L’ELITE FINANZIARIA SI RISERVA DI ORIENTARE LE SCELTE DI FONDO

di Luciano Lago

Come altre volte abbiamo scritto, il processo di globalizzazione economica ha favorito negli ultimi decenni l’ascesa al potere di una elite finanziaria transnazionale che ha acquisito un potere di controllo di fatto sul sistema economico mondiale tramite il monopolio degli strumenti finanziari ed la supervisione sui principali organismi transnazionali che svolgono la funzione di regolatori dei mercati dei capitali e dei principali indici finanziari (dal Fondo Monetario Internazionale, alla Banca mondiale, al potentissimo WTO (commercio internazionale), oltre alla Banca dei Regolamenti Internazionali, della Goldman Sachs e delle più importanti banche d’affari (dalla JP Morgan alla Black Rock, Morgan Stanley, Credit Suisse, ecc..).

Attraverso questi organismi l’Elite mondialista ed i suoi fiduciari si sono da tempo assicurati il controllo dei governi delle aggregazioni di Stati come la UE, le decisioni che riguardano gli interessi delle grandi multinazionali sul commercio e soprattutto del movimento dei grandi capitali finanziari.

Ancora una volta, con la vicenda delle ultime elezioni politiche in Italia, si conferma quello che da tempo andiamo riscontrando: il profondo distacco delle elites dai ceti popolari in un processo che vede aumentare sempre di più il solco che segna tale distanza. Il voto di Marzo dei cittadini, che di fatto hanno voltato le spalle ai partiti che rappresentano l’assetto finanziario e la conformità con le Istituzioni della oligarchia europea, quando si presenta come contrario alle indicazioni dei grandi “opinion makers”, viene considerato “non in linea” con il Pensiero Unico e viene quindi classificato come “populista”, “demagogico e fuorviante”.

La democrazia viene acettata dal sistema delle centrali dominanti soltanto quando, grazie alla manipolazione mediatica, la gente viene convinta a votare seguendo le indicazioni ricevute. Se questo non accade, allora il voto non viene considerato “legittimato” e si scatena la reazione delle proteste manovrate. Esattamente il panorama di quanto era accaduto negli States dove, a seguito della vittoria di Donald Trump, candidato sgradito all’establishment, molta gente, aizzata dalle varie ONG di Soros e di altri miliardari collusi con la famiglia Clinton, era scesa in strada con i cartelli del “Trump not my President”.
Le proteste di piazza in Italia, inscenate contro il Governo Conte/Salvini, ricalcano lo stesso copione ed è facile prevedere che andranno in crescita con insulti e anatemi da parte degli esponenti del pensiero globalista. Questo spiega la spocchia delle dichiarazioni di alcuni personaggi politici del PD e fiancheggiatori , fra i quali qualcuno aveva già affermato in precedenza che “Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale” e similari giudizi espressi da altri reggicoda del Governo e della classe politica dominante (vedi Eugenio Scalfari).

Queste dichiarazioni (ed altre similari) dimostrano lo snobismo ed il disprezzo della classe elitaria nei confronti dei ceti popolari ed il rifiuto di accettare il concetto base della democrazia per cui ad ogni uomo corrisponde un voto, che sia un operaio o un borghese, per quanto le aspirazioni dei ceti popolari siano distanti dalle utopie astratte e dalle esigenze della elite che compongono la nuova aristocrazia borghese mondialista.
Jack Dion ha scritto nel suo recente saggio “Le mépris du Peuple” (il disprezzo del popolo) ovvero “Quando i partiti che si succedono al potere si trasformano in strumenti di difesa dell’ordine stabilito (rappresentato dall’establishment), il popolo diventa un nemico, esso simboleggia un pericolo potenziale», dice Dion.

De Benedetti con Boeri

Questo è tanto più vero se si considera che le elites di potere hanno perduto il senso della realtà, hanno dimenticato che la società si sta impoverendo e hanno emarginato sempre di più dagli organi decisionali la gente comune. In pratica il processo globalizzatore ha favorito l’ascesa al potere di una oligarchia che monopolizza il potere in tutte le sfere della società, da quella economica a quella politica e mediatica.
Le classi lavoratrici ed i ceti popolari sono stati abbandonati e disprezzati dalle élites, formate dai funzionari del grande capitale, dagli opinionisti dei media, dagli esponenti (spesso non eletti) della classe politica dominante, coloro che hanno fatto della carriera e dei loro privilegi il loro principale obiettivo di conservazione nel potere.

I componenti di questa elite, atraverso le loro fondazioni ( think tank), le cattedre e le docenze, oltre ai media controllati, hanno diffuso la convinzione che non esista alcuna alternativa possibile ai dogmi del neoliberismo e all’estremizzazione del capitalismo (ipercapitalismo) caratterizzato dal mito dei “mercati aperti” e della globalizzazione come processo ineluttabile ed irreversibile.
Assieme a questi dogmi si insiste con la diffusione sempre maggiore di un linguaggio ” nuovo” (nuovo non significa per forza buono) dove termini come competitività, flessibilità, liberalizzazioni e costo del lavoro sono considerati concetti indiscutibili ma che, di fatto, hanno annientato qualsiasi forma di democrazia, sottomettendo questa all’economia finanziaria ed alle esigenze dei mercati, salvo relegare la persona, la sua dignità, i suoi diritti sociali ad un ruolo subordinato, asservito al grande Capitale.

Da questo deriva l’assoluta distanza dai problemi reali della gente comune che viene mascherata nella omologazione delle idee alla nuova ideologia globalista e mondialista che viene imposta dall’ordine finanziario che esige, come condizione previa, la rinuncia ad ogni forma di sovranità.
In realtà la sovranità che viene dismessa non è soltanto quella della Nazione, che sia dell’Italia o della Spagna o della Grecia ma è anche la perdita della vecchia ed obsoleta (per la elite) sovranità popolare. L’elite deve decidere per conto del popolo, per il suo bene perchè il popolo è incolto, non comprende e si lascia fuorviare dagli agitatori e dai “populisti”.

Questo spiega perchè la possibilità di affidare al voto dei cittadini nelle urne per le scelte importanti è questione che si cerca di evitare o di limitare al massimo. In Italia, ad esempio, si esclude da sempre (per Costituzione) il voto popolare sui trattati internazionali e le scelte di partecipazione a “missioni internazionali”, naturalmente sempre “umanitarie”. Sono le elite e soltanto loro che possono deciderle e riservarsi la possibilità di stabilire partecipazioni del paese alla guerra e sanzioni.

La situazione determinatasi con l’ascesa dei partiti populisti in Europa è una situazione inedita per l’eliteche si riserva di prendere le sue contromisure in modo da neutralizzare il pericolo potenziale. Non c’è dubbio che l’elite dominante non permetterà di perdere il controllo delle decisioni fondamentali e tanto meno è disposta a mettere in goco i suoi colossali interessi.

Disponendo del controllo quasi totale dei media e degli strumenti finanziari, l’elite dominante non tarderà a prendere le sue decisioni che saranno riservate ma inevitabili. Ne vedremo presto gli effetti.

via Controinformazione

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