LA BOMBA DI PARAGONE: “I GIUDICI BLOCCANO LE CASSE DELLA LEGA? ECCO COME QUESTO PUÒ GIOCARE A FAVORE DI SALVINI E I SUOI”

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A questo punto la partita è solo politica. Se le casse della Lega si ritrovano bloccate per effetto di una decisione della magistratura – decisione che mai s’ era vista nemmeno negli anni di Tangentopoli, stagione in cui i partiti avrebbero commesso le peggiori cose possibili e immaginabili -, alla Lega non resta che girare a proprio favore la scelta del tribunale. A Salvini le idee non mancano. E quelle non gliele possono congelare.

Ho già scritto precedentemente che siffatta decisione è assolutamente legittima sul piano procedurale, nonostante si incardini già dopo il primo grado di giudizio, tuttavia lascia perplessi per una serie di questioni.

La prima è che se fosse stata utilizzata per le banche in dissesto, forse i risparmiatori avrebbero più chances di recuperare i soldi prosciugati; invece abbiamo visto un fiorire di good bank e bad bank, di bad company e good company. La seconda è che i responsabili penali e politici sono fuori dal nuovo corso leghista e quindi si può comprendere la rabbia della nuova dirigenza.

La terza è che se davvero ai magistrati stanno a cuore i soldi pubblici, dovrebbero usare le maniere forti per pretendere quanto meno la massima trasparenza sui contenuti dei contratti derivati e di chi li ha firmati, visto che su tali contratti c’ è il segreto di Stato.

La Corte dei Conti per esempio sta valutando le responsabilità di precisi dirigenti del Tesoro, due dei quali hanno addirittura ricoperto l’ incarico di ministro dell’ Economia e ora sono sotto contratto con importanti merchant bank.

Il Tribunale di Genova ha scelto di fare ciò che finora non si era mai visto: ha voluto dare il suo segnale di fermezza e intransigenza. Mettiamola così, ci sono giudici che non considerano da fermare persone pericolose e ci sono giudici che decidono di bloccare tutti i soldi di un partito dopo una sentenza di primo grado.

Ora, giusto o non giusto, Salvini si ritrova nel mezzo di una fase di crescita senza soldi, nemmeno di chi gli volesse fare oggi una donazione. E si ritrova pure con i competitor elettorali che gli ribalteranno Roma Ladrona.

Che fare? Fossi in lui girerei l’ Italia coi furgoncini da lavoro, coi camion, con quei mezzi di trasporto che caratterizzano le fatiche degli artigiani e dei piccoli imprenditori, cioè di un mondo che conosce le stesse bizzarre decisioni di giudici e burocrati: conti corrente bloccati, immobili pignorati, ganasce ai mezzi di trasporto. Dovrà impazzire con banche e burocrazia.

Per effetto di questa sentenza, Salvini si ritrova a gestire il suo partito come parecchi artigiani si ritrovano a gestire le aziende in crisi. Ecco perché trasformerei i camion in palco da comizio. Farei una campagna elettorale essenziale, naked, ben aderente alle esperienze di chi fa impresa e ha tutti contro.

Fonte: qui

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