Eurozona, News

LA UE UCCIDE IL MADE IN ITALY: VIA LIBERA AI PRODOTTI TAROCCATI

di Attilio Barbieri

Un colpo di spugna sulle frodi alimentari e al contempo una sanatoria definitiva per i taroccatori che si arricchiscono con l’italian sounding. L’imitazione dei nostri prodotti alimentarti. A questo conduce un nuovo Regolamento che la Commissione europea ha appena pubblicato sul proprio sito, dove rimarrà a disposizione per la consultazione pubblica (soltanto in lingua inglese), fino al primo febbraio. Dopodiché entrerà in vigore.

L’Eurogoverno avrebbe dovuto pubblicare il regolamento entro il 2014. Lo ha fatto in ritardo, facendo un regalone all’industria dell’anonimato. La norma tanto attesa è destinata a regolare un aspetto critico: i prodotti confezionati in un determinato Paese ma con materia prima straniera. In Italia, ad esempio, i formaggi, la pasta e i salumi, giusto per fare i tre casi più frequenti. L’obiettivo dichiarato del Parlamento Ue – che incluse il principio nel regolamento 1169 del 2011 – è quello di evitare che un ingrediente straniero venga fatto passare ad esempio per italiano, solo perché la lavorazione del prodotto in cui viene utilizzato si svolge nel Belpaese. Il latte per i formaggi, il grano per la pasta e la carne di suino per i salumi.

Nei casi in cui la confezione potrebbe trarre in inganno i consumatori, l’origine andrebbe dichiarata in etichetta. Ma non sarà così, perché la Commissione ha introdotto una serie di meccanismi che finiranno per agevolare l’industria dell’anonimato. Vediamo come.

Innanzitutto sono escluse dall’obbligo di dichiarare l’origine le denominazioni generiche, come pasta, prosciutto, formaggio, mortadella, latte (a lunga conservazione), mozzarella, olio e via dicendo. Un regalo ai taroccatori che in giro per l’Europa le utilizzano per far credere ai consumatori che si tratti di cibi italiani.

Esentati dall’applicazione delle nuove norme sono ugualmente i marchi. È sufficiente, ad esempio, che nel logo del produttore vi sia un nastro o una coccarda tricolore e l’obbligo di dichiarare da dove venga l’ingrediente primario decade. Il caso più clamoroso è quello della Pasta Miracoli, prodotta in Germania ed etichettata con una enorme profusione di tricolori.

L’obbligo non vale neppure per le Igp (Indicazioni geografiche protette), così i produttori di Bresaola della Valtellina, Mortadella Bologna e Speck dell’Alto Adige, potranno continuare a importare la carne che impiegano senza dover scrivere nulla.

Il produttore dovrà dichiarare da dove provenga la materia prima dell’ingrediente primario soltanto qualora dovesse indicare chiaramente «Made in Italy» sulla confezione. In questo caso, però, può cavarsela con un generico «paesi Ue», oppure «Paesi non Ue»; o ancora «Paesi Ue e non Ue». Una dichiarazione che equivale a scrivere «Pianeta Terra», come fa notare Dario Dongo, uno dei massimi esperti di diritto alimentare.

«L’ennesimo regolamento all’europea», conferma Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega, molto attivo sulla difesa del made in Italy, «una norma che doveva servire a informare sull’ingrediente primario del prodotto quando questo proviene da un Paese diverso rispetto a quello di lavorazione e confezionamento, ma alla fine non lo farà». Secondo Ciocca «appare evidente che gli interessi commerciali su questo tipo di regolamenti sono più forti rispetto alla corretta informazione che dovrebbero avere i cittadini vista l’esclusione dalle nuove norme per i marchi registrati. Basta quindi registrare il marchio e il gioco è fatto!».

Anche la consultazione pubblica cui la Commissione europea ha sottoposto il provvedimento, pubblicandolo sul proprio sito web, sa di presa in giro. «L’Europa è trasparente e non ci nasconde nulla», ironizza in proposito Ciocca, «proprio per questo ha deciso di aprire una consultazione pubblica. Peccato che di pubblico abbia ben poco. Testo esclusivamente in inglese e nessuna informazione di pubblicazione. Insomma una consultazione per grandi imprese e associazioni di categoria strutturate a livello europeo, non certamente per i cittadini». Fra l’altro, oltre a non esservi traccia nelle comunicazioni ufficiali di Bruxelles sull’apertura della consultazione, il documento è quasi introvabile sul sito web della Commissione, nascosto nelle pagine di una delle tante direzioni generali. Insomma un capolavoro di trasparenza negata. Nei contenuti ma pure nella forma.

www.liberoquotidiano.it