LA SPESA PUBBLICA FA CRESCERE IL PIL: BANCA D’ITALIA E FMI SBUGIARDANO L’AUSTERITÀ

La spesa pubblica è uno spreco? Tutt’altro, anzi permette di far crescere il Pil – del quale è una componente – con un fattore moltiplicativo superiore all’unità. Vale a dire che per ogni euro speso il prodotto interno lordo crescerà di più di un euro. Nessuna novità, visto che la teoria keynesiana (e qualche decennio di pratica sul campo) già ci hanno abituato a ragionare in tali termini. Ma questi concetti, ribaditi ai tempi dell’austerità e dei vincoli euro-imposti ai conti pubblici, suonano quasi come eretici. E lascia abbastanza sorpresi l’apprendere che a sostenere l’ovvio non sia qualche pericoloso economista fuori dalle righe, ma due soggetti che dell’ortodossia hanno fatto una bandiera: Banca d’Italia e il Fondo Monetario Internazionale.

Il nostro (ex) istituto di emissione l’ha messo nero su bianco in uno studio pubblicato ad inizio maggio, nel quale esamina la dinamica della spesa pubblica in quel territorio ancora ignoto nel quale ci troviamo oggi, vale a dire nell’epoca dei tassi zero. Il risultato qual è? Che nella peggiore delle ipotesi il moltiplicatore sarà attorno a 0,8, ma la forchetta si estende fino a 1,6. È quindi molto probabile che, tanto più se la spesa è veicolata in capitoli “produttivi” generi un moltiplicatore superiore all’unità. Non è la prima volta che via Nazionale si esprime sul tema, avendolo già fatto nel corso degli anni e giungendo a conclusioni similari.

Analogo discorso per quanto riguarda il Fondo Monetario Internazionale. Analizzando in un recente documento sempre la situazione di tassi di interesse a zero, l’Fmi offre una diversa serie di panoramiche basate su altre stime che addirittura “moltiplicano il moltiplicatore”, portandolo dal risicato 1 di Banca d’Italia fino a 2 e, in determinate circostanze, persino a 4.

Ottimista la seconda, pessimista la prima o in medio stat virtus? Il dibattito è aperto da tempo, dovendo però anche considerare che a diverso stimolo fiscale (vale a dire a diversa composizione qualitativa della spesa pubblica) corrisponde moltiplicatore diverso, che in taluni casi può anche scendere al di sotto dell’unità. Difficile comunque che ciò accada. O meglio, può accadere se la teoria viene piegata ad esigenze che di economico hanno poco o nulla. Come nel caso, ad esempio, della Grecia, dove la troika ha imposto misure di austerità sulla base di un moltiplicatore della spesa pubblica (stimato, guarda caso, proprio dal Fmi!) a 0,5. Peccato che la letteratura specialistica in materia lo considerasse almeno il triplo, superando dunque quel valore 1 che è poi ciò che in estrema sintesi fa la differenza fra crescita e recessione.

Filippo Burla

L’articolo La spesa pubblica fa crescere il Pil: Banca d’Italia e Fmi sbugiardano l’austeritàproviene da Il Primato Nazionale.

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