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Per colpa della Merkel l’UE sta andando verso il fallimento

Facile puntare il dito contro Donald Trump e Vladimir Putin. Ma se questa Europa va male, anzi, per essere precisi l’Unione europea, il motivo è anche da ascrivere alle politiche della Germania. Che da alcuni decenni hanno deciso di intraprendere una via del tutto priva di senso comunitario per portare avanti i suoi esclusivi interessi. A danno non solo del resto delle potenze internazionali, in primis degli Stati Uniti, ma anche (e soprattutto) del resto dei Paesi europei. E l’Italia, quale Paese competitor della Germania sotto il profilo delle esportazioni, è stato certamente uno dei primi obiettivi  di questa strategia di Berlino.

Trump, appena entrato alla Casa Bianca, ha chiarito una cosa: la Germania non poteva continuare con le sue politiche commerciali. Per Washington il surplus commerciale di Berlino è esagerato. E non ha mai manifestato alcun tipo di volontà di compromesso, come dimostrato anche dalle minacce sui dazi e sul possibile blocco delle importazioni di auto tedesche. Quelle che alla Conferenza di Monaco sono state addirittura definite “una minaccia”. Parole che hanno trovato l’immediata replica di Angela Merkel, che ha ritenuto inquietante quanto affermato da Washington, ma che hanno mostrato in maniera molto chiara le idee della Casa Bianca su quanto sta avvenendo fra le due sponde dell’Atlantico.

Fino a questo momento, i difensori dell’Unione europea si sono scagliati direttamente contro Trump e hanno fatto immediatamente quadrato per difendere la Cancelliera. Inossidabile leader di un’Europa che non riesce più a riprendersi, Frau Merkel continua a essere difesa a spada tratta dai paladini acritici dell’Ue. Senza però riuscire a capire che forse, dietro questa crisi che sta uccidendo la stessa idea di Unione europea, c’è proprio la politica scellerata di Angela Merkel. Che ha fatto di tutto per arricchire Berlino a danno dei partner europei, ha creato il fenomeno dell’accoglienza indiscriminata verso i migranti e, in tutto questo, ha anche sostanzialmente esautorato Bruxelles lasciando che diventasse una provincia dell’Impero tedesco. Ma per gli alfieri di questa Unione europea, ovviamente se si è contro l’Europa si è favore di Trump e delle sue strategie.

Dal punto di vista delle politiche economiche, però, non sono certo tutti i filo-Trump a sostenere che la Germania sia un problema. Come riporta Italia Oggi,  sia l’analista del Financial Times Wolfgang Münchau che il politologo Walter Russell Mead, sostengono da tempo che sarebbe ora che gli europei riconoscessero il problema-Germania. Münchau ha detto senza mezzi termini che “la strategia economica della Germania è incredibilmente tossica” per l’Europa. E in particolare fa riferimento alla “ossessione tedesca per i surplus di bilancio e per una crescita trainata dall’export”. Walter Russell Mead, invece, ricorda che “il più grande errore che gli europei possono commettere è credere che il loro problema più grande sia Donald Trump”.

“Il declino, non The Donald, è lo spettro che perseguita l’Europa oggi” ,continua l’economista. La crescente sempre più lenta dell’Eurozona è mostrata poi anche dai dati della Banche centrale europea. E Wrm è chiaro: “Non sono i tweet di Trump il motivo per cui i populisti sono al governo in Italia e la rivolta dei gilet gialli ha scosso gli sforzi di riforma di Macron in Francia”. E per l’economista, il paradosso è che solo le politiche di Trump sul prezzo dell’energia “ha tenuto a galla queste fragili economie”.

Il problema è che questa Europa non sembra intenzionata a cambiare. Lo vogliono i partiti che ribollono per sfondare nel parlamento europeo alle prossime elezioni, ma non lo sta facendo l’Unione europea e non lo fa il suo establishment. Visto che da Bruxelles arrivano costantemente affermazioni di tutt’altro avviso, anzi, è la Germania che continua a manovrare per mantenere saldamento il controllo del Vecchio Continente. E così, mentre continua a creare un divario sempre più ampio fra l’Europa e l’Atlantico, la Merkel persegue nei suoi piani. E sono piani che non interessano certamente tutti i Paesi europei, a cominciare proprio dallo scontro con gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump (e non solo).

Angela Merkel persegue i suoi piani e gli interessi nazionali. Ma lo fa senza seguire gli interessi altrui pur però costringendo Bruxelles a realizzare quanto voluto da Berlino. La politica dell’Eurozona è sostanzialmente decisa da Francoforte e Berlino. E questo di per sé si sta rivelando un problema di non poco conto poiché la guerra commerciale con gli Usa danneggia le altre potenze esportatrici, visto che Washington parla di Germania ma colpisce l’Unione europea.

Ma l’economia è solo uno dei problemi. Basti pensare alla politica migratoria per colpire  si aggiunge la politica migratoria, che ha sostanzialmente dato il la a tutte le grandi proteste dei partiti sovranisti prima in Europa orientale e poi in quella mediterranea. È stata Angela Merkel a costituire il baluardo dell’accoglienza indiscriminata durante il picco della crisi migratoria dei rifugiati provenienti dalla Siria. Ma questo non sembra essere servito a Berlino per cambiare rotta, portando comunque l’Ue verso un tracollo di consensi e con i governi a scontrarsi fra loro sulle quote migranti.

E in questo si notano gli altri due grandi problemi dell’Europa a trazione tedesca: il fatto di aver dato luce a un’Ue a immagine e somiglianza della Germania ma senza che gli altri partner fossero realmente d’accordo e condividessero questi piani. La Cancelliera è stata bravissima, gliene va dato atto. Ma aver concesso le chiavi dell’Europa a Berlino ha portato as due conseguenze potenzialmente tragiche. La prima è stata quella di rendere l’Ue un sistema ad uso e consumo della Germania diventando quindi non un’entità autonoma da Berlino ma praticamente identica. La seconda conseguenza che ormai è la Germania a decidere le sorti dell’Ue. E se Angela Merkel conduce il suo Paese verso un tunnel senza uscita, porta con sé tutto il continente. Italia compresa.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/unione-europea-colpa-germania/