ministri?

Quello che ha fatto ieri Mattarella ritengo sia molto grave. Siamo di fronte alla prima vera vittoria del fronte sovranista in Europa, e il Capo dello Stato si permette di intervenire bocciando proprio il sovranismo. Questo governo giallo-verde può davvero rappresentare, come ha detto Di Maio, la nascita della Terza repubblica. Mattarella può dire quello che vuole ma non può imporre la scelta dei ministri. Ci sono dei limiti costituzionali oltre cui non può spingersi”.

Però è già accaduto in passato che i presidenti abbiano messo dei paletti sulla scelta dei ministri. Perché non dovrebbe farlo Mattarella?

“Non è vero che si è sempre fatto. Il primo a farlo è stato Oscar Luigi Scalfaro e dopo di lui lo ha fatto Napolitano. Ma la Costituzione parla chiaro: il Capo dello Stato nomina i ministri su proposta del Presidente del Consiglio. Punto. Di paletti può metterne ben pochi. Non siamo in una monarchia costituzionale. Può dare dei suggerimenti, ma non può imporre nulla. Se in passato altri lo hanno fatto, è il momento che non gli si consenta di farlo ancora”.

Facciamo un pò di totoministri. Chi farà il premier?

“Mi spiace, ma non partecipo a questo gioco. Non mi entusiasma e mi sembra francamente inutile”.

Allora mi dica chi secondo lei farà il premier?

“Resto dell’idea che sia sbagliato ricorrere a figure terze. I premier devono essere Salvini e Di Maio attraverso un patto della staffetta. Il problema sta soltanto nel decidere chi debba partire per primo”.

Fu fatto in passato e poi non fu mantenuto. Perché fidarsi oggi?

“Il fatto che all’epoca il patto della staffetta non fu rispettato da Craxi nei confronti di Andreotti, non significa che questa idea sia da scartare. Poi mi permetto di osservare che comunque Andreotti alla fine il premier lo fece ugualmente anche se non nei termini stabiliti ad inizio legislatura”.

Comunque, chi dovrebbe fare il premier secondo lei?

“Penso debba farlo Di Maio con Salvini ministro dell’Economia. Sono loro i protagonisti di questa grande stagione di cambiamento”.

Per il dicastero economico la Lega punterebbe però su Alberto Bagnai. Eppoi Salvini non è proprio un esperto di economia, o no?

“Ho grande rispetto per Alberto Bagnai, come ce l’ho per Claudio Borghi, ma penso che debba finire la moda di mettere a capo dei ministeri economici, i cosiddetti economisti. Ci devono stare i politici. E’ vero che Salvini non è propriamente un economista, ma avrebbe sicuramente una squadra di esperti e di consulenti in grado di supportarlo. Oggi il ministro dell’Economia conta molto di più del premier. Ai tempi del Governo Berlusconi chi comandava davvero? Silvio o Tremonti?”.

Ad ogni modo il premier anche terzo, dovrebbe essere espressione dei 5S?

“Per logica sì, perché di fatto è il partito più forte, anche se Di Maio ha detto che non intende far valere la legge dei numeri”.

Alla Lega quindi cosa andrebbe?

“Il Ministero dell’Interno e dell’Economia. Questo ritengo sia lo schema più logico in caso di un premier, comunque espressione o vicino ai 5S, ma c’è un problema”

Quale?

“Un premier pentastellato difficilmente sarebbe votato da Forza Italia che sembra orientata verso quella che Giovanni Toti ha definito ‘benevolenza critica’. Senza i voti degli azzurri la maggioranza al Senato sarebbe molto risicata. A meno che non si riesca a coinvolgere nel Governo anche Fratelli d’Italia. Non capisco sinceramente perché si voglia tenere fuori la Meloni”. 

Forse perchè se entra pure FdI bisogna dare dei ministri anche a loro.

“E gli si sanno. Dove sta il problema? Potrebbe andare loro il Ministero della Difesa”.

Per chi?

“Io ci vedrei bene proprio Giorgia Meloni”.

Altrimenti?

“Altrimenti un leghista agli Esteri e un grillino alla Difesa”

Chi agli Esteri?

“Qui il discorso di fa decisamente più complesso. Ci servirebbe uno non eccessivamente filo-Putin. Un moderato insomma, che pur mantenendo buoni rapporti con Mosca e portando avanti la battaglia contro le sanzioni europee alla Russia che danneggiano la nostra economia, garantisca la fedeltà al Patto Atlantico”

Maroni per esempio?

“No, Maroni è fuori dai giochi. ad ogni modo adesso c’è da sciogliere il nodo del premier e penso che non sarà un problema. Si metteranno d’accordo facilmente”.

Cosa glielo fa pensare?

“Salvini e Di Maio sono giovani, dinamici, estranei alle vecchie logiche della politica e non esiste animosità fra loro. Poi non dimentichiamo che Lega ed M5S unendosi hanno anche collegato il Nord e il Sud d’Italia visto che si tratta delle due forze più votate nelle rispettive parti d’Italia. Il sovranismo è proprio questo, il rispetto della sovranità popolare. Abbiamo oggi due diverse forme di sovranismo; quello più identitario della Lega e quello più sociale dei 5Stelle. Si tratta di coniugare questi due diversi aspetti, difendendo l’identità nazionale con il contrasto all’immigrazione di massa e nel contempo tutelare i diritti sociali con l’eliminazione della Legge Fornero e con il rilancio del lavoro. Quello che avrebbe dovuto fare la sinistra e non ha mai fatto preoccupandosi di difendere soltanto gli interessi del grande capitale finanziario. Quelli del Pd dovrebbero avere la decenza di stare zitti invece di ironizzare sul tentativo di Salvini e Di Maio di dare un governo al Paese”.

via Lo Speciale

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