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LA “VOCE DEL PADRONE” RITORNA A FARSI SENTIRE

Come era facile prevedere, è ritornata a farsi sentire con la sua autorità la “voce del padrone”, ovvero la lettera di richiamo della Commissione Europea su quanto si va prospettando in Italia dopo le elezioni:
“L’Italia ha “squilibri eccessivi”, con un “elevato debito pubblico e dinamiche protratte di produttività debole, che implicano rischi con rilevanza transfrontaliera guardando al futuro, in un contesto di disoccupazione e di crediti deteriorati ancora elevati”, riporta la lettera di richiamo della Commissione, poi segue una valutazione sul sistema pensionistico: quanto al capitolo pensioni.

La sostenibilità nel lungo periodo del sistema pensionistico italiano “assicurata dalle riforme del passato si sta lentamente deteriorando” sottolinea la Commissione Europea. La spesa pensionistica in percentuale sul Pil, riportano i tecnici dell’esecutivo Ue, “è salita del 2% come risultato della crisi e della relativa caduta del Pil nominale. Ora è la seconda nell’Ue e nell’Ocse, dopo la Grecia. Le passività implicite derivanti dall’invecchiamento della popolazione erano state contenute dalle riforme previdenziali e sanitarie del passato, che avevano migliorato la sostenibilità nel lungo termine”. (ADN Kronos )

In sostanza, il programma di Salvini di azzerare la legge Fornero viene bocciato dalla Commissione.
Nella lettera della Commissione è implicito il richiamo al fattore demografico, con l’invecchiamento della popolazione e la bassa natalità dovete accogliere i migranti (ci dice la Commissione) per avere una nuova pletora di persone che potranno pagate i contributi all’INPS per le pensioni. Come non viene chiarito, dal momento che già ci sono parecchi milioni di disoccupati in Italia ed alcune centinaia di migliaia di giovani che fuggono all’estero in cerca di lavoro.

Una soluzione c’è ed è quella che non viene spiegata: abbassare i salari degli italiani, equiparandoli a quelli che sono disposti ad accettare i migranti. Lo sfruttamento del lavoro salariato come soluzione ai problemi di competitività del sistema economico.

Lavoro per i migranti

Allo stesso modo viene implicitamente bocciata in anticipo l’idea del reddito di cittadinanza dei 5 Stelle, incompatibile con il bilancio pubblico e per la sostenibilità del debito. Idem per l’idea di bloccare l’arrivo dei migranti, la UE ci dice che ci servono , che sono la mano d’opera di riserva per le imprese e per l’economia. Guarda un pò non ci aveva pensato nessuno.
Tutti i nodi vengono al pettine, da una parte (Lega e coalizione di Centro Destra) che vorrebbe azzerare la legge Fornero (Salvini) e assicurare lavoro e sviluppo riducendo le tasse, dall’altra (5 Stelle) che vorrebbero varare il reddito di cittadinanza, come da loro programma, ma incompatibile con i vincoli di bilancio della UE, di conseguenza arriva il momento della verità.

Piere Moscovici

Quale che sia il governo nominato (se si arriverà a nominarlo) qualsiasi parte politica dovrà “fare i conti con l’oste”.
Qui viene il bello, visto che nessuna delle parti politiche ha voluto dichiarare di mettere in questione trattati europei e l’euro, nel caso dei 5 stelle, Di Maio ha cambiato a 180 gradi il vecchio programma del movimento, quello del referendum sull’euro ed adesso sembra voler rassicurare le autorità europee ed accettare tutte le regole. Era andato lo stesso Luigino a dare garanzie su questo nei vari ambienti internazionali e tutto quindi si spiega.

Lo stesso Salvini, da parte sua, aveva annacquato la vecchia idea di contestare l’euro e i trattati ma era rimasto inamovibile sull’esigenza di azzerare la legge Fornero.
Arrivati al dunque, una volta fatto il governo, bisognerà vedere quale sarà il percorso da seguire. Era facile prevedere che, se vuoi uscire da un sistema, devi predisporti prima per dichiararlo e contestare “in toto” i trattati ed il sistema stesso dell’euro, il monopolio della emissione monetaria lasciato alla BCE, consentendo allo Stato di riprendere la sua sovranità monetaria. Al contrario , se li accetti come sono, ti chiederanno di rispettare le regole che l’Italia ed i governi succubi avevano sottoscritto. Regolare ma nessuno lo aveva detto e spiegato prima.

L’ambiguità delle posizioni e le riserve mentali verranno fatalmente al pettine, prima o poi.

In ogni caso la Merkel lo aveva dichiarato già in anticipo durante  una conversazone privata: “facciano pure  come credono ma l’Italia è comunque ininfluente sulle scelte che vengono decise a Berlino”. Berlino e Bruxelles decidono e l’Italia si deve adeguare.

Luciano Lago – Controinformazione