INUTILI DOLLARI: LA VALUTA AMERICANA VIENE CACCIATA DALL’ASIA

L’aggressiva politica commerciale di Trump e gli incredibili livelli raggiunti dal debito pubblico rendono il dollaro americano sempre meno vantaggioso nelle transazioni internazionali. Dell’inevitabile dedollarizzazione dell’economia mondiale parlano sia analisti bancari sia i teorici dell’economia.

Sputnik vi spiega come cambierà il sistema finanziario globale in futuro e di cosa saranno privati gli USA.

Duplice colpo

La ragione principale per cui improvvisamente si sta parlando delle prospettive del dollaro come valuta di riserva mondiale è la Cina, la quale ha inferto allo status del dollaro due potenti colpi.

In primo luogo, la Borsa internazionale di Shanghai ha lanciato i future sul greggio denominati in yuan. Nonostante lo scetticismo di molti analisti, in solamente 6 mesi la quota di affari conclusi in yuan ha raggiunto il 10% del totale.

A settembre gli acquirenti riceveranno i primi 600.000 barili di greggio comprato in yuan. Gli esperti non hanno dubbi sul fatto che l’interesse dei trader verso gli acquisiti di oro nero in valuta cinese potrà solo aumentare.

“Questo sarà uno dei cambiamenti più significativi per il ruolo svolto dal dollaro a livello internazionale”, osserva l’editorialista economico Rory Hall sul portale The Daily Coin. “I primi future sul greggio non denominati in dollari potrebbero influenzare in modo significativo il commercio mondiale. E il fatto che le relazioni economiche tra Cina e Russia si stiano rafforzando rende la situazione ancor più pericolosa per la Fed e lo status del dollaro come valuta di riserva”.

Hall sottolinea, inoltre, che, se il volume dei future sul greggio in yuan continuerà a crescere così velocemente come adesso, le prospettive del dollaro sono precarie.

Il secondo colpo inferto dalla Cina è stato inaspettato per la maggior parte degli osservatori. Gli analisti di Goldman Sachs hanno scoperto che negli scorsi mesi si è verificato un brusco passaggio di investimenti stranieri da titoli di stato americani a titoli cinesi denominati in yuan.

E questa tendenza sta prendendo piede in quanto il Consiglio di Stato cinese ha deciso di introdurre delle agevolazioni fiscali per gli acquirenti di titoli di stato.

Secondo le stime di Goldman Sachs, nei prossimi 5 anni gli investitori stranieri collocheranno in titoli cinesi più di un trilione di dollari e circa un terzo di questa somma la prenderanno dai titoli di stato USA.

Non solo la Cina

Stanno cercando un’alternativa alla valuta americana praticamente tutti i Paesi che sono stati colpiti dalle sanzioni di Washington. Questa settimana l’Iran e l’Iraq hanno eliminato il dollaro come valuta nel loro commercio bilaterale.

“Passeremo al riyal iraniano, all’euro e al dinaro iracheno”, ha spiegato Yahia Al-Ishaq, presidente della Camera di commercio irano-irachena.

Teheran ha comunicato che venderà petrolio all’Europa non in dollari, ma in euro.

Il presidente turco Recep Erdogan lo scorso lunedì ha dichiarato che “l’attaccamento del commercio internazionale al dollaro diventerà un problema serio” e ha invitato a rifiutare la valuta americana nelle transazioni di commercio estero.

Di questo ha parlato anche il Ministero degli Esteri russo Sergey Lavrov. “Gli USA stanno interrompendo a loro vantaggio le operazioni bancarie in dollari”, ha osservato Lavrov in diretta su Pervy kanal. “Il dollaro sta diventando uno strumento di pressione non solo sugli avversari geopolitici degli USA, ma anche sui loro alleati”.

Il Ministro degli Esteri russo ha sottolineato che gli americani hanno sempre considerato la propria valuta come la principale. Per questo la utilizzano per manipolare i Paesi per loro scomodi.

“Questi grossolani abusi non fanno altro che indebolire il ruolo del dollaro come valuta internazionale”, ha ammonito Sergey Lavrov.

In un’intervista a Sputnik il Ministro dell’Industria e del Commercio russo Denis Manturov ha comunicato che le case automobilistiche russe utilizzeranno le valute nazionali per i pagamenti delle forniture di componentistica alla Turchia (queste le intenzioni dichiarate da tutta una serie di società).

Il maggiore ostacolo alla dedollarizzazione è l’instabilità dei cambi valutari. La svalutazione delle valute dei Paesi in via di sviluppo (Iran, Turchia, Russia) rispetto al dollaro e all’euro solo nell’ultimo mese si è attestata su valori a doppia cifra percentuale.

Per questo, senza un cambiamento radicale nella politica delle banche centrali nazionali non sarà possibile cominciare a parlare di un rifiuto totale del dollaro.

Dollari in eccesso

Secondo gli esperti anche un rifiuto parziale della valuta americana nelle transazioni internazionali potrebbe minacciare l’economia degli USA.

“La riduzione dell’impiego del dollaro su scala mondiale del 30-40% o anche meno sarà insormontabile”, ammonisca Rory Hall. “I dollari “in eccesso”, rientreranno nell’economia degli USA e faranno divampare l’inflazione e scappare gli investitori”.

In un articolo su Project Syndicate il premio Nobel per l’economia Jeffrey Sachs ha spiegato che grazie all’attuale status del dollaro come moneta di riserva mondiale gli USA godono di tre importanti vantaggi economici. In primo luogo, la possibilità di prestare dollari all’estero.

“Se il governo prestasse valuta straniera, ci sarebbe il rischio di andare in bancarotta, ma prestare la propria valuta rappresenta un rischio minimo”, scrive Sachs. “In generale la posizione internazionale del dollaro permette al Ministero delle Finanze degli USA di attirare capitale sul mercato con elevata liquidità e tassi di interesse bassi”.

Il secondo vantaggio è legato alle attività finanziarie: gli USA guadagnano bene grazie ai servizi bancari che offrono a tutto il mondo. Il terzo vantaggio riguarda la regolamentazione e il controllo: direttamente o meno gli USA oggi gestiscono i maggiori sistemi di pagamento al mondo.

“La sgraziata politica di Trump sta portando alla fine dell’epoca di dominazione del dollaro”, ritiene Sachs. “Altri Paesi, in particolare la Cina e l’UE, ora cercheranno in tutti i modi di evitare le sanzioni americane e di aggirare il sistema di pagamento in dollari”.

La Casa Bianca sarà privata alla fine di tutti i vantaggi sopraccitati e rimarrà sola con un debito pubblico enorme e gravi buchi nel bilancio.

“Per ora i leader dell’imprenditoria americana sostengono Trump che li ha fatti felici con la riduzione delle tasse sulle imprese e con la deregolamentazione. Ma già fra pochi anni le sue irresponsabili scelte sanzionatorie e di politica estera indeboliranno in maniera significativa l’economia del Paese e il ruolo del dollaro nella finanzia internazionale”, conclude Sachs.

via Sputnik

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