MACRON SUL VIALE DEL TRAMONTO: SEMPRE PIÙ PROTESTE CONTRO DI LUI

Sembrava destinato ad essere il riscatto del fronte europeista, Emmanuel Macron. Su di lui si erano concentrate le speranze dei partiti tradizionali europei. Dai popolari ai socialdmocratici l’enfant prodige aveva raccolto le simpatie delle principali cancellerie europee che in lui avevano riconosciuto il giusto argine al crescente fenomeno del sovranismo.

I nemici esterni di Macron

Ad un anno e mezzo dalle elezioni che lo avevano incoronato vincitore, il progetto Macron sta già cominciando a scricchiolare. L’uomo di Jacques Attalì sta attraversando infatti un periodo molto complicato sia per la politica estera, ma soprattutto per quanto riguarda la politica interna. L’Europa non è più quel continente amico che lo accolse nella primavera del 2017. Oggi aldilà delle Alpi Macron non trova più un governo accondiscendente, bensì un esecutivo, quello italiano, che nella questione migranti sta mettendo i bastoni tra le ruote all’Eliseo. E il primo fallimento di Macron sta proprio qui.

L’enfant prodige, nella sua narrativa e nella conseguente immagine che si è auto creato, risulta essere il baluardo dell’accoglienza contro lo spauracchio del populismo dei muri alzati e dei confini. Una narrativa smentita però dai fatti, come la recente chiusura del porto di Marsiglia al sopraggiungere della nave Ong Aquarius con il suo carico di migranti a bordo. Non solo l’Italia. Macron sta perdendo anche il suo alleato più fedele, la Germania. Il peso politico di Angela Merkel sta lentamente scomparendo e così con lei le speranze francesi di creare un asse europeista tra Parigi e Berlino.

La fuga dei ministri dall’Eliseo

Se la politica estera non sorride per niente a Macron, quella interna è, se vogliamo, ancora peggio. L’Eliseo è appena uscita da un periodo di “fuggi fuggi” generale da parte dei ministeri. Sono stati ben tre infatti i ministri che negli ultimi mesi hanno dato le dimissioni, chi per motivi politici e chi per motivi personali. Il primo tra questi era stato il popolarissimo Ministro per l’Ecologia, Nicolas Hulot, che lo scorso 28 agosto aveva rassegnato le dimissioni in aperto contrasto con le politiche di governo. “Continuiamo a mantenere un modello economico responsabile di tutti i disordini climatici”, aveva dichiarato il ministro uscente. Un tema, quello ambientale, molto sentito in Francia, tant’è che è stata recentemente organizzata una nutrita manifestazione in diverse città francesi (Parigi, Lione, Marsiglia, Bordeaux, Lille) proprio per protestare contro l’insufficiente azione governativa di contrasto al cambiamento climatico.

In seguito è stato il turno del ministro dello sport Laura Flessel che lo scorso 4 settembre ha lasciato l’incarico, pare per motivi personali. Infine è stata la volta di Gerard Collomb, ministro dell’interno, che lo scorso 3 ottobre ha annunciato le dimissioni. Una squadra che perde i pezzi non è mai un buon biglietto da visita per chi la guida e Macron sa bene che in vista delle prossime elezioni europee dovrà puntare a stabilizzare l’immagine del proprio governo. Le insidie per l’Eliseo non finiscono però qui.

La piazza, il vero nemico di Emmanuel Macron

È la piazza che continua a essere il vero nemico del Presidente francese. La Confederazione generale del lavoro, uno dei più grandi sindacati francesi, ha giurato guerra a Macron fin dall’annuncio delle nuove riforme per il mondo del lavoro e per i tagli previsti alla spesa pubblica. Le manifestazioni organizzate dai sindacati francesi si sono succedute durante tutto il primo anno di mandato di Macron e ancora lo scorso 10 ottobre 160mila persone scendevano in piazza contro tutte le riforme intraprese dall’Eliseo.

Inoltre, la rabbia delle persone scese in piazza è stata acuita dall’atteggiamento un po’ snob che il presidente francese ha mostrato in alcune uscite in pubblico. “Mi devi chiamare signor presidente”, così Macron aveva rimbrottato in maniera stizzita un ragazzino che si era permesso di chiamarlo “Manu”. “I francesi dovrebbero lamentarsi di meno”, aveva poi recentemente dichiarato durante un incontro con alcuni pensionati. Insomma quel presidente che era stato presentato come innovativo e rivoluzionario, sembra invece comportarsi e parlare “alla gente” alla stregua di un esponente dell’“ancién regime”. Così circondato da nemici interni ed esterni, Macron si appresta ad affrontare i mesi antecedenti alle elezioni europee in un clima tutt’altro che tranquillo.

L’articolo Macron sul viale del tramonto:
sempre più proteste contro di lui
 proviene da Gli occhi della guerra.

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