RINALDI: ‘MANOVRA DA MINIMO SINDACALE MA ERA IMPOSSIBILE ANDARE OLTRE. NO A RICATTO RATING’

“La definirei una manovra da minimo sindacale. Da osservatore esterno mi rendo perfettamente conto che era impossibile andare oltre per non suscitare le ire funeste di Bruxelles.”

Così l’economista Antonio Maria Rinaldi intervistato da “Lo Speciale“.

“Per poter favorire il famoso choc di cui l’economia italiana ha davvero bisogno, avremmo dovuto fare ricorso a sforamenti ben più alti del 2,4 per cento” ha proseguito sul tema della manovra.

“Non è affatto un condono per evasori come l’opposizione si ostina a voler far credere. In questa operazione di sanatoria sono coinvolti soltanto quei soggetti che hanno già prodotto una dichiarazione, non gli evasori totali. L’aspetto poi essenziale è che con la pace fiscale si riuscirà a sanare situazioni che riguardano sia i cittadini che le piccole e medie imprese, bisognose di riavere la verginità fiscale per ottenere l’accesso al credito bancario” ha affermato riferendosi alla pace fiscale proposta dall’esecutivo giallo-verde.

“Per il momento si è partiti con questa combinazione di parametri, – ha detto relativamente al campo pensionistico – poi sarà importante vedere in fase di applicazione se ci saranno alcune possibilità per i cosiddetti precoci e per i lavori usuranti. Mi sembra sia stato ribadito il concetto voluto sia dalla Lega che dal M5S di abolire la Legge Fornero. Sarà fondamentale poi capire come la misura sarà licenziata dalle Camere e come soprattutto sarà attuata sul piano tecnico.”

“Questi 780 euro sono il numero limite con il quale l’Ocse definisce la soglia di povertà. Non è un numero quindi preso a caso. Questo comporterà l’adeguamento anche di tutte quelle situazioni che sono sotto questa soglia. È ovvio che le risorse sono limitate e che questo porterà a favorire in prima istanza quelle persone che hanno maggiore bisogno. Spero che poi le risorse aumentino, ma nel contempo diminuisca la platea dei beneficiari grazie all’auspicata ripresa dell’economia” ha spiegato Rinaldi in riferimento al reddito di cittadinanza.

“Distinguiamo fra Unione europea e governance europea. Quest’ultima ha completamente fallito la sua missione non essendo stata capace di dare risposte efficaci in ordine alla crescita, alla lotta alla disoccupazione e alla povertà. Ciò premesso, non possiamo accettare che il destino di un Paese possa dipendere dal giudizio di un’agenzia di rating, perché significherebbe sancire di fatto la morte della democrazia. L’Italia non può stare sotto scacco di una società privata che rischia di agire sulla base degli interessi dei propri soci. L’unica agenzia di rating che mi sento di riconoscere e rispettare è quella che valuta l’operato dell’Europa” ha sottolineato Rinaldi in merito all’atteggiamento della Commissione europea che vuole esprimersi sulla manovra soltanto dopo le agenzie di rating.

via Silenzi e Falsità

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