GRIDO DISPERATO DI CONFESERCENTI: IN ITALIA CHIUDE UN NEGOZIO OGNI ORA! PROSSIMO GOVERNO ”TAX CREDIT” E TAGLI LE TASSE

A fronte dei toni trionfalistici del governo Gentiloni al riguardo della “ripresa” dell’economia italiana in questo inizio di 2018, la realà risulta completamente diversa. Febbraio è ancora gelato per il commercio e le piccole imprese commerciali, che fino al 2011 erano la spina dorsale dell’economia italiana.

Nonostante il miglioramento complessivo del clima di fiducia delle medie e grandi imprese, l’indice della distribuzione commerciale segna il terzo calo mensile consecutivo, a partire dal dicembre 2017 arrivando a toccare quota 105,5, he è il dato peggiore degli ultimi 12 mesi.

Un costante calo di fiducia che segnala chiaramente le persistenti difficoltà del vasto settore del commercio in Italia a riprendersi da una crisi a cui si sono aggiunte in questi anni tasse sempre più alte  che allontanano la possibilità di un ritorno almeno alle condizioni del 2008.

E il commento di Confesercenti sui dati Istat relativi alla fiducia dei consumatori e delle imprese è duro e le proposte per il prossimo esecutivo sono concrett: vediamole.

Il calo rilevato a febbraio nel commercio è dovuto ad un peggioramento generale del giudizio sulle vendite correnti e delle attese su quelle future, e coinvolge sia grande distribuzione che negozi tradizionali, anche se sono questi ultimi a registrare l’indice di fiducia più basso, dichiara Confesercenti.

La crisi dei piccoli imprenditori del commercio al minuto, dei negozianti, è evidente anche dai dati sulla nati-mortalità del settore. Nel 2017, infatti, l’emorragia di attività ed esercizi commerciali non si è fermata: complessivamente hanno chiuso senza essere sostituite, circa 10mila imprese del commercio al dettaglio in sede fissa, ovvero con un negozio, al ritmo di una saracinesca abbassata e per sempre ogni ora.

“Per fermare l’avanzare della desertificazione commerciale occorre mettere in campo misure mirate al sostegno delle attività di vicinato in maggiore sofferenza”, spiega Patrizia De Luise, Presidente nazionale di Confesercenti. “In particolare, ci pare doveroso estendere a tutte le tipologie il tax credit già introdotto dalla legge di bilancio a favore delle librerie indipendenti: un credito di imposta tra i 10 e i 20mila euro, da utilizzare in compensazione per far fronte a oneri fiscali (Imu, Tasi, Tari) e al pagamento del canone di locazione di esercizio dell’attività.

L’auspicio è che il prossimo governo – evidente atto di accusa a quello Pd degli ultimi cinque anni – faccia sua questa nostra proposta”. La platea dei soggetti interessati sarebbe estesa,  ma l’aggravio sarebbe comunque relativo: se fosse diretto ai piccoli – con un volume d’affari compreso fra i 45 mila euro e i 150 mila euro annui – si tratterebbe di circa 190 mila operatori commerciali.

E il limite di spesa, per poter riconoscere un credito d’imposta analogo a quello accordato solo alle librerie dall’ultima legge di bilancio, si collocherebbe in poco meno di 260 milioni di euro annui.

Una scelta in tale direzione andrebbe ben oltre l’ambito fiscale, che offrirebbe solo lo strumento per dare attuazione a un preciso indirizzo di politica economica e sociale. Si porrebbe, in tal modo, un argine al fenomeno della chiusura delle attività commerciali. Un fenomeno che, in cinque anni, ha prodotto la scomparsa di oltre 90 mila esercizi di commercio al dettaglio, oltre un terzo dell’emorragia che ha interessato l’intero sistema imprenditoriale del nostro Paese.

Perchè chi ha governato l’Italia in questi passati cinque anni non ha voluto rendersi conto che un terzo esatto delle imprese italiane è formato da attività commerciali e di queste i due terzi sono negozi. Per queste attività i governi Pd non solo non hanno fatto nulla, ma hanno aggravato la situazione aumentando tasse e vessazioni fiscali.

via Il Nord

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