News

L’Islanda: fuori dall’Ue stiamo meglio e potremmo anche uscire dalla Nato

A rendere inquieti gli islandesi l’impianto della governance economica. La premier ammette di essere “critica” nei confronti dell’area euro, “priva di nessuna politica centralizzata reale su tassazione e finanza pubblica”. Quanto fatto ha finito per innescare crisi interne ed esistenziali, aggiunge ancora la 42enne Jakobsdotti che è diventata la seconda donna in assoluto a guidare l’Islanda lo scorso anno quando il suo partito, il Movimento Sinistra Verde, formò una coalizione con i liberali del Partito Progressista e con quello di centrodestra dell’Indipendenza. “Le politiche economiche dell’Unione europea sono state lontane dai cittadini”, e hanno finito per “creare divisioni che non servono”.

A questo si aggiunge poi la Banca centrale europea, ritenuta “davvero forte senza essere veramente democratica”. Insomma, per volere davvero bene all’Europa, occorre che quest’ultima cambi, e non poco. Meglio stare da soli che con questa Europa, dunque.L’Islanda si tiene stretta però l’appartenenza all’area economica europea (Eea), che permette libero scambio con i Ventotto. La popolazione è comunque divisa sull’argomento. Secondo recenti sondaggi, il 60% degli islandesi è a favore della non appartenenza all’Ue, mentre il 40% vorrebbe invece le dodici stelle. Dipendesse dall’attuale primo ministro l’Islanda uscirebbe anche dall’Alleanza atlantica. “La posizione del mio partito è sfavorevole alla partecipazione alla Nato, ma è l’unica formazione in Parlamento a pensarla così”.

(Per capire l’Islanda, rileggere:

ISLANDA: DISOCCUPATI AL 2 PER CENTO. SENZA UE.

Maurizio Blondet 12 Febbraio 2016….Poi, il piano di risanamento. Un piano cui la popolazione (ovviamente con alto tasso d’istruzione) ha partecipato consapevolmente, assumendone in coscienza le parti sgradevoli: qualche anno di cinghia tirata (austerità di bilancio) e aumento di tasse, sacrifici accettabili se ciò avesse portato alla ripresa. Il tutto  che l’Europa vieta: 1) controllo dei capitali (orrore orrore!), 2) procrastinazione dell’aggiustamento di bilancio (ossia “sforare il deficit”) e 3) e svalutazione della moneta. Una svalutazione forte – 60% – che ha innescato una fiammata   d’inflazione; oggi padroneggiata   per la ripresa economica conseguente. Reykiavik ha rimborsato tutto il prestito del Fondo Monetario (oltre 2 miliardi di dollari), e non ha sacrificato lo stato sociale.  Il debito pubblico è oggi al 100 per cento del Pil, ma non provoca alcuna   inquietudine sui mercati. Tanto che l’Islanda è tornata su detti mercati con una emissione di 2 miliardi, che è stata tutta assorbita.https://www.maurizioblondet.it/islanda-disoccupati-al-2-per-cento-senza-ue/

L’Islanda preferisce mettere i banchieri in prigione piuttosto che salvarli – di Matthew Yglesias

Pubblicato il 28 agosto 2015 da Il nodo gordiano

http://www.ilnodogordiano.it/?p=12581

L’articolo L’Islanda: fuori dall’Ue stiamo meglio e potremmo anche uscire dalla Nato proviene da Blondet & Friends.