RINCARO DELLE TARIFFE: ECCO COME GLI ENTI LOCALI AUMENTANO LE LORO ENTRATE

“Tra il 2015 e i primi quattro mesi di quest’anno, le principali tariffeamministrative applicate dai comuni (certificati di nascita, matrimonio, morte) sono aumentate dell’88,3%. Quelle applicate dalle società controllate da questi enti territoriali per la fornitura dell’acqua, invece, hanno subito un incremento del 13,9%, quelle della scuola dell’infanzia del 5,1%, le mense scolastiche del 4,5%, il trasporto urbano del 2% e i rifiuti dell’1,7%. L’inflazione, invece, sempre in questo periodo è salita solo dell’1,7%”.  A rivelarlo è una ricerca della Cgia di Mestre pubblicata ieri.

A cosa quindi è dovuto questo rincaro tariffario? A fornirci una prima risposta è Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio studi degli artigiani mestrini. Secondo Zabeo: “Con lo stop agli aumenti delle tasse locali molti amministratori hanno continuato ad alimentare le proprie entrate agendo sulla leva tariffaria, incrementando le bollette della raccolta dei rifiuti, dell’acqua, le rette degli asili, delle mense e i biglietti del bus”. Se è vero che le tariffe non concorrono ad appesantire la pressione fiscale, certamente colpiscono le fasce più deboli della popolazione. L’aumento degli introiti, però, non ha affatto migliorato la qualità dei servizi offerti dalla Pubblica amministrazione. Secondo una recente indagine svolta dall’Ue, su ventitré nazioni analizzate, l’Italia si colloca al diciassettesimo posto. Per non parlare delle regioni del Sud che si collocano nelle ultime trenta posizioni in una classifica che raggruppa ben 206 realtà territoriali. Ovviamente il Mezzogiorno è penalizzato anche dal clientelismo assistenzialista e dalla totale assenza dello stato. Quanto detto però non basta.

Ad amplificare gli effetti del malfunzionamento delle amministrazioni locali c’è un elemento che non può essere trascurato: il Patto di Stabilità interno. Ossia, quel sistema di regole che identifica i vincoli alla finanza delle Regioni e dei comuni, determinandone singolarmente gli obiettivi programmatici. Sostanzialmente si tratta dell’estensione agli enti locali del principio di pareggio di bilancio: le uscite devono essere pari alle entrate. Detto così sembra un principio sacrosanto. In realtà questo meccanismo fa scattare un pericoloso circolo vizioso. Vediamo perché. Immaginiamo che una Giunta comunale metta a bilancio entrate pari a cento, di conseguenza non può spendere più di quanto prevede d’incassare. Se però una parte della cifra stanziata serve per pagare delle opere pubbliche l’importo non può essere erogato prima della fine dei lavori (che non è detto che si concludano nell’anno solare). In questo caso il Patto di Stabilità prevede che i soldi risparmiati presenti nelle casse comunali debbano essere obbligatoriamente accantonati e resi intoccabili perché andranno conteggiati come disponibilità della pubblica amministrazione. L’anno successivo alle spese correnti si aggiungerà il debito che la Pa ha con la ditta appaltatrice. I soldi per pagare gli imprenditori ci sarebbero ma sono bloccati in nome dell’austerity. A questo punto, il sindaco (a parità di entrate per l’anno in corso) per saldare il suo debito deve scegliere se tagliare i servizi o aumentare le aliquote comunali. Dal 2015 però vige il blocco per le tasse locali. Ecco da dove nasce il caro delle tariffe. Per far ripartire l’economia dal basso serve un approccio completamente diverso. È necessario rilanciare gli investimenti e le manutenzioni pubbliche. In caso contrario, corriamo il rischio di morire d’arsura per paura di rimanere senz’acqua.

Salvatore Recupero

L’articolo Rincaro delle tariffe: ecco come gli enti locali aumentano le loro entrate proviene da Il Primato Nazionale.

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