Il certo fallimento dell’INPS causato dall’austerità euroimposta (e dagli immigrati in arrivo), tutto voluto dall’UE. Ecco la prova

Commento

Sta tutto nel grafico sopra. Anticipo le conclusioni: il disastro è iniziato dal 2012, con gli effetti della cura Monti ossia della cura EUropea dopo aver fatto deliberatamente cadere un primo ministro italiano democraticamente eletto per essersi rifiutato di fare arrivare la troika in Italia. Da tale data (2012) si è innescata la spirale depressiva da cui l’Italia – conti alla mano – NON USCIRA’ MAI PIU’, almeno prima di fallire. Da qui crescita del PIL nulla o negativa mentre gli altri paesi EU crescono, l’accumulo di crediti deteriorati nelle banche, le aziende che scappano all’estero o semplicemente vengono acquistate dagli stranieri per chiuderle (ad es. Italcementi, comprata dai tedeschi e subito delocalizzata a favore delle filiali tedesche, idem la ThyssenKrupp dell’incendio di Torino ecc.), famiglie che perdono il lavoro, disoccupazione in salita e – appunto – carenza di contributi INPS per pagare le pensioni, solo questione di tempo prima che salti il sistema (comunque entro 5 anni, è matematicamente certo).

L’ente in questione paga infatti due ordini di prestazioni ai cittadini: la prima, pensioni di vecchiaia e anzianità; la seconda, aiuti e sovvenzioni statali come sostentamento al reddito oltre che prestazioni assistenziali (cd. welfare). Quello che strettamente parlando non è contenuto alla voce “pensioni” – la seconda parte citata sopra – viene compensata annualmente dallo stato sotto forma di trasferimenti dal bilancio dello stato ossia prelevandolo dalle tasse pagate dai cittadini. Nel 2016 detto trasferimento è stato di circa 107.4 miliardi di euro, tasse pagate dai cittadini e “girate” all’INPS per i sostegni all’occupazione, prestazioni sociali, welfare ecc.

Poi ci sono le pensioni vere e proprie, che in teoria dovrebbero essere austosostenute dal portafoglio finanziario dell’ente, portafoglio costituito dai contributi che tutti versano per pagarsi il ritiro negli anni d’argento. Bene, anche taleprima parte (la parte squisitamente pensionistica) è ormai in deficit, tutto ben previsto ad inizio 2016 e confermato a fine anno, un segno negativo che porta PER LA PRIMA VOLTA il patrimonio netto dell’Ente in rosso. Ossia uno schema Ponzi (ho detto Renzi?): quello che entra nella casse dell’INPS non basta a pagare quello che esce e quindi si attinge al patrimonio netto fino a quando non diventa negativo, lo è gia!. Quanto può durare tutto ciò? Non molto.

Appunto. ora la DOMANDA: quando è nato veramente il problema dell’insolvenza dell’INPS? Dal 2012 ossia dall’avvento di Mario Monti e dell’EU al disastroso comando dei conti italici, come vedete dal grafico sopra che vi ripropongo. Ossia, è stato proprio l’EU con Mario Monti ad inaugurare il disastro a termine dei conti dell’ente previdenziale. In modo deliberato per altro (…). Abbiamo dunque capito il perchè del “trucco” di M.me Fornero di non pagare le pensioni ai pensionandi esodati e perequati dell’epoca: fu una mossa scorretta ed illegale ma necessaria del Governo Monti per non far capire al volgo il danno che stava realmente facendo, altro che lacrime della ricca ministra del Lavoro [mi riferisco al caso dei 390mila esodati rimasti senza stipendio e pensione e poi piano piano riassorbiti con interventi dei governi successivi e alla provata anticostituzionalità dell’aggiornamento/perequazione delle pensioni al costo della vita, poi abrogata dalla Corte Costituzionale, ndr]. Se non lo avesse fatto il caro Monti avrebbe fatto schiattare i conti dell’INPS già nel 2013 ovvero la gente si sarebbe accordta di cosa stava facendo. Così ha posticipato l’effetto negli anni a venire, contravvenendo alle leggi nel negare le promesse fatte ai pensionandi. Ossia non pagando quanto concordato ai cittadini grazie alle lacrime forneriane e dunque spostando la spesa negli anni e governi a venire: oggi il fallimento dell’INPS arriva in ritardo, con l’aggiunta di una speranza crescita che invece non c’è ovvero a peggiorare le cose per l’Italia. Ossia, fallimento dell’INPS assicurato, tempo pochi anni (meno di 5, secondo chi scrive al massimo entro il primo semestre 2019).

Grazie a questa semplice spiegazione ora sapete chi ringraziare quando non riceverete più la pensione, voi o i vostri figli. Si perchè la scelta sarà, (i) o ridurre le pensioni attuali o (ii) non pagare quelle future ovvero quelle dei vostri figli: visto che a sindacalisti e boiardi di sistema giudici inclusi – che percepiscono pensoni altissime, le più alte tra quelle statali, vedasi qui – i privilegi devono essere mantenuti anche se gli italiani sono ormai ogni giorno più poveri,saranno proprio i vostri figli a non ricevere nulla quando si ritireranno (infatti l’eta pensionabile delle prossime generazioni verrà portata sempre più vicina al livello di speranza di vita che per le classi meno abbienti e meno istruite oggi è attorno a 77 anni; Boeri ha già detto che la classe dell’80 andrà in pensione a 75 anni, ovvero per costoro lo Stato sborserà denari per trattamenti di quiescienza solo per due anni!!, vedasi linki).

Piccolo appunto sugli  immigrati: nel medio termine – tra i due ed i cinque anni – essi spiazzeranno i lavoratori italiani chiedendo stipendi più bassi. Visto che di nuova occupazione non ce ne sarà (le aziende scappano o vengono comprate dagli stranieri per essere chiuse o per spostare utile e/o impiego di pregio all’estero), si tratterà solo di sostituzione di lavoratori italiani con altri stranieri a stipendi minori. Visto che i contributi pagati dai lavoratori italiani sono una percentuale sul reddito, gli immigrati che spingono verso una riduzione dei salari causeranno la velocizzazione del fallimento dell’INPS per insufficienza dei contributi versati (semplice semplice, tragico tragico).

Questa sinistra verrà considerata dalle generazioni a venire peggio di Attila: dove passa lei non cresce più l’erba.Visto il livello del caos che mi aspetto (mai visto prima), temo che i prossimi a dover emigrare saranno le famiglie dei responsabili dello scempio.

MD

via Scenarieconomici

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