IL FANTASMA DELLA SINISTRA SE NE FREGA DEI 4000 OPERAI DELL’ILVA CHE RISCHIANO IL POSTO

Commento

(di Francesco Cancellato – linkiesta.it) – Potete prenderlo come se fosse un test, se volete. È di tre giorni fa la notizia che la cordata AmInvest Co, che ha rilevato il gruppo siderurgico italiano dell’Ilva, avrebbe messo nero su bianco, in una lettera inviata ai sindacati, l’intenzione di fare a meno di 4000 attuali dipendenti del gruppo, sui 14mila attualmente sotto contratto.

Oggi le parti si incontreranno al Ministero dello Sviluppo Economico per discuterne, ma i sindacati sono sul piede di guerra e a poco servono le rassicurazioni del Mise, che ha assicurato che gli addetti “tagliati” saranno impiegati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto gestito dall’Amministrazione Straordinaria. Per oggi è previsto uno sciopero di 24 ore, ma già circolano messaggi di agitazioni a oltranza, soprattutto a Taranto.

Quattromila operai che rischiano il posto. Foste il leader di una forza politica di sinistra in cerca d’autore voi che fareste? Esatto: prendereste il primo treno per Taranto e passereste il weekend con i lavoratori dell’Ilva, anche solo per fargli capire che c’è qualcuno, nell’emiciclo, che si batterà per il loro posto di lavoro. A esagerarla potreste organizzare di andare là tutti assieme, da D’Alema a Fratoianni, da Pisapia a Speranza, per far vedere che le differenze vengono meno quando si tratta di difendere i lavoratori, Al contrario, non voleste muovervi da casa – il weekend, i bambini, l’ultimo sole d’autunno – potreste annunciare uno sciopero della fame (a staffetta) come ha fatto Delrio sullo Ius Soli, fino anche non ci sarà un accordo che preserva quei posti di lavoro. O fare una conferenza stampa di solidarietà, o mandarlo alle agenzie, o anche solo comporre un tweet – o farlo comporre dall’assistente-social media editor – rimandando ai giorni feriali azioni più incisive. Lo stesso sforzo di un telegramma di condoglianze, ne conveniamo, ma in tempi di magra ci si può pure accontentare.

Invece niente. Mesi a raccontare che in Italia manca la sinistra, che il Partito Democratico si è spostato troppo a destra, che Renzi non capisce i nuovi conflitti sociali e il malessere del Paese, che ci vorrebbe un Jeremy Corbyn, o un Bernie Sanders, o anche solo un Antonio Costa italiano e poi nessuno o quasi dei supposti leader della supposta nuova sinistra muove anche solo un dito sulla tastiera per 4000 posti di lavoro a rischio?

Non ha detto niente Pierluigi Bersani che pure è stato Ministro dell’Industria e dovrebbe farsi “perdonare” i 98mila euro ricevuti dai Riva per la campagna elettorale del 2006. Nulla da Massimo D’Alema, che a teorizzare la sinistra è bravissimo, a praticarla un po’ meno. Nemmeno una parola da Roberto Speranza che pure ne avrebbe avuto l’occasione, nella sua lunga intervista al Corriere della Sera di ieri in cui ha parlato di Renzi, di Pisapia, di legge elettorale, ma non di Ilva, nonostante abbia detto, sprezzante del ridicolo, che “noi siamo quelli del lavoro”. Non un tweet da Pippo Civati, che ha preferito la battaglia dei collaboratori parlamentari, e da Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, che pure è pugliese. Non una dichiarazione da Enrico Rossi, pur intervistato l’altro ieri da Repubblica, che pure avrebbe da dire qualcosa, visto che 400 di quei 14mila operai dell’Ilva stanno a Piombino, in Toscana, la Regione di cui è Presidente. L’unico che ha detto qualcosa è Giuliano Pisapiache ha definito “inaccettabile” la decisione di AmInvest Co, ha espresso “piena solidarietà” ai lavoratori e l’ha chiusa lì. Salvo in corner – anche grazie al giornalista che gli ha fatto la domanda, altrimenti campa cavallo – ma un po’ pochino per essere il Jeremy Corbyn italiano, forse.

Intendiamoci: non è coi lanci d’agenzia di solidarietà ai lavoratori che si ricostruisce un rapporto di fiducia. Ma l’ultima cosa da fare, se si vuole davvero ridare un senso alla parola sinistra è fottersene di 4mila lavoratori che rischiano il posto. O ignorare le proteste dei rider di Foodora e di tutto il mondo della gig economy, che era a Torino a far sentire la sua voce durante il G7 dello scorso weekend. O nemmeno commentare con un plauso l’azione di Margarethe Vestager e della Commissione Europea che sta distribuendo maxi multe a tutte le plattform company che si “dimenticano” di pagare le tasse in Paesi europei che “dimenticano“ di chiedere loro di farlo. Mentre loro, i Bernie Sanders di casa nostra, ci raccontano che quest’Europa va cambiata, dimenticandosi di raccontarci come.

Ecco: forse prima di puntare il dito contro chi, a vostro dire, ha ucciso la sinistra, fareste prima a nascondere bene l’arma del delitto. Non si sa mai.

via La Post Verità

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