RENZI & DE BENEDETTI. I DUE “COMPARI DI MERENDE” E DI AFFARI

di  Luciano Lago

Si sapeva che il segretario del PD ed ex premier Matteo Renzi risultasse ben ammanigliato con i poteri bancari, quelli che contano, oltre alle banche nostrane quali Banca Etruria, Monte dei Paschi e similari, quello che non si sapeva (ma si sospettava) era che il fioretino passasse notizie riservate sui decreti del Governo in anticipo al suo compare e consigliere Carlo De Benedetti.

Queste notizie riservate hanno consentito all’ing. tessera n. 1 del PD di fare qualche “affaruccio” di speculazione finanziaria. Milioni ion più o milioni in meno, che vuoi che sia per un “povero miliardario” che risultava anche uno dei primi debitori del Monte dei Paschi di Siena, quello mandato in fallimento e risanato con soldi pubblici.

Tutto e’ avvenuto il 16 gennaio 2015, quando Carlo De Benedetti parla al telefono con Gianluca Bolengo, suo referente nella società Intermonte Sim spa che si occupa dei suoi investimenti. Il colloquio viene registrato così come previsto dalla normativa sulle intermediazioni finanziarie. La registrazione della telefonata — rimasta finora segreta — è allegata al fascicolo che la Procura di Roma ha trasmesso alla Commissione parlamentare Banche. Soltanto quattro giorni dopo il Governo vara il decreto sulle Banche Popolari. L’Ingegnere riferisce di una conversazione telefonica con Matteo Renzi che si riferiva al provvedimento: “Passa (il decreto per le Banche Popolari), ho parlato con Renzi ieri, passa”.

Adesso naturalmente tutti a sminuire la questione ed a giustificare arrampicandosi sugli specchi: “si sapeva che doveva passare, era ampiamente noto” dice la tessera n.1 del PD.
Ma quale abuso ma quando mai, il vicepresidente della Rothschild di Parigi, cittadino svizzero, le questioni le deve sapere prima, ci mancherebbe altro. D’altra parte è sempre stato uno dei principali consiglieri di Renzi, come noto.
Renzi dal canto suo, rispondendo ad una domanda di un intervistatore: “C’era un’agenzia sulla questione che avremmo fatto quella riforma”
Ma certo, come no, tutto si poteva intuire e quindi perchè queste fastidiose insinuazioni, sembra voler dire il segretario PD, sono o non sono il fiduciario dei poteri bancari ? Le informazioni quindi lui le deve sapere prima degli altri.

Come si sa, per speculare su titoli quotati, è decisivo avere informazioni privilegiate prima degli altri. Il reato si chiama “insider trading”. Se viene annunciato un decreto su materie finanziarie, cioè con un impatto sui prezzi dei titoli, è realistico aspettarsi che il provvedimento verrà convertito in legge dal Parlamento così come è stato scritto dal governo, altrimenti si creerebbe il caos.
La spocchia ed il fastidio con cui Renzi ed il suo “compare” altolocato rispondono alle domande rivela la loro tracotanza e la certezza, come uomini di potere, di essere al di sopra delle leggi, delle regole, quelle che valgono per gli altri, ma non per loro. Lo stesso comportamento della Maria Elena Boschi, sicura di essere dalla parte del giusto nella sua questione di palese conflitto di interessi con la Banca del babbo e del fratello. Cosa andate a pensare voi giornalisti, pensate alle vostre cose ed a fare il vostro lavoro a comando, la sostanza del pensiero degli oligarchi del potere politico e finanziario.

In un paese normale dovrebbe essere Renzi a dover dire a che titolo incontrò l’Ingegnere il 15 gennaio, cinque giorni prima il varo del decreto, e come mai volle passargli informazioni così riservate, senza rispettare i suoi doveri di riserbo e di imparzialità.

Ministero dell’Economia

“Chiedetelo a lui”ha risposto Renzi ad una domanda insinuante di un intervistatore. La frase dice tutto e spiega quali siano i personaggi che rappresentano oggi la classe politica al potere di questa finta democrazia repubblicana ed antifascista.
L’oligarchia del potere del Pd intrecciata con i poteri finanziari e con le massonerie risulta intoccabile e sempre impunita.

Basti pensare a come sia rimasto insabbiato lo scandalo dei miliardi regalati dal Governo Monti alla Banca d’Affari Morgan Stanley.

Si possono ricordare i tanti scandali finanziari che hanno toccato i governi e sono rimasti impuniti come quando, non si sa su decisione di chi, nel 2012, si sono dati (regalati) a Morgan Stanley 2,6 miliardi di euro come ‘penale’ su un contratto per derivati del valore di 50/100 milioni:impegni presi per conto dello Stato la cui apparente insensatezza aveva determinato una inchiesta della Procura di Trani rimasta poi incagliata nelle sabbie della burocrazia.
Si potrebbe parlare del costo di 17 miliardi dei vari contratti fatti da oscuri funzionari del Ministero dell’Economia (MEF) con Banche e Finanziarie? Miliardi regalati, secondo una inchiesta fatta da Report, presi dai contribuenti e dati alle 17 banche straniere e 2 italiane con le quali il MEF ha stipulato. Vedi: Dai derivati del Tesoro un danno da 3,8 miliardi-

Reati eufemisticamente definiti persino dal Sole 24 Ore come «un favore alle banche d’affari internazionali, un buco clamoroso per le nostre casse». Questo in un articolo del Sole 24 ore che cita anche i ministri che, fatto il danno, «girano la porta e trovano un posto di lavoro presso le stesse banche».

Si tratta come sempre di regali miliardari alle banche, mancate costituzioni di parte civile, «porte girevoli», rapporti inquietanti tra banche e MEF, gestione occulta e scellerata del debito pubblico, inesistenza di regole e controlli, anonimità delle condotte, intrecci di interessi, che andrebbero indagati, perché non attengono certo solo alla cattiva politica e cattiva economia, ma sono la condotta abituale di un ceto politico totalmente succube ai poteri della grande finanza.

via Controinformazione

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