L’UE SI DIVIDE IN DUE FAZIONI: CHI STA CON EMMANUEL MACRON E CHI STA CON MATTEO SALVINI

L’Assemblea ha votato ieri, 12 settembre, all’Europarlamento l’ applicazione, contro l’ Ungheria, dell’ Articolo 7 del Trattato Ue, la cui procedura darà senz’altro il via a diverse sanzioni. Ma c’è di più di un semplice puntare il dito contro il presidente ungherese Viktor Orban, accusato di aver gestito male l’immigrazione chiudendo le proprie frontiere. Quello che si cela -secondo il quotidiano Il Tempo – è il cambio di un assetto politico, in vista delle elezioni europee di maggio, che vede due fazioni protagoniste: quella di Emmanuel Macron e quella di Matteo Salvini.

Ma ieri qualcosa è successo. Se l’ala globalista del presidente francese e compagnia bella è rimasta intatta, non si può dire lo stesso dei sovranisti. Infatti, i socialdemocratici e il Partito Popolare Europeo hanno ribadito il loro sì contro Orban, mentre l’Italia si è spaccata a metà. Forza Italia e Udc, sperando di rafforzare il dialogo con Salvini, hanno sostenuto il leader del Carroccio e pronunciato un forte no. Mentre l’altra metà alla guida del governo, il Movimento 5 Stelle, ha votato a favore. Stessa cosa è capitata all’Austria, dove gli eurodeputati del partito di Sebastian Kurz hanno dato il loro sì, forse per mostrare di avere il coltello dalla parte del manico all’alleato di governo di Fpo (il partito della Libertà austriaco), che ha tutte le intenzioni di coalizzarsi con Orban e Salvini.

Sembra parecchio confusa l’Europa, in cui il Ppe è attraversato da due tendenze, la prima capitanata da Manfred Weber, il candidato capolista del partito, che intende scacciare la sinistra. La seconda presieduta dai filo-Macron. A sostenere la linea del presidente francese, Pedro Sanchez, primo ministro socialista spagnolo e Donald Tusk, politico polacco, nonché presidente del Consiglio Europeo e leader in Patria di Piattaforma Civica (parte del Ppe). Sarà il prossimo congresso del Partito Popolare Europeo, che si svolgerà ad Helsinki a novembre, a decretare ciò che sarà. Mentre Il Tempo si domanda: “Dopo le divergenti decisioni del governo gialloverde, come si comporterà Giuseppe Conte quando la pratica passerà al Consiglio Europeo? Per ora nessun patema. Ci vorranno mesi”.

via Libero

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