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L’INCHIESTA SULLE BANCHE NON TOCCHERA’ ETRURIA E MPS!

In realtà c’è di tutto. Ci sono i vecchietti che vorrebbero speculare con i loro risparmi, ci sono quelli che si fidano del funzionario di banca non immaginando che le banche potrebbero anche fallire, comunque tenere i soldi sul conto corrente costa e quanto meno si vorrebbe che i risparmi non venissero erosi dall’inflazione.

In realtà c’è di tutto. Ci sono i vecchietti che vorrebbero speculare con i loro risparmi, ci sono quelli che si fidano del funzionario di banca non immaginando che le banche potrebbero anche fallire, comunque tenere i soldi sul conto corrente costa e quanto meno si vorrebbe che i risparmi non venissero erosi dall’inflazione. Banca Etruria aveva rifiutato il rating negativo delle società di rating, perché avrebbe dovuto sopportare costi troppo elevati per finanziarsi, dato il rischio, ed aveva quindi deciso di finanziarsi tramite i propri clienti Probabilmente speravano ancora di salvare la banca con emissioni obbligazionarie da collocare tra loro, ma un pochino hanno giocato sporco, sapendo che nessuno si informa adeguatamente, né tanto meno legge il prospetto informativo. Ad ogni modo, anche se fosse stato chiarissimo, non sarebbe servito a nulla: i fumatori non si spaventano degli avvertimenti raccapriccianti sui pacchetti di sigarette. Anzi non li vedono neppure.

Alla fine si è deciso per la strategia del gambero. Dopo aver sterilizzato in anticipo qualsiasi tipo di sorpresa sgradita, attraverso la segretazione degli atti e la censura preventiva delle domande scomode, il Pd ha anche disinnescato definitivamente la mina Etruria (proprio in questi giorni sotto i riflettori per l’avviodel processo per bancarotta e le cause contro gli ex vertici, tra cui il papà del sottosegretario Maria Elena Boschi), imponendo alla Commissione di inchiestasulle banche di camminare all’indietro.

Al termine di una consultazione con l’ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, il numero uno dell’organismo, Pier Ferdinando Casini, ha deciso che l’indagine comincerà dallebanche venete, poiché “un fattore rilevante per la determinazione dell’ordine di priorità è costituito dal criterio di attualità, alla stregua del quale appare ragionevole partire dalle audizioni sugli interventi più vicini che i governi pro-tempore hanno posto in essere, per poi risalire a ritroso a quelli più lontani”. Il che significa, visti i tempi ridottissimi di manovra consentiti dalla fine della legislatura a marzo, che la Commissione difficilmente potrà occuparsi di Mps e sicuramente non potrà occuparsi dei quattro istituti falliti Etruria, Carichieti, Carife e Bancamarche. Anche perché l’intenzione della maggioranza sarebbe quella di iniziare i lavori con le audizioni di esperti della materia.

Una scelta che il segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, definisce fuori dai denti «una supercazzola, che una commissione con poco tempo per lavorare non dovrebbe concedersi il lusso di fare». Alla fine, sintetizza Giovanni Paglia di Si-Possibile «è prevalsa l’ ipotesi del Pd di partire dalle banche venete, cioè dal caso più facile per il partito di Renzi». Parole rese ancora più scomode e pungenti dal fatto che tra i membri piddini della commissione c’ è anche l’avvocato Francesco Bonifazi, che oltre ad essere un fedelissimo dell’ex premier è anche il titolare dello studio fiorentino dove lavora il tributarista Emanuele Boschi, fratello di Maria Elena e figlio dell’ ex vicepresidente di Etruria, Pier Luigi. FONTE