L’EX DIRETTORE DELL’ECONOMIST BILL EMMOTT: ‘NESSUN GOVERNO DOVREBBE ESSERE GIUDICATO COSÌ RAPIDAMENTE’

Il governo “è appena nato, è popolare a livello nazionale, è in realtà in una posizione favorevole per fare qualcosa di buono, e sta sfidando le regole fiscali che dovevano essere comunque riformate”.

Lo ha scritto l’ex direttore dell’Economist, Bill Emmott, in un articolo pubblicato su ‘Project Syndicate’.

“La coalizione MoVimento 5 Stelle/Lega è chiassosa e repellente” ma “nessun governo dovrebbe essere giudicato così rapidamente a meno che le sue azioni (non solo le sue parole) siano così imprudenti da mettere in pericolo la Costituzione, la sicurezza o la stabilità del paese. La coalizione MoVimento 5 Stelle/Lega non l’ha ancora fatto. Ciò che ha fatto è proporre un bilancio annuale che comporti un disavanzo del 2,4 per cento del PIL nel 2019 – che supera di circa tre volte il deficit proposto dal precedente governo, ma che è difficile definire enorme rispetto agli standard internazionali” ha spiegato.

“La proposta di bilancio ha attirato l’attenzione della Commissione europea” ma “il governo sta principalmente proponendo un aumento della spesa pubblica e sussidi per un taglio fiscale destinato a mantenere le promesse elettorali dei partiti che lo compongono. Inoltre, a differenza di molti nuovi governi, la popolarità della coalizione MoVimento 5 Stelle/Lega è cresciuta da quando sono arrivati al potere. Insieme, i due partiti hanno più del 60 per cento dell’appoggio degli elettori italiani. Questo successo potrebbe non durare, ma non può essere ignorato” ha sottolineato l’ex direttore dell’Economist.

“Mentre una parte della popolarità della coalizione è dovuta al sostegno per posizioni politiche poco attraenti – vale a dire, la posizione anti-immigrati dei partiti al governo e lo scontro con l’UE – esso riflette anche il desiderio degli elettori di avere uno Stato sociale modernizzato. Per essere chiari, il ‘reddito di cittadinanza’ proposto dal MoVimento 5 Stelle sarà decisamente difficile da implementare. Eppure, anche se ci sono buone ragioni per essere scettici sul piano, è comunque un passo nella giusta direzione. Il bilancio del governo nel suo insieme dovrebbe essere considerato con lo stesso spirito” ha detto ancora.

“Ma, piuttosto che rischiare una vera e propria crisi respingendo la manovra italiana del 2019, la Commissione europea farebbe meglio a spingere per riforme strutturali più mirate nel 2020, dopo che le parti della coalizione avranno rispettato le loro promesse elettorali. Mentre tassi di interesse più elevati sul debito pubblico italiano e uno scontro con l’UE potrebbero portare a una recessione e persino a un disastro – se scatenano minacce di un “Italexit” dall’euro – un approccio più accomodante potrebbe evitare il peggio” ha aggiunto il giornalista.

via Silenzi e Falsità

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