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Minibot, la sfida dell’Italia all’Europa?

Redatto da Oltre la Linea.

Ancora presto per dirlo chiaramente, ma l’annuncio dei Minibot, ovvero titoli di Stato piccolo taglio spendibili, ha scosso e di molto l’ambiente finanziario internazionale. Moody’s ha parlato addirittura di preparazione dell’Italia all’uscita dalla zona euro, mentre Mario Draghi è stato ancora più severo: “O è debito o è denaro illegale”.

Per ora in parlamento si è votata soltanto la possibilità che i Minibot diventino realtà, o per meglio dire la possibilità che lo Stato paghi i debiti della pubblica amministrazione anche “con titoli di Stato di piccolo taglio“. E la strada perché lo diventino è costellata di insidie, probabilissime retromarce, senza contare che sullo sfondo ci sono sempre le sempreverdi minacce di Bruxelles.

Certo è che l’idea sembra concepita proprio per aggirare il più possibile le influenze esterne, come aveva anticipato già da Claudio Borghi a febbraio.

“Una volta messi in circolazione, sarà un po’ difficile per chi in futuro magari vorrà aggredirci con dei metodi “tipo Grecia” – vedi “chiudi le banche” – a far la stessa cosa”, diceva Borghi.

Denaro contante emesso dallo Stato in concorrenza con l’attuale valuta comunitaria. Se l’Europa non ne stampa e la stessa Italia non ne ha attualmente il potere, beh, allora ognun per sé sembra essere la reazione istintiva e il messaggio chiaro di un’economia strozzata dalle regole europee come quella italiana.

Un debito parallelo, completamente italiano, e necessario per investire laddove Bruxelles non ci ha mai consentito con il suo cappio al collo ventennale? Vedremo. Quel che è certo è che la notizia un pochettino ha preoccupato gli ambienti europeisti, segno della percezione internazionale del ruolo dell’Italia e della paura per un’eventuale uscita dall’euro del Belpaese.

Il problema maggiore è che anche gli italiani hanno paura, anche comprensibilmente. Non si rendono conto della propria forza, sono stati educati a non percepirla, non concepiscono di vivere in una Nazione che oggi, da zoppa, è comunque tra le prime 10 economie mondiali e che con qualche carta da giocare in più era arrivata tra le prime cinque una trentina d’anni fa.

Se si riuscisse a fare emergere questa consapevolezza, la realizzazione dei Minibot potrebbe non essere proibitiva, e il suo stesso successo molto meno improbabile di quanto lo percepiamo attualmente.

Vedremo.

(di Stelio Fergola)

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