LA BREXIT FARÀ MALE ALLA GERMANIA INDUSTRIE E BANCHE PREOCCUPATE

La conclusione dell’accordo sulla Brexit e la conseguente ratifica da parte del governo di Theresa May non sono stati fatti scevri da conseguenze: il governo conservatore ha infatti perso pezzi, subendo un’emorragia di due ministri e due sottosegretari. Per quanto riguarda i titolari di dicastero, si sono dimessi Raab e McVey, titolari rispettivamente della negoziazione sulla Brexit e del Lavoro, sostituiti rispettivamente dal Ministro della Salute Steve Barclay e dalla rientrante Amber Rudd, ex ministro dell’Interno che aveva dato le dimissioni a fine aprile. Ma in questo marasma non si è trattato di una debacle totale per la May.

Gove e Fox difendono l’accordo sulla Brexit

La May, ha potuto incassare appoggi di peso per il suo operato, che ha portato a un accordo molto contestato. Come scrive Il Foglio,“al suo fianco si è schierato infatti Michael Gove, uno dei tories più influenti, il più prestigioso esponente del partito che si è schierato per la Brexit. Anche lui, così potente da aver silurato Boris Johnson dalla carica di Ministro degli Esteri, ha condiviso con la May che l’accordo concordato dopo una maratona negoziale durata anni, è il migliore cui Londra potesse aspirare, dati gli attuali rapporti di forza. L’opinione è stata condivisa da un altro pezzo da novanta dei conservatori: il ministro del Commercio Liam Fox”.

Questi endorsement d’eccezione sono piovuti inaspettati per il primo ministro, ed è certo che il Ministro dell’Ambiente Gove, oltre a Fox, abbia convinto a votare a favore del deal sulla Brexit altri ministri conservatori fautori in passato di una linea dura: il Ministro dei Trasporti, Chris Grayling, quella dello Sviluppo Internazionale, Penny Mordaunt, e quella dei Rapporti con il Parlamento, Andrea Leadsom.

Pragmaticamente, scrive il Guardian, Gove ha voluto mettere l’interesse nazionale davanti alle liti di partito. E d’altronde, scrive Quoted Business“far cadere l’esecutivo lascerebbe libera la poltrona più ambita, ma chi accetterebbe di diventare premier (o andare a nuove elezioni) in un momento nel quale è troppo tardi per negoziare un nuovo accordo con l’Ue? Chiunque (conservatore o laburista) prenderebbe ora il posto di Theresa May rischierebbe di durare poco e non essere rieletto alla prossima tornata”.

L’industria prepara il piano B ma è fiduciosa per il dopo Brexit

Nelle scorse settimane, anche l’industria dell’auto, che nel Regno Unito genera un business da 82 miliardi di sterline, come riporta il Telegraphaveva mostrato le sue preoccupazioni per una Brexit senza accordo. L’industria dell’auto è una delle più proiettate transnazionalmente, ed è vincolata al transito di componenti e semilavorati attraverso la Manica.  Carlos Ghosn, il patron di Renault che, nelle vesti di numero uno di Nissan governa anche lo stabilimento di Sunderland, primatista di produzione europeo con 700mila vetture, ha dichiarato: “È giusto prepararsi al peggio. Ma non credo che arriverà”.

Continua Il Foglio: “se non si arrivasse ad alcun accordo […] le auto prodotte oltre Manica dovrebbero costare, causa dazi e tasse, il 10% in più. […] La fiducia è una bella cosa, ma non approfittiamone è la regola di uno dei gioielli industriali della Corona: la Rolls-Royce, anche dopo l’ accordo siglato da Theresa May, procede con il piano B, che prevede la costituzione di scorte di emergenza per fronteggiare il ritorno dei controllo dei controlli doganali, un’ eventualità che, secondo le proiezioni più estreme, potrebbe creare code di decine di chilometri per le merci” ferme sulle sponde tra Gran Bretagna e continente.

Un’altra precauzione fondamentale è venuta dalla London Stock Exchange, che ha comprato una quota ulteriore della London Clearing House (Lch), società di gestione delle transazioni in derivati da centinaia di miliardi di dollari che interessano ogni giorno la City; la Brexit, infatti, potrebbe dividerne il nozionale, con la parte in euro pronta a prendere la via di Francoforte o, forse, Milano, e così facendo la Lse vuole fare sfoggio della sua fiducia per i prossimi mesi.

Le preoccupazioni in Germania

La percezione, nell’economia, è dunque duplice: cauto ottimismo per la tenuta dell’esecutivo, ma preparazione per uno scenario negativo che ne potrebbe sconvolgere gli equilibri. I numeri di un’economia che corre danno per ora ragione alla May molto più di quanto la percezione politica lasci intendere. Ma con la Brexit ci si avventurerà in un terreno inesplorato: nei prossimi mesi, Londra e Bruxelles sono destinate a navigare a vista, così come i singoli Paesi del continente.

Chi potrebbe rimetterci più di tutti è la Germania. In primo luogo, subendo un danno di immagine: Angela Merkel ripete da due anni che la Brexit avrebbe dovuto rispettare le quattro libertà (libera circolazione di capitali, beni, servizi e persone) ritenute prioritarie per la  Ue. Quello che la Merkel non dice, secondo StartMag“è che è stato il governo tedesco, con una coalizione di centrosinistra, a limitare la libera circolazione dei lavoratori polacchi e cechi per sette anni dal 2004, ai tempi dell’espansione dell’Ue verso est. Almeno a quel tempo la libertà di circolazione non sembrava così scavata nella pietra”. Una nuova dimostrazione del doppiopesismo germanico.

La Germania sta facendo piani per una hard Brexit, ma la sua industria è invece più disorientata. I gruppi tedeschi come Volkswagen e Opel hanno perso quote di mercato in terra britannica nel 2017 e ridotto i loro investimenti; vi sono poi le preoccupazioni della borsa di Francoforte, dovuti tanto alla possibilità di un mantenimento dello status quo finanziario quanto a quella di uno spostamento di parte degli asset in euro della City a Piazza Affari, controllata direttamente da Londra.

In generale, le esportazioni dalla Germania alla Gran Bretagna  generano il 2,8% del Pil nazionale tedesco. Angela Merkel e i suoi sono in fibrillazione. E ora più che mai la mancanza di leader autorevoli sul continente aumenta l’incertezza per il dopo Brexit.

L’articolo La Brexit farà male alla Germania
Industrie e banche preoccupate
 proviene da Gli occhi della guerra.

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