PAOLO BECCHI – LA LETTERA DI SAVONA ERA PERFETTA PER TRANQUILLIZZARE IL COLLE

di Paolo Becchi su Libero, 28/05/2018

Confesso che ho difficoltà a comprendere razionalmente la polemica su Paolo Savona come Ministro della Repubblica e le tragiche conseguenze che ne sono scaturite per la nostra democrazia. Stiamo parlando di un uomo con un curriculum indiscutibile e che, tra l’altro, è già stato Ministro e le cui posizioni critiche sull’euro (peraltro condivise da un paio di Premi Nobel) non fanno certo venire meno la sua visione politica di fondo che non è antieuropeista, ma che auspica una Europa diversa.

Il professore ha scelto per diversi giorni la strategia del silenzio, proprio per evitare di essere bruciato. Avrebbe molto probabilmente parlato un minuto dopo il giuramento per chiarire la sua posizione. Ma, a quanto pare, il Presidente della Repubblica, voleva un segnale prima, e questo segnale c’è stato. Bypassando tutti i giornaloni, alcuni dei quali sono persino giunti a consigliargli un passo indietro, ha fatto pubblicare la sua dichiarazione, dai toni concilianti, sul sito on line “Scenari Economici”. Cosi la rete, dove ormai da giorni non si parla che di lui, è diventata protagonista dell’ ultima fase di quello che sarebbe dovuto essere il “governo del cambiamento”.

Savona ha espresso la sua posizione in cinque punti: «Creare una scuola europea per pervenire a una cultura comune che consenta un’unione politica; assegnare alla BCE le funzioni svolte dalle principali banche centrali del mondo; attribuire al Parlamento europeo poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale; conferire alla Commissione Europea il potere di iniziativa legislativa; assegnare al Consiglio europeo compiti di vigilanza sulle istituzioni europee per garantire il rispetto degli obiettivi e l’uso dei poteri stabiliti dai nuovi accordi». Chiudendo con un «Voglio un’Europa diversa, più forte, ma più equa». Una dichiarazione misurata nella quale riprende le tesi sostenute nei suoi libri e cita espressamente il “contratto di governo”, affermando che si atterrà al suo contenuto. Un gesto distensivo che il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto apprezzare e che doveva aprire la strada al nuovo governo.

A Mattarella tutto questo non è bastato e ha deciso di andare incontro ad una grave crisi istituzionale tra poteri dello Stato. Una cosa del genere non si era mai verificata nella storia repubblicana. Per questa ragione il Presidente della Repubblica dovrebbe essere messo in stato di accusa per attentato alla Costituzione. La questione giuridica, costituzionale, che infatti si pone è la legittimità del rifiuto della nomina di un Ministro per problemi attinenti all’indirizzo politico del governo. Il Presidente della Repubblica ha impedito la nascita di un governo perché non in linea con la propria visione politica.

Questo governo ha la maggioranza in Parlamento. Il compito del Presidente della Repubblica, nel sistema parlamentare, è quello di conferire l’incarico a chi si presume abbia la maggioranza e ottenga la fiducia in Parlamento. Il Presidente ha chiesto rassicurazioni su un nome della squadra di governo. Le ha avute pubblicamente. Invece di prenderne atto, ha gettato nel caos il Paese intero. Speravamo che l’epoca di Napolitano fosse finita e invece il colpo di stato è permanente.

Dal Blog di Paolo Becchi

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