MONTEPASCHI, LO SCHIFO DELLA BANCA ROSSA: I POLITICI, VIP E PARENTI CHE HANNO RUBATO I SOLDI DEGLI ITALIANI

A Siena ieri si è tenuta l’ assemblea del Monte dei Paschi, banca posseduta al 70% dal ministero dell’ Economia. L’ ingresso dello Stato nel capitale dell’ istituto più vecchio d’ Europa, o così ci raccontano, è costato alla collettività qualcosa come 7 miliardi di euro e ha peggiorato i conti pubblici.
Parliamo di deficit-Pil e debito-Pil: quei parametri sui quali si basa l’ Europa per chiedere all’ Italia sempre manovrine aggiuntive, che si traducono in piccoli calci negli stinchi ai contribuenti sotto forma di nuove vessazioni fiscali o tagli di agevolazioni qua e là.
Ricorderete tutti: in 10 minuti il Parlamento, poco dopo l’ insediamento di Gentiloni a Palazzo Chigi, votò l’ assegnazione di 20 miliardi in favore delle banche in difficoltà, ovvero Popolare di Vicenza, Veneto Banca e soprattutto Monte dei Paschi. Noi a Libero, all’ epoca, ci siamo chiesti: va bene salvare un istituto, però almeno qualcuno ci dica i nomi di chi ha combinato il patatrac. Chi sono stati i bidonisti, ovvero coloro che hanno ricevuto copiose quantità di denari senza restituirli a Siena? Spulciando i bilanci abbiamo raccontato di grandi imprenditori e di aziende che hanno preferito tenersi i quattrini elargiti allegramente dai dirigenti del Monte, piuttosto che saldare il conto. Governo, banchieri e industriali però hanno fatto di tutto per insabbiare lo scandalo.
E lo si è visto durante la sceneggiata che è andata in onda alla commissione banche, presieduta da Pier Ferdinando Casini, che non ha – misteriosamente – trovato un colpevole dell’ incendio che ha bruciato i risparmi degli italiani. I partiti avevano deciso, tanto per placare la gente, di investigare – si fa per dire – sulle crisi del credito italico. E allora si sono passate in rassegna le magagne di Etruria, Banca Marche, le ex popolari venete e ovviamente Mps. Abbiamo assistito a baruffe – a tratti ridicole – sul conflitto d’ interessi tra Maria Elena Boschi ministro e Maria Elena Boschi figlia dell’ ex vicepresidente della banca di Arezzo. Zero polemiche invece su un buco grande come una casa: quello di Montepaschi. Quarantotto miliardi di crediti marci accumulati, nessun investitore disposto a farsene carico, trattamenti privilegiati per i manager del disastro.
Ma come?

Denaro marcio – Ieri abbiamo scoperto il motivo, grazie a un sollecito presentato da un azionista (il quale ha perso il 99% del valore del suo investimento iniziale). Ebbene, al 31 dicembre 2017 il gruppo Mps «vanta crediti nei confronti di 13 partiti politici per complessivi 10 milioni di euro, di cui 9,7 milioni non performing». Non performing significa che non performano, che sono marci e irrecuperabili.

Non è finita: sempre per iscritto, Montepaschi inoltre «vanta crediti per complessivi 67 milioni», di cui 61 non performing, nei confronti di «persone fisiche che occupano o che hanno occupato importanti cariche pubbliche come pure i loro familiari diretti o coloro con i quali tali persone intrattengono notoriamente stretti legami».
In particolare dei 9,7 milioni di crediti non performing nei confronti dei partiti, 8,2 milioni rientrano nell’ operazione di cessione e cartolarizzazione di crediti in sofferenza. Saranno insomma svenduti a fondi che punteranno a recuperarli.
Ricapitoliamo: circa 70 milioni sono stati letteralmente rubati da politici, cariche pubbliche, loro familiari o amici. Una porcheria infinita. Tredici partiti coinvolti, praticamente quasi tutti. E poi noi, poveri illusi, ci chiedevamo il perchè nessun deputato o senatore insistesse per andare fino in fondo sulla vicenda Mps…

Segreti inconfessati – Adesso abbiamo capito perché lo Stato si è affrettato a staccare un assegno di circa 7 miliardi (nostri) per mettere in sicurezza la banca della sinistra. Non voleva che un investitore estraneo alla politica, ai suoi intrallazzi e alle sue nefandezze, aprisse i cassetti scoprendo che dei paraculi parassiti vivevano a spese della banca. Che poi adesso sono le spalle di tutti gli italiani che versano le tasse.

Come al solito Mps non ha fatto i nomi di questi bidonisti vip, sempre trincerandosi dietro il sacro dogma della privacy. Non si capisce però perchè se un commerciante evade duemila euro è paragonato a un delinquente e i signori del Fisco si divertono a sputtanarlo pubblicamente, mentre un politico truffatore va tutelato dalla gogna mediatica.
Se i partiti avessero una dignità si dovrebbero auto-denunciare. Ma è più facile che un ladro restituisca il malloppo…

di Giuliano Zulin – Libero

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