PAOLO BECCHI – Per proteggere la nostra agricoltura ricorriamo alla moneta fiscale

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi su Libero, 17/02/2019

I pastori sardi protestano in strada e forse otterranno qualcosa per il prezzo del loro latte visto che ci sono le elezioni in Sardegna e Salvini spera di fare il bis. Forse ha già la soluzione in tasca, ma consentiteci una riflessione più generale.

Nella pianura padana e in generale in Italia le stalle sono quasi scomparse negli ultimi venti anni. Questo perché la politica agricola della Ue ha rimosso le protezioni all’agricoltura e ad esempio nel caso del latte la forbice tra prezzo alla stalla e prezzo nei negozi si allarga da 40 anni. Questo viene presentato come il progresso dell’economia liberalizzata dove vige la concorrenza su scala globale che beneficia i consumatori con prezzi bassi.

Peccato che nei Paesi più avanzati invece si protegga l’agricoltura. In America nell’ultimo anno il governo Trump ha stanziato 12 miliardi di dollari per sostenere l’agricoltura colpita da un calo di export verso la Cina. Il totale dei sussidi per gli agricoltori era già sui 25 miliardi l’anno e ad esempio nel caso del latte i sussidi sono di circa 28 dollari per ettolitro e costituiscono i due terzi del reddito dei produttori di latte.

CI SONO SUSSIDI OVUNQUE

Contrariamente a quello che si pensa, l’agricoltura è protetta e regolata, per cui ad esempio ci sono dispute sulle quote e tariffe persino tra Canada e Usa. Il problema è che il latte canadese, sussidiato pesantemente dal governo, spiazza quello degli Usa dove è pure sussidiato, ma di meno. Sempre parlando di paesi come si suol dire più “avanzati” del nostro il Giappone ha un prezzo medio del riso da 3 a 4 volte maggiore di quello sul mercato mondiale, ma ne importa meno del 10%. Come mai? Il riso è considerato una risorsa fondamentale del Paese e l’agricoltura è pesantemente protetta per cui le importazioni dall’estero sono ristrette. Ma non c’era il Wto e gli accordi di libero scambio che tutti hanno firmato? Certo, e il Giappone per ottemperare a questi accordi importa 700mila tonnellate di riso dall’estero, ma per proteggere gli agricoltori non lo rivende sul mercato interno e lo regala come aiuto nei Paesi del terzo mondo! Ma cosa può fare il governo italiano? Poco, se non trova i soldi. E di soldi ne ha pochi perché noi non siamo padroni della nostra moneta. Ovvio che i pastori sardi siano rimasti insoddisfatti. Visto che non ci sono euro perché non pensare all’uso di un’altra moneta: la moneta fiscale?

CREDITI CON L’ERARIO

Un esempio pratico per capire il concetto di moneta fiscale è quello dei crediti per le ristrutturazioni edilizie, in cui lo Stato consente di scalare dalle tasse negli anni a venire metà delle spese sostenute. Se questi crediti fossero trasferibili ad altri e venissero estesi a tutte le famiglie e imprese indipendentemente dalle spese edilizie, diverrebbero qualcosa che ha un valore simile a quello degli euro. L’idea, insomma, è che lo Stato possa emettere sconti fiscali futuri e garantisca al cittadino che li riceve qualcosa che ha un valore, dato che con 1.000 di sconto fiscale l’anno prossimo eviterà di pagare 1.000 euro. Imprese e famiglie che abbiano bisogno immediatamente di soldi potrebbero però cederli subito, con uno sconto del 5% o 10% a chi invece aspetti di utilizzarli. Così circolerebbe da subito più denaro nell’economia.

Qualcuno obbietterà che nell’agricoltura, essendo un settore economicamente depresso, non c’è molta tassazione e quindi dare sconti fiscali ai pastori sardi non serve a molto. Ma se gli sconti fiscali sono trasferibili e chi li ha li può rivendere a qualunque altro contribuente italiano, allora si danno in pratica dei soldi in più, quei soldi che Salvini non trova e che i pastori chiedono.

Fonte: https://paolobecchi.wordpress.com/2019/02/18/per-proteggere-la-nostra-agricoltura-ricorriamo-alla-moneta-fiscale/

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