News

Italia in Svendita. Francia e Germania preparano l’assalto

Il nostro Paese sta vivendo una grave crisi simile al periodo 1992-1993, quando la fine della Prima Repubblica spalancò le porte alle speculazioni finanziarie ai danni dell’Italia.

Scrive Il Giornale:

Come racconta Sergio Vento, già ambasciatore a Washington, Parigi, Belgrado, oltre che alle Nazioni Unite, intervistato da Daniele Capezzone su La Verità, il rischio svendita per il nostro Paese è fortissimo, con la Francia che punta a moda e risparmio e la Germania all’industria. Secondo il diplomatico, Parigi non solo compete con noi in molti settori, ma punta ad acquisizioni in Italia. Moda, lusso, agroalimentare, banche, risparmio sono nel mirino di Macron e i casi Fineco e Pioneer sono emblematici in questo senso.

Per Vento l’Italia vive un “1992-93 che non finisce mai” tra “shopping loro e svendite nostre” con la Germania che punta ad altri ambiti più industriali, dove pure “siamo molto appetibili”. Insomma, per l’esperto diplomatico il rischio “svendita” è concreto e, pertanto, occorre vigilare molto attentamente. E con il nuovo governo “giallo-rosso” il rischio è ancora più grande, considerando la vicinanza del Conte-bis alle istanze – e agli interessi – di Emmanuel Macron ed Angela Merkel. Un governo che rischia di essere teleguidato da Bruxelles: “Quando il tedesco Oettinger dice “Sarete ricompensati ora che il vostro governo è più gradito”, mi pare sia tutto chiaro Diciamo così: c’è il rischio di un pilota automatico se non si negozia seriamente e con forza in Europa” sottolinea Sergio Vento.

Se per Parigi la Brexit può essere un’opportunità, con l’ambizione di Macron di fare di Parigi la guida dell’Ue, da Berlino viene vista con grande preoccupazione, perché la Brexit colpirà l’ economia tedesca molto più di quella francese. Quanto all’Italia, purtroppo, afferma Vento, la “pretesa egemonica sull’Italia da parte di Francia e Germania era in corso da molti anni, ben prima di Brexit”. Una situazione che rischia ulteriormente di complicarsi, perché, come spiega il diplomatico, un eventuale spostamento dell’asse del nuovo governo “giallo-rosso” verso Bruxelles agli americani non dovrebbe piacere molto e così verrebbe a mancare l’unica sponda su cui Roma potrebbe fare affidamento per recuperare un po’ di sovranità.

Che il “Conte-bis” sia un governo estremamente gradito a Bruxelles e ad Angela Merkel è acclarato dall’attivismo di quest’ultima a favore del nascente esecutivo. Lo dimostra la telefonata della Cancelliera al Nazareno per dire che il governo va fatto a ogni costo. Il retroscena, raccontato da Goffredo De Marchis in un lungo articolo pubblicato ieri su Repubblica, la dice lunga sulle pressioni internazionali a favore di un governo con il Partito democratico al potere. L’obiettivo dei tedeschi, come anche di altre forze europee, infatti, è fermare la formazione di un esecutivo sovranista.

Ci sono poi altre pressioni. Come raccontava qualche giorno fa su L’Espresso Marco Damilano, il partito americano, quello che non si identifica con le amministrazioni di turno, Obama o Trump pari sono, ma che tutela nel mondo gli interessi dell’Impero, invisibile ma molto influente, anzi, determinante nelle svolte politiche italiane, ha lavorato sodo in queste settimane: contro Salvini e per Conte. Tesi condivisa anche dal giornalista Massimo Giannini, che a La7, qualche giorno fa, ha parlato di un governo voluto dalle élite. “Sono le esecrate élite? Sono i tecnocrati? Chiamiamoli come vogliamo. Tutto quello che rappresenta una minaccia viene guardato, dalle cancellerie e dalle tecnostrutture, con qualche preoccupazione”. E la minaccia, in questo caso, era Salvini, poiché metteva discussione tutta una serie di certezze, giuste o sbagliate che siano, che erano state acquisite nei decenni.

Il governo “giallo-rosso” nasce dunque con il benestare di Unione europea, Francia e Germania: Paesi, questi ultimi, che con il “Conte-bis” potranno esercitare e preservare la loro egemonia sul continente europeo senza troppe scocciature. Come scriveva Edward H. Carr nel suo capolavoro Utopia e realtà (The Twenty Years’ Crisis: 1919–1939: An Introduction to the Study of International Relations), così come gli appelli alla ‘solidarietà nazionale’ nella politica interna provengono sempre dal gruppo dominante – che può usare quella solidarietà per rafforzare il proprio controllo sulla nazione – allo stesso modo gli appelli alla solidarietà internazionale e all’unione mondiale provengono dagli Stati dominanti che possono sperare di esercitare il loro controllo sul mondo unificato. I paesi che lottano per farsi largo con la forza nel gruppo dominante tendono naturalmente a invocare il nazionalismo contro l’internazionalismo delle grandi potenze. Esattamente ciò che sta accadendo ora in Europa, mentre l’Italia rischia di essere “svenduta”.

loading...