La verità sul golpe finanziario del 2011 in Italia

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Nel 2011 l’Italia subì un colpo di Stato. Il governo capeggiato da Silvio Berlusconi, non convinto di percorrere la via dell’austerità, parlò di uscita del nostro Paese dall’euro e la finanza immediatamente passo all’attacco sostituendo Berlusconi con un proprio governo, quello di Mario Monti.

Qui il punto non è difendere o meno Berlusconi, che dopo aver subito tutto questo, per bieca convenienza, si alleò con chi lo aveva deposto votando un atto eversivo come il pareggio in bilancio in Costituzione. Il pareggio in bilancio rappresenta infatti la resa dell’Italia alla dominazione straniera, impedendo al Paese il libero esercizio della propria sovranità economica con violazione evidente dei principi fondamentali della Costituzione (artt. 1-11).

Che cosa accadde nel 2011 lo sappiamo bene. La banca centrale europea annunciò che non avrebbe più comprato i nostri titoli di Stato sul mercato secondario. Le agenzie di rating iniziarono a declassare i nostri titoli di Stato e Deutsche Bank vendette i titoli italiani in suo possesso. L’azione coordinata degli organismi finanziari provocò l’impennata artificiale dello spread. Tutto questo ovviamente non bastava a portare alla resa di Berlusconi, che ben sapeva che uscendo dall’euro e recuperando la sovranità monetaria, in un Paese di grande produttività e forza industriale come l’Italia, non avrebbe avuto alcun problema a disintegrare il dominio finanziario. Allora la finanza colpì le sue aziende e la paura di perdere la propria ricchezza lo portò alla resa ed all’avvento di Mario Monti, ovvero colui che con le sue politiche ha distrutto il Paese, rendendo scientemente molto più difficile di allora un’uscita dal cappio europeo. Monti ha infatti distrutto, con politiche mirate, i settori trainanti dell’economia italiana, affinché la ribellione non potesse più essere una scelta praticabile.

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Il disegno fu semplice e chiaro, la crisi dello spread si concluse non per le azioni distruttive di Monti, ma unicamente quando la banca centrale tornò ad annunciare che avrebbe comprato illimitatamente i titoli di Stato italiani sul mercato secondario. Ovviamente tale azione fu subordinata a “politiche lacrime e sangue” volte allo smantellamento della sovranità italiana. Insomma nel 2011 subimmo un’occupazione paragonabile a quelle di carattere militare.

Il Paese non reagì all’aggressione e la classe politica si posizionò sulle tipiche posizioni collaborazioniste, che vediamo in atto ancora oggi con Padoan al timone. Il Paese è infatti governato dal ministro dell’economia, uomo di stretta fiducia della finanza.

L’economia da sola non salverà il Paese. Non può farlo. Il Paese si salverà solo se assieme alla ripresa di politiche economiche volte all’interesse nazionale la Magistratura colpirà, Costituzione e codice penale alla mano, quel potere finanziario costituito che ci ha portato in questo incubo, recuperando da essi il maltolto con quegli strumenti giuridici che l’azione penale consente. Dobbiamo riprenderci quel tessuto produttivo che ci è stato sottratto con azioni criminali.

Insomma, mentre qualche euro imbecille insiste nel dire che Monti ha salvato il Paese la realtà è che almeno 3/4 della classe politica italiana che ha lavorato al fianco dei nostri nemici, perseguendo lo smantellamento della sovranità e dell’indipendenza nazionale, andrebbe condannata.

Articolo dell’Avvocato Marco Mori

Tratto da: “Un PM coraggioso apre un processo contro il golpe finanziario: non lasciamolo solo” di Marco Mori

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

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