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I POTENTATI FINANZIARI E LE MENZOGNE DEI MEDIA

di Paolo Borgognone

Chiamare, come fa il coro unanime del mainstream politico-intellettuale italiano, anche ai più alti livelli, le organizzazioni finanziarie transnazionali, tipo la BCE, il FMI e le famigerate agenzie private di rating, “autorità indipendenti” è un po’ come cercare di far passare un lupo per vegetariano o una pornostar per illibata.

Io credo che il dovere di ciascuno all’onestà intellettuale dovrebbe imporre il buon gusto di chiamare le cose con i loro nomi: le banche private internazionali, compresa ciò che resta di Bankitalia, sono centrali di potere neoliberistaossia profondamente ideologizzate. E chi sta, in politica, dalla parte del neoliberismo, dovrebbe avere il coraggio di riconoscere questo dato di fatto, peraltro elementare, senza provare pudore o vergogna di sorta.

I capitalisti dovrebbero avere il coraggio di definirsi tali senza vergognarsene, perché i pudori e la vergogna sono quasi sempre sinonimo di “coda di paglia”. Se uno è tifoso non deve definirsi “imparziale” o “indipendente” ma rivendicare, magari con orgoglio, la propria preferenza. Invece no, questo non accade.

E questo atteggiamento la dice lunga su come, in fin dei conti, i neoliberisti sappiano di star combattendo una vera e propria lotta di classe dalla parte dei ricchi, ne sono consapevoli e portano avanti le loro posizioni ogni giorno, ma non le rivendicano! Non hanno il coraggio di presentarsi per quel che sono e devono ricorrere a continui e patetici maquillage mediatici perché, in fin dei conti, sanno di avere torto, di star combattendo dalla parte dei prepotenti, degli speculatori, del big business che non guarda in faccia a nessuno. Lo sanno, ma il “dio denaro”…Qui si fa politica, da posizioni ideologizzate fino all’eccesso, e però ci si spaccia poi come “indipendenti” e super partes, ossia come “la voce della scienza”.

(….) Romano Prodi dice che «le regole europee vanno rispettate anche quando non sono intelligenti» (cit. “Il Sole 24 Ore”). In questa frase è condensato per intero il cieco fideismo ideologico dei tecnocrati liberisti. La Ue è, per costoro, un dogma di fede incontrovertibile e come tale bisogna che i “pezzenti” si adeguino a prestargli venerazione e, soprattutto, sacrifici.
Prodi ripropone la retorica, già sentita più volte dai commenti del banchiere internazionale Mario Draghi, secondo cui non ci sarebbe vita fuori dall’euro e dalla Ue.

Tranquilli, cari amici e lettori, più lor signori persevereranno in questa retorica da Ancien Régime al crepuscolo, prima la fede idolatrica e blasfema di cui sono sacerdoti (il liberalismo globalista) si esaurirà e svanirà spazzata via dalle numerose “eresie” (populismo, sovranismo, socialismo) che stanno sorgendo e divampando in ogni Stato europeo (e che, soprattutto, a differenza dei tecnocrati globalisti, godono del consenso popolare di massa…).

via Controinformazione

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